Washington valuta una possibile svolta nel conflitto con Teheran. Secondo il Wall Street Journal, Donald Trump avrebbe discusso con i suoi più stretti collaboratori l’ipotesi di dichiarare conclusa la guerra con l’Iran, un’opzione che il presidente americano vedrebbe con favore
AgenPress. Donald Trump starebbe valutando la possibilità di dichiarare ufficialmente la fine della guerra con l’Iran. È quanto riferito dal Wall Street Journal, secondo cui il presidente degli Stati Uniti avrebbe affrontato la questione in colloqui riservati con alcuni dei suoi più stretti collaboratori.
L’ipotesi, sempre secondo il quotidiano statunitense, sarebbe una delle opzioni verso cui Trump mostra maggiore interesse. Non si tratterebbe però necessariamente della fine immediata della pressione americana su Teheran: l’amministrazione potrebbe puntare a considerare conclusa la fase militare del conflitto, mantenendo allo stesso tempo una forte offensiva economica e diplomatica contro l’Iran.
Al centro della strategia di Trump ci sarebbe infatti l’idea che le sanzioni e la pressione economica possano costringere Teheran a fare concessioni sul proprio programma nucleare o, in alternativa, indebolire progressivamente il regime iraniano.
Secondo le ricostruzioni disponibili, Washington starebbe cercando di utilizzare il controllo delle principali leve economiche iraniane come strumento per ottenere risultati senza dover mantenere indefinitamente un conflitto militare di ampia intensità.
L’eventuale dichiarazione di fine della guerra rappresenterebbe quindi soprattutto una scelta politica e strategica. Non significherebbe necessariamente che tutte le tensioni tra Stati Uniti e Iran siano risolte, né che cesserebbero automaticamente le operazioni militari o le misure economiche.
L’indiscrezione arriva in un momento particolarmente delicato. Da una parte, Trump sembra voler evitare che il conflitto si trasformi in una guerra senza una chiara conclusione politica. Dall’altra, il dispositivo militare americano in Medio Oriente rimane significativo.
Secondo il Wall Street Journal, il Pentagono starebbe infatti estendendo alcuni schieramenti militari nella regione, con circa 50mila militari statunitensi e 19 navi da guerra presenti nell’area. Una presenza che indica come Washington voglia mantenere ampio margine di manovra anche nel caso in cui la Casa Bianca decidesse di dichiarare concluso il conflitto.
È una situazione che evidenzia la distanza tra l’obiettivo politico di chiudere la guerra e la necessità militare di mantenere le forze americane pronte a intervenire.
Uno dei principali punti di tensione continua a essere lo Stretto di Hormuz, passaggio strategico per il commercio mondiale di petrolio.
Già nelle scorse settimane Trump aveva valutato la possibilità di dichiarare una vittoria americana nel caso in cui l’Iran avesse ripristinato la libera navigazione nello stretto, anche senza arrivare a un nuovo accordo sul nucleare. Le richieste avanzate successivamente da Teheran, tra cui il ritiro delle forze americane dalla regione e importanti compensazioni economiche, hanno però complicato il percorso verso una soluzione.
Nelle ultime ore, inoltre, le tensioni militari sono nuovamente aumentate. Stati Uniti e Iran si sono scambiati attacchi e Washington ha colpito infrastrutture iraniane legate ai sistemi radar, missilistici e alle capacità di posa di mine nello Stretto di Hormuz.
Trump ha comunque dichiarato che la nuova campagna militare americana contro l’Iran non dovrebbe durare ancora a lungo, pur avvertendo che gli Stati Uniti sono pronti a colpire nuovamente se necessario.
A pesare sulle decisioni della Casa Bianca ci sarebbe anche la politica interna americana.
Le elezioni di metà mandato del 3 novembre si avvicinano e alcuni collaboratori di Trump temono che una guerra prolungata possa diventare un problema per i repubblicani. Alcuni esponenti dell’amministrazione starebbero cercando di evitare un’ulteriore escalation prima del voto, anche per limitare il rischio di un contraccolpo elettorale.
Il costo del conflitto, inoltre, si fa sentire anche sui mercati: l’aumento delle tensioni nello Stretto di Hormuz ha contribuito alla crescita dei prezzi del petrolio, alimentando nuove preoccupazioni sull’inflazione americana.
La domanda centrale è dunque cosa intenderebbe realmente Trump per “fine della guerra”.
Una dichiarazione ufficiale della Casa Bianca potrebbe consentire al presidente di presentare la conclusione del conflitto come un risultato politico, mentre Washington continuerebbe a esercitare pressione sull’Iran attraverso sanzioni, controllo delle rotte strategiche e strumenti diplomatici.
Per Teheran, tuttavia, la questione potrebbe essere molto più complessa. La riapertura dello Stretto di Hormuz, il programma nucleare iraniano, la presenza delle truppe americane nella regione e le richieste economiche avanzate dall’Iran rimangono questioni irrisolte.
Per questo, l’eventuale annuncio della fine della guerra potrebbe non coincidere con una vera normalizzazione dei rapporti tra Washington e Teheran.
Trump sembra dunque trovarsi davanti a una scelta: trasformare il conflitto in una vittoria politica e passare alla pressione economica, oppure mantenere aperta l’opzione militare fino a quando gli Stati Uniti non avranno ottenuto maggiori garanzie da Teheran. Le prossime mosse della Casa Bianca potrebbero determinare non soltanto l’esito della guerra, ma anche il nuovo equilibrio geopolitico in Medio Oriente.
