Conferenza stampa. Sicurezza dei giornalisti, Meloni: “Sono contenta che si apprezzi l’impegno del Governo”

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Si è tenuta, presso l’Aula dei Gruppi Parlamentari della Camera dei Deputati, la conferenza stampa del Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, organizzata dal Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti in collaborazione con l’Associazione Stampa Parlamentare


AgenPress. Partendo dal tema della sicurezza dei giornalisti, sono contenta che si apprezzi l’impegno che il Governo aveva preso – tra l’altro proprio in questa sede un anno  fa – per garantire agli operatori dell’informazione che sono inviati all’estero, particolarmente che sono inviati in zone sensibili ad alta intensità bellica, di svolgere il loro lavoro nelle migliori condizioni di sicurezza.

Chiaramente il Presidente Bartoli cita numeri che hanno colpito, colpiscono ognuno di noi, e io voglio cogliere anche questa occasione per rinnovare, non solo la mia solidarietà, ma anche il ringraziamento a tutti quei colleghi che chiaramente con la loro professionalità, che con il loro coraggio, ci consentono di arrivare dove altrimenti i nostri occhi non potrebbero arrivare, in Italia come all’estero, perché non parliamo solamente di zone di guerra, parliamo anche per esempio di tutti i territori che sono oltraggiati dalla criminalità organizzata, in tutti quei luoghi fisici e non, che altrimenti sarebbero invisibili all’opinione pubblica.

Molti di loro, anche nella storia, recente hanno perso la vita. Io penso che sia molto importante rendere omaggio alla loro memoria e è la ragione per la quale sono contenta che ci sia stato in Parlamento il primo via libera alla proposta di legge che istituisce una Giornata nazionale in memoria dei giornalisti uccisi a causa del loro lavoro. La legge, come sapete, è già stata approvata alla Camera, è ora in discussione al Senato e confido che concluda molto presto il suo iter.

Tornando al tema della sicurezza, come sapete, la Presidenza del Consiglio e il Ministero degli Esteri hanno organizzato su questo tema nei mesi scorsi anche un seminario ad hoc con la vostra collaborazione e partecipazione. Nel decreto-legge Ucraina, quello che è stato licenziato negli ultimi giorni dello scorso anno, è stata inserita la norma che prevede che i giornalisti iscritti all’Ordine, che esercitano la professione in forma autonoma e indipendente senza avere rapporti di lavoro subordinato, se vengono inviati in aree di guerra o in aree ad alto rischio di conflitto armato, devono essere informati sui temi della sicurezza e devono avere un’adeguata copertura assicurativa. Chiaramente per rendere questa norma anche reale, c’è bisogno di risorse che, come sapete, sono state reperite nell’ambito del bilancio della Presidenza del Consiglio. Cioè, noi abbiamo dato vita a una norma sperimentale per il 2026 che prevede il riconoscimento all’editore, che ne faccia richiesta, di un contributo proprio per garantire la formazione di questi giornalisti e la copertura assicurativa di questi giornalisti.

Sono stati poi ricordati sempre al Presidente Bartoli una serie di casi di giornalisti che purtroppo anche in Italia hanno subito intimidazioni, persino attentati. Mi permetto di aggiungere alla lista, Presidente, anche il caso dell’assalto alla sede del quotidiano La Stampa, perché anche se i giornalisti non erano presenti nel momento in cui questo assalto si è consumato, erano loro l’oggetto, ovviamente, di quella intimidazione.

La mia personale solidarietà, la solidarietà del Governo, non è mai mancata, è stata sempre chiara e netta. Voglio ribadirla e penso che sia giusto ribadirla anche in questa sede, perché chiaramente la libertà di stampa è un presupposto fondamentale dello stato di salute di qualsiasi Nazione democratica e noi siamo tutti chiamati a proteggerla e a difenderla.

Dopodiché, direttiva anti-SLAPP: si faceva riferimento appunto al recepimento della direttiva europea che punta a contrastare le azioni e le querele temerarie, cioè quelle forme di abuso dell’azione giudiziaria che vengono intentate da coloro che hanno l’obiettivo di mettere sotto pressione, di intimorire, persone attive nella partecipazione pubblica -quindi in realtà non solo giornalisti ma anche attivisti in generale -, che pubblicano notizie e producono contenuti che ritengono lesivi della loro reputazione.

Nella legge di delega europea del 2025 è stato approvato un emendamento del Governo che chiaramente dà alla delega ad adottare i provvedimenti necessari a recepire questa direttiva e la scadenza per il recepimento della direttiva è il prossimo 7 maggio, quindi chiaramente siamo assolutamente nei tempi. Voglio fare una precisazione, perché si è chiesto, nel corso del dibattito, che l’ambito di estensione si applicasse anche a livello nazionale però, come si sa, è una cosa che la direttiva stessa esclude. Esclude questa possibilità perché la direttiva è concentrata e indirizzata alle controversie che hanno implicazioni transfrontaliere. Quindi il Governo recepirà ovviamente entro i termini previsti questa direttiva, apportando le modifiche che sono necessarie al nostro ordinamento, che però non sono molte. Perché il nostro ordinamento come si sa e come ho già detto, sanziona già l’abuso del processo, sanziona già le liti temerarie, così come già disciplina i riti accelerati, la soccobenza virtuale in caso di rinuncia alla domanda o agli atti del giudizio.

