Le civiltà decadono quando la Tradizione perde la sua identità. Siamo eredi di un Occidente tradito e di un Oriente smarrito

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AgenPress. Le civiltà decadono. Non muoiono. Il tempo moderno ha stracciato la tradizione dei popoli. Tre civiltà pongono all’attenzione modelli di storia di cultura di vita. Quella Araba. Quella Ebraica. Quella Occidentale. Tre mondi che caratterizzano il tempo della storia. Se poi in questo mosaico inseriamo quello asiatico medio e centro il discorso è molto complesso. Non credo che si tratti soltanto di una strategia economica, belligerante, sovranista, commerciale, geopolitica.
C’è di mezzo una questione fondamentalmente anche antropologica. Ciò è rappresentata dai due emisferi: Occidentale e Orientale. Storia e cultura stanno al centro di una visione di vita che nasce da antiche distanze. È vero che la Cina e il Giappone hanno una archeologia del pensare che non smette di essere presente nel mondo moderno con i loro codici di filosofia orientale.
È pur vero che in un Oriente frantumato c’è un Mediterraneo che resta Medio Oriente e Europa in macerie proprio per non aver imposto una sua identità. L’Europa è l’unico modello non più identitario ma abbastanza confusionario proprio sulla base di una realtà di radici che ha smarrito. L’Europa culturalmente è in frantumi. La vecchia Europa è nella cenere della storia. La vecchia Russia che vorrebbe ritornare a essere zarista è semplicemente stata superata dallo stalinismo e vorrebbe diventare moderna e potente. Una potenza lo è ma non abbastanza.
La Turchia esprime una eterogeneità di letture tra islamismo e eterogenesi dei fini e dei mezzi tra poteri allineati e disubbidienza ideologica. La realtà ebraica pur avendo una sua geografia precisa è dappertutto. Così come il tessuto islamico e musulmano. Forse sono le due “civiltà” che mantengono ancora intatte le direzioni religiose. La religiosità è un perfetto collante come lo sono state le ideologie. Diventano fenomenologie dello spirito di potenza.
Quando le guerre si considerano “guerre sante” anche le economie, le strategie, le politiche non smettono di essere considerate con una visione immanente. L’Oriente in fondo ha vissuto questa partecipazione. Qui si nota come l’Europa ha fallito proprio sul piano culturale. Quella greca (in mezzo all’Oriente) e quella romana sono residui di una musealizzazione ancestrale. Le civiltà antiche non sono morte ma sono finite. Si sono esaurite le risorse identitarie.
L’Occidente è rappresentato dall’America. Di quale America? Ormai è possibile fare un quadro partendo proprio dalla predominanza di un fatto immateriale. Ovvero la lingua. È la lingua che domina e fa capre realmente dive il potere occidentale prevale. Anche in Sud America il meticciato espano-inglese cadrà sotto la mannaia dell’inglese tout court. Le potenze sono altresì una espressione linguistica. Basti pensare al bacino caraibico e argentino-brasiliano-messicano.
Dunque. Da una parte, in un contesto attuale, l’arabo e dall’altro l’inglese. Quali dovrebbero essere le nostre radici? Il punto si pone. Siamo figli del Mediterraneo o siamo figli di ciò che ha scoperto Cristoforo Colombo? Un punto interrogativo molto serio. L’altra domanda che si pone: è proprio vero che gli Stati Uniti d’America sono la più grande potenza nello scacchiere mondiale? Dalla parte sua ha il cattolicesimo. Dall’altra ci sono ortodossi, tibetani, indu, musulmani… L’ebraismo in tutto ciò come si colloca? Non c’è più il rituale dell’ebreo errante. È certamente dappertutto ma ha una sua terra. Terra Santa!
L’islamismo e l’ebraismo hanno “terre sante”. Un percorso sul quale riflettere. L’Occidente quale terra santa cerca? Solo e straordinariamente il mercato? Non è una provocazione. Bisognerebbe riflettere sul rapporto tra elementi di religiosità e economia.
L’Occidente si porta dietro una tradizione cristiana che dovrebbe avere una valenza più umana. Il fatto è che le religioni non esistono più. Esistono i fantocci di una religiosità smarrita, qualsiasi ordine di fede abbiano. Perché manca Cristo, manca Maometto, manca Budda. E così via.
Siamo nelle macerie delle tradizioni e le antropologie non ci salveranno. Le guerre diventeranno conflitti permanenti. Gli uomini saranno soli. Le etnie non avranno più senso. Alla fine tirando le somme direi che abbiamo perso la scommessa con il moderno e l’umano.
L’artificiale ha preso il sopravvento su tutto. Prendere atto è un segno di maturità. Ma certamente non di resa. Quel tramonto dell’Occidente è diventato un Occidente alla deriva. Questo non significa che l’Oriente stia meglio. Dovremmo essere costruttori. Edificatori. Quando si arriverà a pensare che l’uomo è più di una geografia geopolitica e fisica forse avremo compiuto un passo importante.
Pierfranco Bruni 
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