Marianna Madia ha deciso di lasciare il Partito Democratico per approdare, da indipendente, al gruppo parlamentare di Italia Viva

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AgenPress. La deputata ed ex ministra Marianna Madia ha deciso di lasciare il Partito Democratico per approdare, da indipendente, al gruppo parlamentare di Italia Viva. Una scelta che scuote gli equilibri dell’area riformista del centrosinistra e che segna un nuovo passaggio politico per una delle figure più note dell’esperienza renziana.

Secondo quanto riferito da fonti parlamentari, Madia avrebbe comunicato la decisione alla capogruppo dem alla Camera, Chiara Braga, spiegando ai colleghi dell’ala riformista del partito la volontà di “costruire un pezzo di centrosinistra da un’altra prospettiva”. Un messaggio che conferma la distanza crescente tra l’ex ministra e la linea politica del Pd guidato da Elly Schlein.

Marianna Madia, deputata dal 2008, è stata ministra per la Semplificazione e la Pubblica amministrazione nei governi di Matteo Renzi e Paolo Gentiloni, diventando uno dei volti simbolo della stagione riformista del Partito Democratico. Negli ultimi anni aveva più volte espresso posizioni divergenti rispetto alla segreteria Schlein, soprattutto sui temi del lavoro, delle alleanze e dell’identità politica del centrosinistra.

L’approdo nel gruppo parlamentare di Italia Viva, seppur da indipendente, rappresenta un rafforzamento politico per il progetto centrista e riformista promosso da Renzi. Già nei mesi scorsi Madia aveva partecipato a iniziative organizzate dall’area renziana, alimentando le indiscrezioni su un possibile addio al Pd.

Nella lettera inviata ai vertici dem, Madia avrebbe definito la sua una scelta “difficile e sofferta”, precisando però che non si tratta di una rottura personale, bensì della ricerca di uno spazio politico più coerente con la propria visione riformista. L’obiettivo, avrebbe spiegato, resta quello di costruire un’alternativa credibile al centrodestra.

L’uscita di Madia rischia ora di aprire nuove tensioni interne nel Partito Democratico, soprattutto nell’area moderata e riformista, già critica verso alcune scelte della leadership. E potrebbe rappresentare un segnale importante in vista delle future dinamiche del centrosinistra, dove Italia Viva punta a ritagliarsi un ruolo sempre più centrale.

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