Iran. Orrore nel carcere di Evin: “porte saldate, detenuti in trappola”

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AgenPress. Nuove accuse inquietanti emergono dal carcere di Prigione di Evin, simbolo della repressione in Iran. Secondo attivisti e fonti rilanciate sui social, le porte di alcune celle sarebbero state saldate dall’esterno, trasformando i reparti in vere e proprie trappole mortali in caso di emergenze come incendi o crolli.

Le segnalazioni parlano di detenuti impossibilitati a uscire autonomamente dalle celle. In caso di terremoti, incendi o attacchi – eventualità non remote in una struttura già colpita in passato – i prigionieri rischierebbero di restare intrappolati senza possibilità di salvezza.

Non è la prima volta che la sicurezza interna del carcere viene messa in discussione. Nel 2022 un incendio nella struttura provocò morti e decine di feriti, riaccendendo i riflettori sulle condizioni dei detenuti.

Situato a nord di Teheran, Evin è noto da decenni come uno dei luoghi più temuti del sistema penitenziario iraniano. Qui vengono rinchiusi oppositori politici, giornalisti, attivisti e cittadini stranieri.

Le organizzazioni per i diritti umani denunciano da tempo: sovraffollamento estremo, torture e maltrattamenti ed accesso limitato alle cure mediche

Con una popolazione stimata in migliaia di detenuti, la struttura è considerata il cuore della macchina repressiva del Paese.

Le nuove accuse sulle “porte saldate” aggravano un quadro già drammatico. Secondo gli attivisti, questa pratica trasformerebbe ogni incidente in una possibile strage.

Il timore è concreto: in passato anche familiari dei detenuti avevano lanciato l’allarme dopo episodi di violenza e attacchi alla struttura, sottolineando come i prigionieri siano spesso esposti a rischi mortali senza protezione.

Le denunce stanno attirando l’attenzione di organizzazioni internazionali e governi occidentali. Si chiede a Teheran di garantire condizioni minime di sicurezza e trasparenza. Per ora, dalle autorità iraniane non sono arrivate conferme né smentite ufficiali. Ma il silenzio contribuisce ad alimentare i sospetti.

Le accuse segnerebbero un ulteriore salto di gravità nella gestione del carcere di Evin: non solo luogo di detenzione, ma spazio dove anche la sopravvivenza fisica dei detenuti sarebbe messa a rischio. Una situazione che, secondo gli attivisti, “non può più essere ignorata”.

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