Uno dei passaggi più discussi dell’atto riguarda una testimonianza resa dalla criminologa Roberta Bruzzone nell’ambito delle indagini difensive preventive. Secondo quanto riportato nell’esposto, Bruzzone avrebbe riferito di una conversazione avvenuta a margine di una registrazione televisiva, alla presenza di Milo Infante.
Il riferimento è all’avvocato Antonio De Rensis, legale di Alberto Stasi. Nella ricostruzione attribuita alla criminologa, il professionista avrebbe pronunciato accuse particolarmente pesanti nei confronti di Stefania Cappa, arrivando a ipotizzarne un ruolo nella vicenda dell’omicidio di Chiara Poggi.
Si tratta, va sottolineato, di una circostanza contenuta nell’esposto e oggetto di contestazione: non di un fatto accertato giudizialmente.
La ricostruzione ha provocato la reazione di Milo Infante. Nel corso di Ore 11, il conduttore ha negato di aver mai ascoltato le presunte dichiarazioni attribuite a De Rensis in sua presenza.
Infante ha sostenuto di essere pronto a confermare la propria versione anche davanti a un giudice, ribadendo che, se chiamato a testimoniare, dichiarerebbe di non aver sentito quelle parole. Nella sua ricostruzione, anche il giornalista Luca Fazzo potrebbe essere chiamato a riferire sulla circostanza.
La questione, dunque, si concentra su un punto preciso: che cosa sarebbe stato effettivamente detto durante quella conversazione e, soprattutto, chi fosse presente e che cosa abbia realmente ascoltato.
La smentita di Infante ha provocato una risposta molto dura da parte di Bruzzone. Interpellata sulla vicenda, la criminologa ha annunciato l’intenzione di valutare la questione in sede giudiziaria.
“Appena torno in Italia farò i miei passi”, ha dichiarato Bruzzone, sostenendo inoltre di poter documentare quanto da lei affermato. La criminologa ha anche accusato Infante di avere nei suoi confronti un atteggiamento ostile e ha fatto riferimento a precedenti contrasti legati alla sua attività professionale in Rai.
Infante, dal canto suo, non sembra intenzionato a fare marcia indietro. La sua posizione resta netta: non avrebbe ascoltato le affermazioni attribuite a De Rensis e sarebbe disposto a sostenerlo davanti a un giudice.
Lo scontro Bruzzone-Infante si inserisce in una vicenda molto più ampia. L’esposto della famiglia Cappa sostiene l’esistenza di una presunta esposizione mediatica “sistematica, coordinata e preordinata” ai danni della famiglia.
Nell’atto vengono chiamati in causa, secondo quanto riportato dalle fonti che ne hanno esaminato il contenuto, Antonio De Rensis, l’inviato de Le Iene Alessandro De Giuseppe e l’ex comandante della stazione dei Carabinieri di Garlasco Francesco Marchetto. La tesi prospettata dalla famiglia Cappa è quella di un’attività finalizzata a orientare l’attenzione dell’opinione pubblica e investigativa verso le cugine di Chiara Poggi, mentre la difesa di Stasi respinge le accuse.
De Rensis ha definito infondate le contestazioni contenute nell’esposto e ha preannunciato una risposta sul piano giudiziario.
La vicenda aggiunge così un ulteriore livello al già complesso caso Garlasco: alle indagini sull’omicidio di Chiara Poggi si sovrappongono ormai anche gli scontri sulle ricostruzioni mediatiche, sulle testimonianze e sulle dichiarazioni rese dai protagonisti.
Il confronto tra Bruzzone e Infante resta, per ora, sul terreno delle versioni contrapposte. Da una parte la criminologa sostiene di poter documentare quanto riferito nell’esposto; dall’altra il conduttore nega categoricamente di aver ascoltato le accuse attribuite a De Rensis.
Sarà eventualmente nelle sedi competenti che dovrà essere chiarito quale delle due ricostruzioni corrisponda a quanto realmente accaduto. Intanto, il caso Garlasco continua ad allargarsi ben oltre la ricostruzione dell’omicidio, coinvolgendo sempre più direttamente giornalisti, consulenti, avvocati e protagonisti della sua narrazione pubblica.
