AgenPress. Negli ultimi giorni le università iraniane sono diventate uno dei principali fronti della protesta antigovernativa che scuote il paese. Con la riapertura del nuovo semestre accademico, migliaia di studenti hanno organizzato sit-in, marce e manifestazioni di dissenso contro il regime della Repubblica Islamica, reclamando giustizia per le centinaia di persone uccise nella repressione di gennaio e denunciando la situazione politica ed economica del Paese.
Per contrastare queste proteste, le autorità iraniane hanno dispiegato polizia in uniforme, agenti in borghese e forze paramilitari legate alla Basij, un’unità volontaria affiliata ai Guardiani della Rivoluzione Islamica (IRGC). Questi reparti sono stati schierati nei pressi e all’interno dei campus universitari più grandi, come quelli della University of Tehran, Sharif University of Technology, Amir Kabir University of Technology e altri atenei in città come Teheran, Mashhad e Isfahan.
Le forze di sicurezza hanno cercato di impedire le manifestazioni e di dissuadere gli studenti tramite barriere, controlli agli ingressi e, in alcuni casi, scontri diretti. Video e resoconti pubblicati sui social media mostrano confronti tra studenti che scandiscono slogan contro il capo supremo Ali Khamenei e membri delle forze pro-governative.
Oltre alla presenza fisica delle forze di sicurezza, l’azione repressiva ha assunto anche forme più “amministrative”:
Restrizioni di accesso ai campus: alcune università hanno vietato l’ingresso a studenti coinvolti nelle proteste, con notifiche ufficiali che citano violazioni alle regole disciplinari.
Classi spostate online: diverse istituzioni hanno annunciato che, per limitare la partecipazione alle proteste, le lezioni sarebbero continuate in modalità virtuale.
Minacce e punizioni disciplinari: studenti sono stati invitati a presentarsi davanti alle autorità universitarie per spiegazioni, con possibilità di sospensioni o altri provvedimenti.
Queste misure rientrano nella strategia delle autorità per arginare l’onda di dissenso che, seppur partita da richieste sociali ed economiche, continua a esprimersi con slogan apertamente politici.
Secondo fonti locali e internazionali, ci sono stati scontri sporadici tra studenti e Basij all’interno dei campus, con lanci di bottiglie e resistenza da parte dei manifestanti, mentre i gruppi filo-governativi cercavano di disperdere i cortei e di ripristinare l’ordine.
Gli slogan espressi dagli studenti spaziano da richieste di libertà e riforme a critiche dirette contro il regime e il sistema di governo teocratico. Queste proteste rappresentano una delle manifestazioni più significative di dissenso giovanile verificatisi nelle università iraniane negli ultimi anni.