Si è poi toccata alla vicenda legata alle denunce presentate da Francesco Cancellato e da altri soggetti sul tema dell’intrusione nei rispettivi dispositivi informatici. È una questione che, come voi sapete, è stata oggetto di un lungo lavoro del COPASIR, cioè del Comitato che chiaramente è competente per queste materie, che con la relazione del giugno 2025 ha escluso che Graphite, cioè il sistema che viene fornito da Paragon, sia stato adoperato nei confronti dei giornalisti. È una relazione che è stata votata all’unanimità. Dopodiché però ci sono anche, come sapete, due procure che stanno lavorando su questo tema e confidiamo che anche qui si possa arrivare ad avere delle risposte. Quello che posso dire io chiaramente è che il Governo, per il tramite ovviamente, particolarmente delle agenzie di intelligence, sta fornendo tutto il supporto che è necessario.

Sulle questioni editoriali, anche qui provo ad andare per flash.

Radio Radicale: il Governo intende presentare un emendamento al decreto mille proroghe, per garantire a Radio Radicale il contributo straordinario destinato alla digitalizzazione dell’archivio storico della testata, contributo che si somma a quello ordinario.

Agenzia Dire: abbiamo garantito la massima attenzione; abbiamo sollecitato l’editore a corrispondere le retribuzioni arretrate dei dipendenti e dei giornalisti. L’altro ieri è stato riattivato il contratto di fornitura anche con la Presidenza del Consiglio, che può essere una buona notizia in questo contesto.

Su GEDI il Governo si è mosso tempestivamente. Voi sapete che il Sottosegretario Barachini ha convocato i vertici di GEDI, i CDR delle testate del gruppo, ovviamente anche l’Ordine dei Giornalisti, la Federazione Nazionale della Stampa. Ha parlato anche con Theodore Kyriakou, cioè l’imprenditore greco che sarebbe in trattativa per l’acquisto del gruppo. Abbiamo ribadito a tutti fondamentalmente l’importanza per noi della difesa dei livelli occupazionali. Allo stato non c’è nulla di deciso, ma chiaramente continuiamo a seguire la vicenda.

Equo compenso. Voi sapete che il tema mi sta a cuore, sapete che sono diversi i Ministeri che ci stanno lavorando. Ci sono oggettivamente state delle lungaggini, cerchiamo di semplificare. Abbiamo parlato anche negli ultimi giorni con i Ministeri competenti, particolarmente con il Ministero della Giustizia, penso che entro il mese di febbraio potremo avere le tabelle che servono per portare avanti finalmente questo provvedimento che, come sapete, a me sta particolarmente a cuore per ragioni che il Presidente Bartoli ricordava.

Per quello che riguarda il tema del contratto: ovviamente noi abbiamo seguito anche la questione del contratto, seguiamo anche la questione del contratto. C’è un tavolo aperto, il contratto è scaduto da tempo, figuriamoci se non condivido il tema. Io penso che si sappia che questo Governo ha particolarmente a cuore il tema del rinnovo dei contratti, lo abbiamo dimostrato. Lo abbiamo dimostrato con i nostri provvedimenti, lo abbiamo dimostrato anche con i contratti che dipendono da noi. Dopodiché, non mi è chiara la ragione per la quale si faccia una mobilitazione in questo contesto perché immagino che tutti sappiano che la responsabilità su questo non è del Governo. Quindi, solo per ricordare che capisco che è un momento di visibilità, ma siccome l’immagine che ne esce è una contestazione al Presidente del Consiglio, e non so se in passato sia mai accaduto che alla conferenza stampa di fine anno del Presidente del Consiglio si facciano delle contestazioni, tra l’altro, su materie che non sono le competenze del Presidente del Consiglio, voglio semplicemente segnalare al mondo che non dipende da noi. Noi possiamo fare moral suasion, è quello che stiamo facendo, è quello che continueremo a fare. Siamo dalla vostra parte su questo. Ma non vorrei che ne venisse fuori l’immagine di una contestazione alla Presidenza del Consiglio su una cosa sulla quale la Presidenza del Consiglio non ha responsabilità.

Dopodiché ovviamente penso che le diverse questioni che abbiamo cercato di riassumere, debbano essere anche l’occasione – è un tema che ho già posto lo scorso anno – per provare a ragionare insieme anche sull’evoluzione della professione, perché noi vediamo intorno a noi un mondo che continua a cambiare, le questioni sono aperte, le nuove tecnologie rischiano di impattare pesantemente. Penso che se si vuole aprire un ragionamento insieme su come si possa sostenere la professione in un contesto nel quale le evoluzioni rischiano di essere molto più grandi di noi, voglio solo dire che ci sono, che il Governo c’è. Abbiamo tra l’altro diverse occasioni di farlo – una è proprio il tema della legge sulle professioni che ci consente di fare questo ragionamento. Ma questo è un tema che mi sta particolarmente a cuore, perché noi possiamo parlare quanto vogliamo della tutela della libertà di stampa, della tutela della sicurezza dei giornalisti, delle tutele contrattuali, dell’aumento dei contratti, possiamo parlare di quello che volete, dopodiché abbiamo un problema per cui rischiamo che da qui a qualche decennio la professione del giornalista, come molte altre professioni, non esista più. E quindi forse, a un certo punto dovremmo, e sono apertissima a fare questo ragionamento. Ricorderete che nel G7 ponemmo sul tema dell’intelligenza artificiale proprio la questione delle professioni al mercato del lavoro. Su questo sappiate che ci sono.

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