Il Papa abroga il Motu Proprio “Un futuro sostenibile” del 2021. Stop alle misure di contenimento salariale introdotte durante l’emergenza Covid. Restano acquisiti gli effetti già prodotti, compreso il congelamento degli scatti di anzianità.
AgenPress. Le misure di austerità introdotte in Vaticano durante la pandemia vengono archiviate. Con un nuovo Motu Proprio, Papa Leone XIV ha deciso di abrogare la normativa varata da Papa Francesco il 23 marzo 2021 con il documento “Un futuro sostenibile”, con il quale erano state introdotte riduzioni degli stipendi e misure di contenimento della spesa per il personale della Santa Sede, del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano e di altri enti collegati.
La decisione segna la fine di una stagione di austerità legata a una situazione economica particolarmente difficile. Nel 2021 Francesco aveva motivato il provvedimento richiamando il disavanzo della Santa Sede e, soprattutto, l’impatto dell’emergenza sanitaria sulle entrate del Vaticano. L’obiettivo era contenere i costi e, nello stesso tempo, salvaguardare i posti di lavoro.
Il provvedimento di Francesco aveva previsto, a partire dal 1° aprile 2021, una riduzione del 10 per cento per i cardinali, dell’8 per cento per i superiori della Curia inquadrati nei livelli C e C1 e del 3 per cento per chierici e religiosi appartenenti alle categorie indicate dal Motu Proprio. Era stata inoltre sospesa, per un periodo di due anni, la maturazione degli scatti biennali di anzianità per determinate categorie di personale.
Una scelta che Francesco aveva presentato come necessaria per affrontare una situazione eccezionale. «Un futuro sostenibile economicamente», scriveva allora il Pontefice, richiedeva anche interventi sulle retribuzioni del personale. La pandemia aveva infatti inciso negativamente sulle fonti di ricavo della Santa Sede e dello Stato della Città del Vaticano.
Cinque anni dopo, il quadro è cambiato. Leone XIV ritiene che quelle misure possano essere superate.
Nel nuovo provvedimento il Pontefice spiega che le «misure di contenimento salariale» adottate dal predecessore furono necessarie anche per affrontare «l’eccezionale sfida della pandemia». Ora, però, possono essere rimosse, nella convinzione che le istituzioni della Santa Sede e dello Stato della Città del Vaticano possano continuare a garantire la sostenibilità economica attraverso strumenti differenti.
L’abrogazione del Motu Proprio “Un futuro sostenibile” decorre dal 1° settembre 2026. La decisione è arrivata dopo il parere della Segreteria per l’Economia e un esame della situazione da parte del Pontefice.
Non si tratta, tuttavia, di una cancellazione retroattiva delle conseguenze delle misure adottate da Francesco.
Il nuovo provvedimento stabilisce infatti che rimangano definitivamente acquisiti gli effetti prodotti durante il periodo di vigenza della normativa. In particolare, viene confermata anche la situazione determinatasi con la sospensione della maturazione degli scatti biennali di anzianità prevista dal precedente Motu Proprio.
La scelta di Leone XIV è dunque una vera e propria inversione di rotta sul piano retributivo, ma non comporta la riscrittura del passato: ciò che è stato applicato mentre la normativa era in vigore resta valido.
La decisione di oggi arriva dopo un primo intervento di revisione. Nel giugno 2025 era già stato abrogato l’articolo 3 del Motu Proprio di Francesco, quello relativo alle riduzioni delle retribuzioni di chierici e religiosi. L’abrogazione era diventata operativa dal 1° luglio 2025.
Con il nuovo provvedimento, Leone XIV completa quindi il superamento dell’impianto introdotto durante la crisi pandemica.
La linea scelta dal nuovo Pontefice non significa però abbandonare l’obiettivo del risanamento dei conti. Al contrario, Leone ribadisce la necessità che Santa Sede e Stato della Città del Vaticano continuino a perseguire la sostenibilità economica, ma attraverso strumenti diversi rispetto ai tagli salariali introdotti nel pieno dell’emergenza Covid.
Il passaggio ha anche un valore simbolico. Nel 2021 il Vaticano aveva reagito a una crisi straordinaria con una politica di contenimento della spesa che aveva coinvolto direttamente le retribuzioni. Francesco aveva scelto di intervenire soprattutto sulle fasce più alte e sul personale ecclesiastico, cercando al contempo di proteggere i posti di lavoro.
Oggi Leone XIV considera conclusa quella fase emergenziale e sceglie di rimuovere le restrizioni salariali rimaste in vigore.
La decisione fotografa così un cambiamento di prospettiva: le misure nate come risposta alla crisi pandemica non vengono più considerate adeguate alla fase attuale, mentre resta centrale la necessità di mantenere in equilibrio i conti della Santa Sede.
Il messaggio del nuovo Pontefice è quindi duplice: archiviare le misure straordinarie nate durante il Covid, senza rinunciare alla disciplina economica e alla ricerca di una gestione sostenibile delle risorse del Vaticano.
