L’inchiesta della Procura di Roma ipotizza un’operazione per spingere il presidente della Lazio a vendere il club attraverso la diffusione di notizie false. Nel mirino dei pm anche possibili tentativi di alterare il valore delle azioni della società quotata
AgenPress. Un presunto piano per mettere Claudio Lotito sotto pressione e spingerlo a cedere la Lazio. È questa l’ipotesi investigativa al centro dell’inchiesta della Procura di Roma che ha portato alle perquisizioni nei confronti del presidente della Banca del Fucino Mauro Masi, dell’amministratore delegato Francesco Maiolini e del giornalista e faccendiere Luigi Bisignani.
L’indagine, coordinata dalla Procura di Roma, riguarda l’ipotesi di aggiotaggio sulle azioni della S.S. Lazio, società quotata in Borsa. Secondo l’accusa, sarebbero state diffuse notizie false con l’obiettivo di provocare una sensibile alterazione del prezzo del titolo e, parallelamente, alimentare la pressione sul presidente biancoceleste affinché lasciasse la proprietà del club.
Il cuore dell’inchiesta riguarda una serie di contenuti diffusi attraverso social network, testate giornalistiche e altri canali mediatici. Nelle carte dell’indagine viene ricostruita una sequenza di notizie relative a una presunta imminente cessione della Lazio.
Tra gli episodi citati dagli investigatori c’è un articolo del 31 maggio 2026 che avrebbe riferito, secondo la ricostruzione degli inquirenti, di una inesistente offerta da 450 milioni di euro di JP Morgan per l’acquisto della società. Nello stesso contesto sarebbe stato indicato a Lotito di rivolgersi proprio a Masi e Maiolini per una possibile nuova gestione del club.
Altri contenuti, pubblicati nei giorni successivi, avrebbero alimentato lo scenario di una cessione ormai imminente della società. I pm guardano in particolare anche ad articoli e post apparsi sulla rivista online Millenovecento, che il 9 e 10 giugno avrebbero annunciato come imminente la vendita della Lazio.
È proprio questo intreccio tra comunicazione, rapporti personali e movimenti sul titolo azionario ad aver spinto la Procura a ipotizzare l’esistenza di una possibile “regia unitaria”.
Secondo la ricostruzione riportata da RaiNews, nel decreto di perquisizione viene contestato agli indagati di avere concorso, insieme ad altre persone ancora da identificare, alla diffusione di notizie false relative alla presunta imminente cessione del pacchetto azionario della Lazio da parte di Lotito.
Gli investigatori avrebbero inoltre acquisito elementi sui contatti tra Bisignani, Masi e Maiolini e sulla loro partecipazione ad alcune iniziative di protesta dei tifosi contro il presidente della Lazio. I contatti telefonici sarebbero stati concentrati anche nei giorni precedenti alcune pubblicazioni sul quotidiano Il Tempo.
La Procura vuole dunque capire se episodi apparentemente distinti – contestazioni dei tifosi, articoli, post sui social e indiscrezioni sulla vendita – possano essere ricondotti a un’unica strategia.
L’aspetto più delicato dell’indagine è quello finanziario.
La Lazio è infatti una società quotata e, secondo l’ipotesi accusatoria, la diffusione di notizie non veritiere sulla possibile vendita del club avrebbe potuto incidere concretamente sulla quotazione del titolo.
Non si tratterebbe quindi soltanto di una campagna di pressione nei confronti di Lotito, ma di un’azione che, nella prospettiva della Procura, avrebbe potuto condizionare il mercato attraverso informazioni false sulla proprietà e sul futuro societario della Lazio.
La Banca del Fucino ha preso le distanze dall’inchiesta, precisando che l’istituto non è indagato e che non sarebbe destinatario di alcun provvedimento.
La banca ha inoltre dichiarato di non avere alcun rapporto con la S.S. Lazio nell’ambito dell’indagine e ha espresso piena fiducia nei confronti dei propri vertici, Masi e Maiolini, sostenendo la loro estraneità alla presunta campagna mediatica finalizzata a condizionare il titolo della società biancoceleste.
Anche Mauro Masi ha respinto con forza le accuse. Si è detto “basito” e ha definito le contestazioni completamente false, spiegando di considerarsi vittima dell’inchiesta e annunciando, tramite il proprio legale, una denuncia per calunnia.
Claudio Lotito, raggiunto dai giornalisti, ha scelto per il momento di non commentare l’inchiesta.
Una posizione sintetizzata in due parole: “No comment”. Il presidente della Lazio non ha voluto rispondere alle domande sulla presunta regia e sulle pressioni che, secondo gli investigatori, sarebbero state esercitate per convincerlo a vendere la società.
L’inchiesta arriva al termine di una lunga stagione di conflitto tra Lotito e una parte della tifoseria laziale. Un rapporto segnato negli anni da contestazioni, campagne mediatiche e manifestazioni contro la gestione societaria. Secondo ANSA, le tensioni si sono riaccese con particolare forza negli ultimi anni, fino alle proteste del 2026.
Il quadro delineato dalla Procura è dunque quello di un possibile sistema nel quale pressioni sulla proprietà, diffusione di notizie sulla presunta vendita della Lazio e possibili effetti sul titolo azionario sarebbero stati collegati tra loro.
Ma si tratta, al momento, di ipotesi investigative. Le perquisizioni e l’iscrizione nel registro degli indagati non equivalgono a una condanna e saranno gli sviluppi dell’inchiesta, l’analisi dei documenti e degli eventuali dispositivi sequestrati a stabilire se le accuse troveranno conferma.
La domanda centrale per gli inquirenti è ora una: dietro la lunga offensiva contro Lotito c’era davvero una regia organizzata, oppure si è trattato di episodi distinti e non coordinati?
È su questo possibile filo conduttore che la Procura di Roma sta concentrando i propri accertamenti.
