AgenPress. L’Unione Sindacale Italiana Finanzieri (USIF) esprime profonda indignazione e sconcerto in merito a quanto emerso dalle recenti indagini e dalle intercettazioni pubblicate dagli organi di stampa riguardanti il caso dei medici “obiettori” di Ravenna.
Il termine “sbirri maledetti”, utilizzato in alcune chat da professionisti della sanità per riferirsi agli operatori delle Forze dell’Ordine impegnati nelle delicate operazioni presso i CPR, non è solo un’offesa gratuita, ma il segnale di un clima d’odio che non può trovare cittadinanza nelle istituzioni.
Quelli che vengono definiti “sbirri” con disprezzo sono padri e madri di famiglia, servitori dello Stato che operano quotidianamente tra mille difficoltà per garantire la legalità e la sicurezza dei cittadini. Ricevere simili epiteti da chi, per missione professionale, dovrebbe essere votato alla cura e all’obiettività, è un atto di una gravità inaudita. La fede clinica non deve essere uno scudo per l’illegalità.
Ciò che preoccupa ulteriormente è l’ipotesi di un sistema organizzato di “disobbedienza ideologica”. Se confermato, l’utilizzo di certificati di non idoneità pre-compilati o “aggiustati” per evitare sospetti non rappresenterebbe solo un ostacolo al regolare svolgimento delle procedure di rimpatrio previste dalla legge, ma un vero e proprio tradimento del giuramento d’Ippocrate e della fede pubblica.
La diagnosi medica deve basarsi su criteri oggettivi e scientifici. Trasformare l’atto medico in uno strumento di lotta politica contro le leggi dello Stato significa minare le basi della convivenza democratica. Questo tipo di condotta non fa altro che sovraccaricare il lavoro delle Forze di Polizia, vanificando sforzi logistici ed economici enormi e creando situazioni di tensione evitabili.
L’USIF confida nell’operato della Magistratura affinché faccia piena luce sulle responsabilità dei singoli, distinguendo chi ha agito correttamente da chi ha scelto la via dell’antagonismo ideologico a danno delle istituzioni.
Chiediamo inoltre agli Ordini dei Medici e alle ASL competenti di intervenire con la massima fermezza. Non è tollerabile che la divisa venga infangata da chi ricopre un ruolo pubblico di così alta responsabilità.
