La star americana al Lido per ricevere il Leone d’Oro alla carriera. Critiche alla situazione politica negli Stati Uniti, all’informazione e alla crescente influenza dell’intelligenza artificiale
AgenPress. George Clooney arriva al Lido per ricevere uno dei riconoscimenti più prestigiosi della sua carriera e, alla vigilia della consegna del Leone d’Oro, sceglie di parlare anche dell’America che vede oggi davanti a sé. Senza mai pronunciare il nome di Donald Trump, l’attore e regista affida però a parole molto nette il suo giudizio sull’attuale situazione politica degli Stati Uniti.
«Non è facile vivere in un Paese che è guidato dalle persone meno capaci di farlo», ha detto Clooney durante l’incontro con la stampa alla Mostra del Cinema di Venezia. E guarda alle elezioni di midterm di novembre come a un possibile momento di svolta: «Saranno sicuramente un momento per tirare le somme e, se va tutto bene, torneremo a una situazione di maggiore normalità».
Clooney non nasconde la propria preoccupazione per il clima politico e sociale negli Stati Uniti. Per descrivere l’attuale situazione utilizza un termine particolarmente duro: “kakistocrazia”, ovvero il governo esercitato dalle persone ritenute meno qualificate.
L’attore cita anche quello che considera un preoccupante sdoganamento della crudeltà nel dibattito pubblico e nella comunicazione politica. «Dov’è finito il senso della decenza?», si è chiesto, aggiungendo però una nota di ottimismo: «Supereremo anche questo e ne emergeremo migliori».
La fiducia nel futuro resta dunque una costante del discorso di Clooney. L’attore ricorda di aver vissuto altri momenti difficili della storia americana, compreso il 1968, quando le tensioni sociali portarono le città statunitensi sull’orlo della crisi. Il paragone serve a sottolineare che, secondo Clooney, anche la fase attuale può essere superata.
Dalla politica all’informazione il passo è breve. Clooney si è soffermato anche sulla trasformazione del sistema mediatico e sulla concentrazione della proprietà dei grandi mezzi di comunicazione nelle mani di pochi miliardari.
«I più ricchi del mondo attualmente sono proprietari del Washington Post, di Twitter e della maggior parte delle fonti delle nostre informazioni: è preoccupante», ha osservato. Nonostante questo, l’attore non considera il giornalismo condannato: «C’è ancora spazio per un buon giornalismo».
Un tema particolarmente significativo per Clooney, che nel 2005 proprio a Venezia aveva presentato Good Night, and Good Luck, film dedicato al giornalismo televisivo e alla libertà di informazione.
A Venezia Clooney ha inoltre espresso preoccupazione per l’impatto dell’intelligenza artificiale sul cinema e sull’informazione. La diffusione di immagini artificiali e deepfake, secondo l’attore, rischia di rendere sempre più difficile distinguere ciò che è reale da ciò che non lo è, mettendo in discussione la fiducia del pubblico nelle immagini e nelle informazioni.
È una riflessione che si inserisce perfettamente nel clima dell’83ª Mostra, dove il rapporto tra tecnologia, informazione e industria cinematografica è uno dei temi centrali.
Ma quella di Clooney a Venezia è soprattutto una giornata di festa. L’attore, regista e produttore americano riceve infatti il Leone d’Oro alla carriera dell’83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica della Biennale di Venezia.
Il riconoscimento viene consegnato nella Sala Grande del Palazzo del Cinema durante la cerimonia inaugurale del festival. A pronunciare la laudatio è Laura Dern, con la quale Clooney ha condiviso il set di Jay Kelly, presentato in concorso a Venezia nel 2025.
Accettando il premio, Clooney ha scherzato sulla propria età: il Leone d’Oro, ha osservato con ironia, «probabilmente significa che sono vecchio, ma lo accetterò».
A 65 anni, la star americana guarda dunque alla propria carriera con un misto di ironia e nostalgia. Venezia rappresenta per lui un luogo speciale, legato ad alcuni dei momenti più importanti del suo percorso professionale e personale.
Clooney resta però innanzitutto un uomo di cinema. E proprio parlando della sua professione ha spiegato quanto per lui contino le persone incontrate sul set più dei singoli film. Il cinema, ha raccontato, è un lavoro collettivo nel quale centinaia di persone si muovono contemporaneamente verso un unico obiettivo.
Il Leone d’Oro arriva così al termine di un percorso che lo ha visto passare dalla televisione al grande cinema, dall’interpretazione alla regia e alla produzione, diventando una delle figure più riconoscibili di Hollywood.
Ma a Venezia 2026 Clooney non si limita a celebrare il passato. Dal palco del festival guarda anche al presente e al futuro: un’America che considera attraversata da una fase difficile, un’informazione sempre più condizionata dai grandi patrimoni e un’industria cinematografica alle prese con l’avanzata dell’intelligenza artificiale.
La sua speranza, però, rimane quella di un ritorno alla normalità. E il primo appuntamento, secondo Clooney, sarà nelle urne: le elezioni di midterm di novembre.
