Scilipoti: “Politica laica e lezione cristiana: dalla gestione del potere alla custodia del servizio. Una riflessione sull’incontro con Gesù”

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AgenPress. “Se penso con onestà alla mia esperienza, posso dire di aver incontrato Gesù come si incontra un uomo per strada? No.

Ho incontrato i sacerdoti che me ne hanno parlato, ho incontrato i testi sacri che me Lo hanno testimoniato. Ho incontrato la mia immagine di Lui. Non ho mai incontrato, nella tridimensionalità della materia, la persona storica di Gesù, Joshua ben Joseph, con il suo corpo e il suo carattere.

E del resto i Vangeli stessi lo confermano: il Gesù di Giovanni non parla come il Gesù di Marco, perché ogni testimone porta il riflesso di una Luce più grande di lui.

Allora dove avviene l’incontro?

Avviene ogni giorno nella quotidianità, nel gesto che Lui stesso ci ha lasciato: “Fate questo in memoria di me” (Lc 22,19).

Non è un ricordo nostalgico. È un’azione viva, un atto ontologico. Incontrare Gesù significa fare ciò che Lui ha fatto: spezzare il pane, lavare i piedi, perdonare, servire, custodire i più piccoli. “Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i piedi a voi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri” (Gv 13,14). Ogni volta che compiamo un atto di amore gratuito e di giustizia concreta, lì avviene l’incontro.

Il limite della tridimensionalità e l’apertura alla quadridimensionalità.

Con gli occhi della materia, tridimensionali, vediamo solo materia. La tridimensionalità è il mondo che misuriamo con lunghezza, larghezza e altezza. È il mondo di Newton, dove il tempo è separato dallo spazio. È la dimensione del possesso, del qui e ora.

La fisica moderna, con Einstein e Minkowski, ci ha aiutato a comprendere che viviamo in un continuum quadridimensionale: lo spazio-tempo. La quarta dimensione, in fisica, è il tempo che si fonde con lo spazio. Concetti come l’entanglement quantistico ci suggeriscono, per analogia, che la realtà è più profonda di quanto appare nelle tre dimensioni.

Se questo vale per la materia, quanto più vale per lo Spirito?

Teologicamente, la quadridimensionalità è la dimensione del Risorto. Il Vangelo è chiarissimo: Gesù Risorto non è più limitato dalle tre dimensioni. Entra a porte chiuse nel Cenacolo (cfr. Gv 20,19), appare e scompare a Emmaus (cfr. Lc 24,31), non viene riconosciuto subito da Maria Maddalena (cfr. Gv 20,14) perché il Suo corpo è glorioso.

È lì che abita Cristo Risorto. Per questo San Paolo può dire: “Non vivo più io, ma Cristo vive in me” (Gal 2,20). Non è solo una metafora poetica, ma una realtà che compenetra la nostra.

PERCHÉ PER UN AMMINISTRATORE CONOSCERE IL PENSIERO DI GESÙ È CONVENIENTE E CORRETTO

Qui si decide tutto. Lo premetto con chiarezza: la politica è e deve restare laica. Lo Stato è laico, come sancisce la nostra Costituzione.

Proprio per questo dico che, anche per un amministratore laico e anche non credente, conoscere il pensiero di Gesù e applicarne il metodo è conveniente, è corretto, è politicamente saggio. Non è una professione di fede confessionale, è l’assunzione di un modello di governo universale, che ha fondato la nostra civiltà.

Un amministratore che resta solo nella logica tridimensionale governa come un geometra: misura strade e bilanci. Vede numeri, non volti.

Il pensiero di Gesù offre un antidoto a tre derive:

1. Dal potere al servizio: nella sola logica tridimensionale il potere è occupare uno spazio. Nell’incontro con il pensiero di Cristo che lava i piedi, il potere è rovesciato: chi governa sta sotto e sorregge. È conveniente perché genera quella fiducia e autorevolezza che nessuna ordinanza può imporre.

2. Dalla corruzione alla custodia: chi vive solo di materia pensa che tutto sia spartibile. Chi ha compreso la lezione cristiana impara la custodia del bene comune. Come ho ricordato parlando del mistero del liquido amniotico, ogni vita è sacra. È l’antidoto più forte alla corruzione, perché fa sentire la responsabilità verso la comunità.

3. Dall’ideologia al discernimento e alla sapienza: senza questo riferimento, si giudica con le categorie del sondaggio. Con questo pensiero, si acquisiscono i due doni che ho indicato per la nuova classe politica: il discernimento per distinguere il bene comune dal bene di parte, e la sapienza per decidere non per i prossimi cinque minuti, ma per i prossimi cinquant’anni.

Sul piano sociale, significa vedere le persone prima delle statistiche. È conveniente: una società che non lascia indietro nessuno è più coesa, più sicura e più giusta. Un piano regolatore non è solo cemento, è la casa dell’uomo.

Sul piano politico, è l’antidoto al cinismo denunciato dal Rapporto Amnesty. Se le grandi potenze hanno indebolito le regole internazionali è perché hanno vissuto solo in 3D. Un amministratore che vive anche in 4D sa che ogni sua firma su accoglienza, lavoro e tutela dei fragili ha un valore che dura.

Senza questa lezione, la Democrazia Cristiana resta un’etichetta. Con questa lezione, torna a essere un centro di gravità permanente che tiene insieme la persona e la comunità.

Voglio che il mondo passi dalla logica tridimensionale del possesso alla logica quadridimensionale del dono e del servizio. Perché è laico farlo, ma è soprattutto conveniente e corretto.”

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