AMSI lancia il manifesto per un reclutamento etico e una sanità senza precariato

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Aodi: “Basta interventi emergenziali. Servono programmazione, valorizzazione dei professionisti, lotta alle aggressioni e cooperazione sanitaria internazionale strutturata per fermare la fuga dal SSN”


AgenPress. L’accordo Italia-India per il reclutamento di infermieri riporta al centro del dibattito la carenza di personale sanitario e le difficoltà strutturali del Servizio Sanitario Nazionale. Per garantire medici, infermieri e professionisti qualificati nelle strutture pubbliche serve una risposta che vada oltre l’emergenza e affronti le cause della crisi.

In questo contesto, AMSI – Associazione Medici di Origine Straniera in Italia, denominata (Unione Professionisti della Sanità Internazionali), insieme a UMEM – Unione Medica Euromediterranea, AISCNEWS – Rete internazionale di informazione e al Movimento Internazionale Uniti per Unire, presenta il

Manifesto per un reclutamento etico e una sanità senza precariato. Un documento programmatico con proposte concrete per qualità delle cure, valorizzazione delle competenze, tutela dei professionisti e cooperazione internazionale su regole chiare e trasparenti.

«Accogliamo ogni iniziativa utile ad affrontare la carenza di personale, ma non possiamo continuare a rincorrere le emergenze. La sanità italiana ha bisogno di una strategia nazionale fondata su programmazione, valorizzazione delle professionalità e visione internazionale. L’accordo con l’India è un’opportunità, ma deve inserirsi in una progettualità più ampia e duratura», dichiara il Prof. Foad Aodi, medico-fisiatra, docente Università di Tor Vergata, membro del Registro Esperti FNOMCEO.

I 5 PUNTI MACRO AREE DEL MANIFESTO CON I DETTAGLI

1. Reclutamento etico e trasparente
– Procedure più snelle al Ministero della Salute per il riconoscimento dei titoli sanitari esteri.
– Accordi bilaterali con Paesi che formano eccellenze sanitarie, con verifica linguistica, professionale e deontologica.
– Stop alla fuga dei cervelli: rendere l’Italia competitiva rispetto ad altri Paesi UE.

2. Regolarizzare e valorizzare chi già lavora in Italia
– Percorsi definitivi di regolarizzazione per i professionisti sanitari di origine straniera già operanti nel SSN.
– Iscrizione agli Ordini, copertura assicurativa, certificazione linguistica e riconoscimento delle competenze maturate sul campo.
– Superare il doppio binario “ordinario/emergenziale” con regole certe e uguali per tutti.

3. Contrastare la carenza e la precarietà
– Piano strutturale per coprire il fabbisogno di oltre 60.000 infermieri e medici.
– Trasformare i percorsi straordinari in procedure ordinarie e stabili.
– Stabilizzazione, retribuzioni adeguate e progressione di carriera per fermare la fuga dal pubblico.

4. Proteggere i professionisti e la qualità delle cure
– Tolleranza zero contro le aggressioni al personale sanitario.
– Misure concrete contro la medicina difensiva.
– Investimenti su formazione continua, salute mentale e sicurezza sul lavoro.

5. Cooperazione internazionale strutturata
– Accordi universitari, ministeriali e ospedalieri permanenti con i Paesi partner.
– Obiettivo: costruire reti durature di collaborazione, ricerca e scambio professionale, non solo reclutare personale.

Le proposte operative

«È necessario trasformare i percorsi straordinari in procedure ordinarie, stabili e trasparenti. Chiediamo regole certe per il riconoscimento professionale, verifiche linguistiche e deontologiche adeguate e strumenti amministrativi più rapidi per favorire l’integrazione dei professionisti qualificati», afferma Aodi.

«I professionisti di origine straniera che lavorano regolarmente in Italia da anni devono poter partecipare ai concorsi pubblici senza l’obbligo della cittadinanza, valorizzando competenze già presenti e indispensabili».

«Serve affrontare aggressioni, medicina difensiva, carenza di organico, stipendi non adeguati e prospettive di carriera insufficienti. Dobbiamo fermare la fuga dei cervelli sanitari e rendere l’Italia nuovamente competitiva».

«L’Italia deve investire nel capitale umano e costruire partnership durature tra università, ospedali, istituzioni sanitarie e centri di ricerca. L’accordo Italia-India sia il punto di partenza per una strategia nazionale di cooperazione sanitaria fondata su qualità, programmazione e visione internazionale», conclude Aodi.

Appello alle istituzioni

Al Governo Meloni e al Ministro della Salute Orazio Schillaci: usate l’accordo Italia-India come punto di partenza per una strategia nazionale di cooperazione sanitaria. La sanità italiana ha bisogno di qualità, programmazione e visione internazionale.

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