AgenPress. È morto a 87 anni Benedetto Santapaola, storico capo di Cosa nostra a Catania e figura di primo piano della mafia siciliana dagli anni Settanta in poi. Ergastolano per numerosi omicidi e per il suo coinvolgimento nelle stragi del 1992, era detenuto al regime di 41-bis.
Santapaola, soprannominato “Nitto”, era considerato il reggente indiscusso del clan catanese legato a Cosa Nostra, con solidi rapporti con i vertici palermitani dell’organizzazione. La sua ascesa al potere avvenne negli anni delle sanguinose guerre di mafia che segnarono la Sicilia tra la fine degli anni Settanta e i primi anni Ottanta, in un contesto di riorganizzazione interna e di consolidamento dei rapporti con il cartello dei corleonesi.
Nel corso della sua lunga carriera criminale, Santapaola è stato condannato in via definitiva all’ergastolo per una lunga serie di delitti, tra cui omicidi eccellenti e stragi. Tra le condanne più pesanti, quelle legate alle stragi del 1992, in cui persero la vita i magistrati Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, uccisi negli attentati di Capaci e via D’Amelio. Le sentenze hanno accertato il suo ruolo nell’ambito della strategia stragista portata avanti dai vertici di Cosa nostra contro lo Stato.
Arrestato nel 1993 dopo anni di latitanza, Santapaola era detenuto in regime di carcere duro, il cosiddetto 41-bis, misura riservata ai detenuti per reati di mafia e terrorismo per impedire contatti con l’esterno e la gestione degli affari criminali dal carcere.
La sua morte chiude uno dei capitoli più bui della storia mafiosa catanese e siciliana. Con lui scompare uno degli ultimi grandi protagonisti della stagione delle stragi e della contrapposizione frontale tra Stato e mafia. Resta il peso delle condanne definitive e di una lunga scia di sangue che ha segnato profondamente la storia italiana.
