MIPIM 2026, Scicolone: “La nuova pressione abitativa impone di ripensare spazi e modelli dell’abitare”

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AgenPress. Il MIPIM si conferma anche nel 2026 uno dei principali appuntamenti internazionali dedicati allo sviluppo urbano, agli investimenti e alle trasformazioni del real estate globale. La manifestazione, che riunisce a Cannes istituzioni, investitori, operatori del settore immobiliare, amministrazioni locali e rappresentanti del mondo economico, rappresenta ogni anno un importante momento di confronto sulle prospettive delle città, sulle politiche abitative e sulle nuove strategie di sviluppo territoriale.

L’Italia ha partecipato con una presenza qualificata di rappresentanti istituzionali, operatori del settore e realtà imprenditoriali impegnate nei processi di trasformazione urbana, confermando il crescente interesse internazionale verso il sistema Paese e le opportunità di investimento legate alla rigenerazione urbana, alle infrastrutture e alla sostenibilità delle città.

Per il Governo italiano ha preso parte al MIPIM Renato Loiero, Consigliere del Presidente del Consiglio, che ha portato i saluti del Presidente Giorgia Meloni e ha richiamato nel proprio intervento i dati emersi nel corso dell’Italian Investment Council by Remind, evidenziando come l’Italia stia attraversando una fase caratterizzata da maggiore stabilità economica e istituzionale e da una rinnovata capacità di attrarre investimenti strategici.

Tra i partecipanti alla tavola rotonda sui temi di attualità che riguardano la “nuova pressione abitativa” nelle nostre città e la conseguente necessità di “alloggi a prezzi accessibili” è intervenuto Gabriele Scicolone che ha sottolineato come: “il tema sia da ricondurre ai grandi cambiamenti che la nostra società sta attraversando negli ultimi anni, addirittura nell’ultimo quinquennio.  La diversa composizione delle giovani famiglie, il numero limitato di figli, i nuclei familiari senza figli e la crescita dei nuclei mono-personali, del single, sono tendenze oramai consolidate che comportano una necessità di spazi familiari completamente diversi da quelli di due-tre decenni o più decenni fa, ossia di quell’epoca durante la quale si è costruito l’attuale parco immobiliare italiano. Anche il fenomeno del covid, con l’impatto sugli uffici ha creato, di converso, una ridondanza di spazi negli uffici stessi e una necessità di ripensare anche agli spazi casalinghi per poter lavorare. E poi, il turismo di massa post-covid che ha trasformato e sta trasformando i nostri centri urbani in quartieri “bed & breakfast” spingendo le “nuove famiglie” ai margini delle città.  Nei grandi centri urbani (Roma, Milano, ma anche Torino, Firenze, Bologna…) appartamenti non più proporzionati per famiglie numerose sono spesso abitati da genitori anziani che vivono in spazi troppo grandi mentre le giovani famiglie dei loro figli sono spesso spinte verso le periferie in piccoli appartamenti”.

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“Tutta questa serie di distonie – ha proseguito il consigliere delegato Remind – necessita di nuovi strumenti per riconvertire gli spazi abitativi non più adeguati. E allora, le risposte devono essere coraggiose. Uscire dal tabù della difficoltà di cambio di destinazioni d’uso. Non si può sclerotizzare un edificio costruito in decenni contraddistinti da una socialità differente per “dovere di conservazione”. Occorre poter adattare le costruzioni ai nuovi aspetti del vivere sociale. Trasformazione di uffici in residenziale. Più agevole “frammentazione” (densificazione) degli appartamenti di taglio più grande in appartamenti più a “misura di nuovi nuclei familiari”, per poter far riaccedere le giovani famiglie ai centri o semi-centri delle grandi città. Agevolazione delle demolizioni di edifici non più adeguati – e qui si apre tutta la parentesi delle nuove norme antisismiche e delle necessità di efficientamento energetico, per far posto a nuovi edifici più razionali, più efficienti energeticamente e dal punto di vista della sicurezza. E, altro punto sostanziale, la realizzazione, magari nei tanti, enormi, spazi retaggio della passata vocazione delle nostre città (industriali, militari, etc…) in edilizia specialistica, ad esempio studentati o residenze per anziani. Il paradigma deve essere quello di non “sprecare” alloggi che potrebbero essere fruibili dalle nuove famiglie per “inzeppare” studenti in alloggi-camera, o tenere i grandi appartamenti mono-abitante per gli anziani, ma specializzare, come nelle società più moderne, edifici asserviti a queste necessità”.

Infine “Sul tema delle “nuove realizzazioni”, è molto complesso, al giorno d’oggi (e non solo in esito alla difficile situazione geopolitica che si sta vivendo nel mondo) pensare di poter soddisfare la domanda di alloggi delle nuove generazioni (contraddistinte, tra l’altro, da una stagnazione dei redditi che le affligge) con il “nuovo”.  Oggi, in Italia, costruire ex-novo può significare costi dell’ordine dei 1,5K€ ai 2,5K€ contando anche il costo dei terreni, il che rende il prezzo di vendita del mq. nuovo, difficilmente appetibile per i redditi più bassi.  D’altronde in Italia non ha ancora preso piede la realizzazione di edifici “off-site” con prefabbricazione spinta, cosa che permetterebbe l’abbattimento dei costi in maniera significativa. La tenacia del “mattone”, in Italia, rende queste tecnologie ancora poco sviluppate, anche se – e questo potrebbe sembrare un paradosso – abbiamo una floridissima industria dei prefabbricati che, spessissimo, vanno all’estero. In definitiva gli strumenti ci sono. Bisogna impegnarsi per la pianificazione delle necessità del territorio e rispondere con gli strumenti più adatti”.

 

 

 

 

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