AgenPress. “Se il Governo non vuole tassare gli extraprofitti delle compagnie petrolifere ed energetiche per trovare le risorse per tagliare seriamente le accise sui carburanti, al di là dell’evidente e imbarazzante conflitto di interessi, alzi allora la tassazione sul tabacco che uccide ogni anno migliaia di persone ” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.
“Dovrebbe almeno intervenire con provvedimenti strutturali, che da anni chiediamo, per evitare che gli extraprofitti si possano realizzare: dalla proibizione per le compagnie petrolifere di consigliare il prezzo ai distributori consentendo per questa via un allineamento del prezzo e una riduzione della concorrenza alla modifica degli articoli 501 e 501 bis del Codice Penale per poter combattere le speculazioni, visto che fino ad oggi le Procure della Repubblica non hanno potuto fare nulla, nemmeno quando Cingolani parlò di colossale truffa e, grazie al nostro esposto, fu sentito dalla Procura di Roma come persona informata dei fatti, dal rafforzamento della definizione di abuso di posizione dominante e di intesa restrittiva della concorrenza visto che l’Antitrust ha archiviato ben 5 nostri esposti perché non risultavano elementi di diritto “sufficienti a giustificare ulteriori accertamenti ai sensi della legge 10 ottobre 1990, n. 287, o degli articoli 101 e 102 del TFUE” alla definizione di prezzo anomalo e alla modifica del Codice del Consumo sia rispetto alle fattispecie di pratica commerciale scorretta sia rispetto alla violazione dell’articolo 15 comma 5 del Codice del Consumo che prevede per i distributori di carburanti l’obbligo di esporre in modo visibile dalla carreggiata stradale i prezzi praticati dei carburanti. Invece non fa nulla di nulla e anzi con la riforma del settore in cantiere dà pure un giro di vite all’apertura di nuovi distributori” prosegue Dona.
“Quanto ai soldi finora stanziati e alla bufala circolata ieri che sulle accise il Governo ha già speso 2,6 miliardi di euro, è evidente che non si possono conteggiare voci contenute in quei decreti che nulla hanno a che fare con il taglio delle accise sui carburanti per gli automobilisti: dai milioni per l’Ilva a quelli per il rinnovo contrattuale del traporto pubblico locale. Inoltre, non si possono mettere in conto agli automobilisti i soldi per l’autotrasporto, l’agricoltura o i fertilizzanti a cui sono andati la gran parte dei soldi. La verità è che gli automobilisti hanno più che pagato con l’Iva il finanziamento dello sconto loro dedicato, se il meccanismo delle accise mobili inventato dal Governo Meloni non fosse una colossale truffa che calcola l’extragettito Iva in base all’andamento del greggio sui mercati internazionali e non al prezzo alla pompa effettivamente pagato dagli automobilisti, scorporando in questo modo le speculazioni sul mercato interno che fanno decollare il prezzo finale al distributore anche quando il prezzo del greggio scende” conclude Dona.
