AgenPress. Il Mezzogiorno registra una crescita storicamente inedita, posizionandosi meglio del Centro-Nord nelle catene internazionali del valore in settori ad alta tecnologia come digitale, aerospazio e green. Tuttavia, la spinta verso un’innovazione tecnologica radicale rischia di rivelarsi un’occasione mancata senza un’adeguata governance delle competenze. A lanciare il monito è Andrea Ricciardiello, Direttore Generale di Time Vision (società di consulenza aziendale, nonché Agenzia per il lavoro e la formazione accreditata in 4 regioni, con oltre 100 dipendenti), esperto di innovazione, Consigliere del gruppo Piccola Industria e del Consiglio generale dell’Unione Industriali di Napoli. A margine dell’evento “Puglia Hub di Innovazione”, promosso da Confindustria Brindisi, Ricciardiello ha illustrato come trasformare l’hi-tech in un vantaggio strutturale.
Direttore Ricciardiello, Bankitalia certifica un Sud iper-competitivo nei settori del XXI secolo. L’innovazione tecnologica spinta è la chiave, ma il tessuto produttivo è pronto?
«Viviamo un pericoloso paradosso. Abbiamo a disposizione tecnologie avanzate e capitali, ma ci manca la risorsa fondamentale per governarli. Come ingegnere e manager vedo quotidianamente aziende spingere sulla transizione digitale scontrandosi con la realtà: il 47% delle imprese pugliesi non trova figure con competenze digitali adeguate, mentre 24mila talenti lasciano la regione ogni anno (dati Svimez). L’innovazione profonda non si realizza solo acquistando software o macchinari di ultima generazione, si fa con le persone. Senza competenze, l’innovazione semplicemente si ferma».
Un nodo critico che emerge in tutta la sua urgenza anche guardando ai nuovi strumenti finanziari, come i fondi STEP.
«I fondi STEP sono un banco di prova emblematico. Abbiamo analizzato i dati e il quadro è allarmante: il 78% delle aziende pugliesi che vi accedono non ha le competenze interne per gestirli. E la risposta istituzionale è ancora debole: appena il 23% dei progetti STEP in Puglia include una componente formativa esplicita. I finanziamenti possono accelerare il cambiamento tecnologico, ma per restare competitivi nel lungo periodo la differenza la farà unicamente la qualità del capitale umano».
Per invertire la rotta ha proposto la creazione di un “ecosistema della formazione continua” per la Puglia Regional Innovation Valley. Quali sono i pilastri?
«La proposta si fonda su tre assi strategici, mutuati dal project management: primo, focalizzare la formazione sul middle management, la vera cinghia di trasmissione del cambiamento aziendale. Secondo, inserire la formazione nel calcolo del ROI aziendale, attraverso KPI legati a un learning index stabile. Terzo, rendere strutturale la formazione in ogni piano di innovazione, specialmente quando si adottano nuove tecnologie dirompenti».
Serve però un cambio culturale. Spesso la formazione è ancora vissuta come un costo, specie nelle PMI…
«È un pregiudizio smentito categoricamente dai dati. Le organizzazioni che investono in modo sistematico nel capitale umano crescono a un tasso 2,1 volte superiore rispetto alle altre (Eurostat 2023). Registrano un ritorno sull’investimento nella formazione tra il 200% e il 400% in un triennio (ILO 2023) e portano nuovi prodotti sul mercato il 28% più velocemente (PwC 2024). Consolidando il network territoriale tra imprese, università, agenzie formative e istituzioni lo scenario è chiaro: la formazione continua non è un costo a bilancio, ma il moltiplicatore di ogni altro investimento».
Quale messaggio lancia alle istituzioni e al network territoriale?
“Costruiamo insieme il network. Imprese, università, agenzie formative, Regione: la Puglia ha già gli ingredienti per diventare una vera Regional Innovation Valley. Serve solo la volontà di sistematizzare ciò che oggi è frammentato. Le risorse ci sono. Le competenze si costruiscono. Il momento è adesso.”
