AgenPress. Si chiude con la conferma definitiva delle condanne la vicenda giudiziaria che ha visto coinvolti Giuseppe Costantino, all’epoca maresciallo dei Carabinieri in servizio presso il Nucleo Ispettorato del Lavoro, e Andrea Paliani, ex sindacalista del Sicel, (detto “geppo”, ed autista del fondatore di Avanguardia Nazionale) accusati di aver esercitato indebite pressioni nei confronti del Gruppo INI e della famiglia Faroni, al fine di ottenere cospicui vantaggi economici.
Secondo quanto emerso nel procedimento, i due hanno costruito a tavolino delle accuse di distrazione dei fondi aziendali al fine di ottenere dei contributi pubblici, nei confronti dei membri della famiglia Faroni totalmente infondati per poi, con la complicità di conoscenze a vari livelli istituzionali, rendere queste accuse credibili.
Racconta Cristopher Faroni: “Di ispezioni, articoli di stampa e sequestri, i due soggetti erano sempre anticipatamente a conoscenza, tanto da preannunciarli come minacce che poi regolarmente si verificavano come veritiere. Dopo due anni di vero e proprio terrorismo psicologico i due mi hanno prospettato la possibilità di indirizzare l’esito delle attività ispettive e giudiziarie lasciando intendere di poter reindirizzare le indagini (affidate a Costantino) per far archiviare tutto, in cambio di una consulenza di iniziali euro 250.000 da affidare al Dott. Tricarico, un professionista da loro indicato. Erano già anni che Paliani ci chiedeva favori, sempre per persone legate ai suoi ambienti del terrorismo di estrema destra, ricordo che veniva sempre accompagnato da Maurizio Boccacci di Casa Pound. A questa ennesima richiesta ho capito che avrei fatto prima a consegnargli le chiavi dell’azienda, non si sarebbero più fermati e ci avrebbero tolto tutto.
Così, consigliato dall’Avv.to Alessandro Benedetti, mi sono recato presso la Procura della Repubblica di Roma ed ho denunciato tutto”.
Le sentenze hanno riconosciuto il ruolo svolto da Costantino e Paliani in una vicenda che, per il Gruppo, ha rappresentato il passaggio più doloroso della propria storia aziendale.
“La giustizia ha fatto il suo corso”, dichiara Christopher Faroni. “Per anni abbiamo subito le conseguenze di condotte gravissime. Oggi arriva una conferma importante: non eravamo noi il problema, ma chi ha tentato di colpire il Gruppo dall’esterno, utilizzando pressioni, minacce, informazioni riservate”.
Il Gruppo INI ricorda come, nel periodo a cavallo tra il 2017 e il 2018, l’azienda sia stata travolta da una serie di procedimenti e iniziative che hanno avuto effetti pesantissimi sulla continuità aziendale. In particolare, la società ha subito circa settanta ispezioni in un solo anno, il deterioramento dei rapporti con diversi istituti bancari a causa del danno reputazionale e il blocco di crediti e rimborsi amministrativi, con conseguenze dirette sulla gestione finanziaria.
“Abbiamo sempre avuto fiducia nella magistratura”, prosegue Faroni. “Questa vicenda conferma che il Gruppo INI è stato vittima di un tentativo di delegittimazione e di pressione che ha prodotto danni incalcolabili. Sono stati anni durissimi: abbiamo dovuto ricostruire rapporti, credibilità e stabilità finanziaria. Lo abbiamo fatto con sacrificio, grazie al lavoro di tutti, e oggi possiamo dire di aver resistito”.
Il Gruppo auspica ora che tutti i soggetti istituzionali e finanziari che, negli anni, hanno assunto decisioni sulla base di un quadro poi rivelatosi profondamente alterato, possano rivalutare la posizione dell’azienda. In particolare, il Gruppo INI si augura che gli istituti bancari che hanno interrotto o limitato i rapporti a causa di vicende giudiziarie rivelatesi infondate possano ripristinare relazioni ordinarie, il Ministero del Lavoro proceda allo sblocco dei crediti maturati e ancora non corrisposti, e che tutte le altre istituzioni con cui ci interfacciamo possano collaborare fattivamente alla nostra rinascita soprattutto dopo quello che abbiamo passato.
Dice ancora Faroni:
“La magistratura ha creduto in noi, ci ha salvato da questi ricatti, ed è proprio perché noi crediamo nella giustizia che abbiamo intrapreso ulteriori iniziative giudiziarie nelle sedi competenti, compresa la ricusazione al Consiglio di Stato, con l’obiettivo di chiarire alcuni profili ancora irrisolti e trovare risposte a quesiti aperti, tra i quali: perché queste persone erano anticipatamente a conoscenza delle fasi processuali di una causa tuttora in corso?
Come mai l’INI ha fatto prestazioni sanitarie per 80 anni e continua a curare oltre 100.000 pazienti l’anno, ma solo nel 2017 e 2018 sono emerse problematiche tra l’altro rivelatesi poi infondate?
Anche qui, oltre al Paliani e al Costantini denunceremo tutte le persone che hanno dichiarato il falso. Non sapremo mai se tutte le vicende facevano in realtà parte di un unico disegno, e purtroppo rimane ancora oggi ignoto il regista di questo disegno.
In ogni caso di una cosa sono sicuro, mi hanno rovinato la vita, e soprattutto mio padre è venuto a mancare per il dolore di queste vicende e nessuno potrà mai restituirmelo”.
