AgenPress. La guerra russo-ucraina si sta spostando sempre più lontano dal fronte. Nelle ultime settimane, la campagna di droni di Kiev ha preso di mira con crescente insistenza le infrastrutture energetiche, industriali e logistiche della Russia, nel tentativo di colpire le fondamenta economiche che alimentano lo sforzo bellico di Mosca. L’ultimo episodio, l’attacco a un centro logistico di Ozon nella regione di Samara, ha trasformato anche la grande distribuzione online in un possibile bersaglio della guerra economica.
Il messaggio di Kiev appare chiaro: non limitarsi a colpire direttamente le forze armate russe, ma mettere sotto pressione la rete industriale e commerciale che consente alla Russia di produrre, trasportare e distribuire beni e risorse, comprese quelle funzionali alla macchina militare. La strategia comprende attacchi a raffinerie, impianti industriali e centri logistici situati anche a centinaia di chilometri dalla linea del fronte.
L’attacco al polo logistico di Ozon a Čapajevsk, nella regione di Samara, è particolarmente significativo proprio per la natura del bersaglio. Ozon è il secondo maggiore operatore russo dell’e-commerce e il suo centro logistico è parte di una rete commerciale essenziale per la distribuzione delle merci nel Paese.
La società ha confermato che le attività nel centro sono state sospese dopo l’attacco e che vi sono stati feriti. Secondo le autorità russe, nella stessa notte i droni ucraini hanno colpito anche strutture industriali nella regione, mentre l’esercito ucraino ha rivendicato un attacco contro la raffineria di Novokuibyshevsk, provocando un incendio.
Il raid contro Ozon arriva dopo una serie di attacchi contro Wildberries, il principale concorrente dell’azienda. Kiev considera questi obiettivi parte dell’infrastruttura economica che sostiene lo sforzo bellico russo. La scelta di colpire la logistica commerciale segnala dunque un ampliamento del concetto di “retrovia”: non soltanto depositi militari e raffinerie, ma anche le reti civili e industriali attraverso cui si muove l’economia russa.
È proprio questa evoluzione ad aver provocato la dura reazione di Vladimir Putin. In dichiarazioni diffuse sabato 22 agosto, il presidente russo ha accusato Kiev di avere aperto un “vaso di Pandora” prendendo di mira l’economia russa e ha promesso una risposta contro i settori economici ucraini più sensibili.
Putin ha riconosciuto che gli attacchi ucraini stanno provocando danni economici e problemi logistici in Russia, ma ha sostenuto che non stanno modificando la situazione sul campo di battaglia. Al contrario, secondo il presidente russo, Mosca avrebbe intensificato gli attacchi contro infrastrutture e imprese dell’industria della difesa ucraina.
Il Cremlino sembra quindi voler trasformare la crescente vulnerabilità delle infrastrutture russe in una giustificazione per un’ulteriore escalation. La promessa di rappresaglie non riguarda soltanto obiettivi militari: Putin ha indicato esplicitamente i settori economici più delicati dell’Ucraina, con un riferimento particolare all’agricoltura e alle esportazioni.
Il punto centrale della nuova fase del conflitto è la logistica. Colpire una raffineria significa ridurre la capacità di trasformare il greggio; colpire un deposito o un centro logistico significa interrompere il flusso delle merci; colpire le infrastrutture di esportazione significa ridurre la capacità di incassare valuta e sostenere l’economia.
È una guerra di interdizione condotta a distanza, nella quale droni relativamente economici possono costringere l’avversario a spendere enormi risorse per proteggere un territorio vastissimo.
La stessa dinamica sta ormai interessando anche l’Ucraina. La Russia ha intensificato gli attacchi contro infrastrutture economiche ucraine, comprese quelle legate alle esportazioni agricole e al trasporto del grano attraverso il Mar Nero. Putin ha sostenuto che eventuali difficoltà nelle esportazioni ucraine non provocheranno una crisi alimentare globale, perché Mosca sarebbe in grado di compensare una parte dell’offerta.
Si delinea così una spirale nella quale ogni attacco alla capacità economica dell’avversario diventa il pretesto per un nuovo attacco in profondità.
La dimensione geografica della campagna è altrettanto importante. La Russia ha dichiarato di aver abbattuto 457 droni ucraini in una sola notte, mentre gli attacchi hanno interessato diverse regioni e territori occupati. A Samara, oltre al centro logistico di Ozon, sono state colpite strutture industriali; a Yeysk, nel Krasnodar, un attacco ha provocato tre morti, tra cui due bambini, secondo le autorità russe. In Crimea, a Sebastopoli, un drone ha colpito un autobus causando almeno due vittime e dieci feriti.
Le cifre sulle vittime e sulle responsabilità provengono dalle autorità delle rispettive parti e, nel contesto della guerra, non sempre possono essere verificate indipendentemente.
L’intensificazione degli attacchi arriva inoltre dopo una delle più sanguinose giornate recenti in Ucraina: un attacco russo contro un centro commerciale a Kryvyi Rih ha provocato almeno 16 morti e oltre 130 feriti, secondo le autorità ucraine e le ricostruzioni della stampa internazionale.
La sequenza è quindi quella di un’escalation reciproca: Mosca colpisce infrastrutture e città ucraine, Kiev risponde cercando di portare la guerra nel territorio russo e di danneggiare le strutture economiche che sostengono lo sforzo bellico.
In questo scenario, Putin ha annunciato anche l’intenzione di rafforzare la difesa aerea russa, riconoscendo implicitamente che la vastità del territorio nazionale rende estremamente difficile proteggere ogni possibile obiettivo.
L’obiettivo non è soltanto militare. Proteggere raffinerie, fabbriche, depositi, reti ferroviarie, centri logistici e infrastrutture energetiche significa difendere la capacità dell’economia russa di continuare a funzionare sotto pressione. La difesa aerea diventa così parte integrante della guerra economica.
Allo stesso tempo, l’Ucraina si trova ad affrontare una carenza di sistemi di difesa aerea. La Francia ha annunciato l’accelerazione delle forniture di intercettori e un rafforzamento della cooperazione europea sulla difesa antimissile, mentre Kiev continua a chiedere ai partner occidentali sistemi capaci di proteggere le città e le infrastrutture strategiche.
La frase di Putin sul “vaso di Pandora” va dunque letta non soltanto come una minaccia retorica. Segnala il rischio concreto che la guerra economica diventi uno dei principali teatri del conflitto.
Se Kiev continuerà a colpire raffinerie, depositi e grandi nodi logistici russi, Mosca potrebbe rispondere aumentando la pressione sulle infrastrutture energetiche, agricole, industriali e portuali ucraine. Il risultato sarebbe un conflitto sempre più orientato alla distruzione della capacità economica dell’avversario.
La novità è che la linea del fronte conta sempre meno. La distanza da Mosca, Samara o dalle principali città russe non rappresenta più una garanzia di sicurezza, così come le infrastrutture agricole e portuali ucraine non possono più considerarsi lontane dalla guerra.
La posta in gioco, a questo punto, non è soltanto chi conquista terreno. È chi riesce a mantenere in funzione la propria economia mentre cerca di paralizzare quella dell’avversario.
Ed è proprio qui che il “vaso di Pandora” evocato da Putin assume il suo significato più concreto: una volta trasformate sistematicamente le infrastrutture economiche in obiettivi militari, ogni nuovo attacco rischia di ampliare ulteriormente il perimetro della rappresaglia. La guerra non si combatte più soltanto per conquistare territorio. Si combatte per rendere sempre più costoso, per l’avversario, continuare a sostenerla.
