Compravendita di casa a Montecarlo. Il pg della Corte di Appello chiede la prescrizione per Fini e i Tulliani

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Il pg della Corte d’Appello di Roma ha chiesto il non doversi procedere per intervenuta prescrizione nei confronti di Gianfranco Fini, Elisabetta Tulliani, Giancarlo Tulliani e Sergio Tulliani, imputati per riciclaggio nell’ambito del processo sulla compravendita dell’appartamento di Montecarlo. La decisione della Corte è attesa per febbraio 2027


AgenPress. Nuovo passaggio giudiziario nel processo sulla cosiddetta casa di Montecarlo, la vicenda che da anni coinvolge l’ex presidente della Camera e leader di Alleanza Nazionale Gianfranco Fini e i componenti della famiglia Tulliani.

Nel corso della requisitoria davanti alla seconda sezione penale della Corte d’Appello di Roma, il sostituto procuratore generale Roberto Felici ha chiesto di dichiarare il non doversi procedere per intervenuta prescrizione nei confronti di Fini, della compagna Elisabetta Tulliani, del fratello Giancarlo Tulliani e del padre Sergio Tulliani, tutti accusati di riciclaggio.

La richiesta della Procura generale arriva dopo la sentenza di primo grado dell’aprile 2024, quando il Tribunale di Roma aveva condannato Fini a 2 anni e 8 mesi di reclusione, Elisabetta Tulliani e il padre Sergio a 5 anni ciascuno, e Giancarlo Tulliani a 6 anni.

La posizione espressa in aula dalla Procura generale presenta un elemento particolarmente rilevante: il pg ha sostanzialmente ritenuto condivisibile la ricostruzione contenuta nella sentenza di primo grado, chiedendo però di prendere atto dell’intervenuta prescrizione dei reati contestati.

«La sentenza di primo grado è condivisibile», ha affermato il sostituto procuratore generale Roberto Felici, contestando al tempo stesso le censure presentate dalle difese. Secondo il magistrato, tuttavia, occorre «prendere atto dell’intervenuta prescrizione per i reati contestati».

La prescrizione, dunque, entra nel cuore del giudizio d’appello e potrebbe chiudere il procedimento senza una nuova pronuncia sul merito delle responsabilità già affermate in primo grado.

La difesa di Gianfranco Fini, rappresentata dagli avvocati Francesco Caroleo Grimaldi e Michele Sarno, ha invece chiesto in via principale l’assoluzione dell’ex presidente della Camera «perché il fatto non sussiste» e, in subordine, la dichiarazione di prescrizione.

La differenza tra le due posizioni è sostanziale: la richiesta della Procura generale è legata al decorso dei termini di prescrizione, mentre i legali di Fini puntano innanzitutto a una decisione assolutoria nel merito.

La vicenda giudiziaria ruota attorno a un appartamento di Boulevard Princesse Charlotte, a Montecarlo, che era stato lasciato in eredità dalla contessa Annamaria Colleoni ad Alleanza Nazionale.

L’immobile venne venduto nel 2008 per circa 300mila euro, attraverso una società offshore riconducibile, secondo l’accusa, a Giancarlo Tulliani. Nel 2015 l’appartamento fu poi rivenduto per circa 1,36 milioni di dollari. È su questa operazione immobiliare che si è concentrata l’inchiesta per riciclaggio.

Il 30 aprile 2024 il Tribunale di Roma aveva ritenuto responsabili gli imputati, infliggendo le pene poi oggetto dell’appello: 2 anni e 8 mesi a Fini, 5 anni a Elisabetta Tulliani, 6 anni a Giancarlo Tulliani e 5 anni a Sergio Tulliani.

Nelle motivazioni depositate successivamente, i giudici avevano sostenuto che Fini avesse fornito un contributo all’operazione, individuandolo in particolare nell’autorizzazione alla vendita dell’immobile. Secondo la ricostruzione del Tribunale, Fini avrebbe autorizzato la vendita a fronte dell’interesse di Giancarlo Tulliani all’acquisto.

La richiesta della Procura generale non rappresenta ancora la conclusione del procedimento. Saranno infatti i giudici della Corte d’Appello di Roma a decidere se accogliere la richiesta di prescrizione o pronunciarsi diversamente.

La sentenza d’appello è attesa a febbraio 2027.

La vicenda giudiziaria della casa di Montecarlo arriva così a un passaggio decisivo: da un lato resta la condanna pronunciata in primo grado; dall’altro, nel giudizio d’appello, la Procura generale ritiene maturata la prescrizione e chiede che per Fini e i Tulliani venga dichiarato il non doversi procedere.

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