AgenPress. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump starebbe valutando la possibilità di autorizzare nuovi attacchi militari limitati contro obiettivi iraniani nello Stretto di Hormuz, con l’obiettivo di impedire a Teheran di ricostruire le proprie capacità radar e missilistiche e di tornare a minacciare le navi in transito.
A riferirlo è Axios, che cita tre funzionari statunitensi a conoscenza dei piani. Secondo le fonti, il piano sarebbe stato elaborato nelle ultime settimane dal Comando Centrale degli Stati Uniti (CENTCOM) e avrebbe ricevuto il sostegno del segretario alla Difesa Pete Hegseth. Il progetto sarebbe già stato sottoposto alla Casa Bianca, ma Trump non avrebbe ancora dato il via libera definitivo.
Secondo quanto riferito da Axios, Washington teme che l’Iran possa sfruttare la pausa nelle operazioni militari per ricostituire alcuni dei sistemi radar, di sorveglianza marittima e missilistici precedentemente danneggiati dagli attacchi americani.
Il timore degli Stati Uniti è che il ripristino di queste capacità possa consentire alle forze iraniane di tornare a individuare e colpire le navi commerciali che attraversano lo Stretto di Hormuz, uno dei principali punti di passaggio per il commercio mondiale di petrolio e gas.
Negli ultimi mesi le forze statunitensi hanno progressivamente ridotto la capacità iraniana di controllare il traffico marittimo nell’area. Le operazioni americane hanno colpito, tra gli altri obiettivi, sistemi radar costieri, infrastrutture di comando e controllo e capacità missilistiche antinave.
La possibilità di una nuova operazione arriva in un momento particolarmente delicato. Nelle ultime ore gli Stati Uniti hanno condotto un attacco contro obiettivi iraniani sull’isola di Larak, nello Stretto di Hormuz. Secondo CENTCOM, l’operazione era finalizzata a neutralizzare una minaccia legata alla possibile installazione di mine navali da parte delle forze iraniane.
Teheran ha reagito lanciando missili contro una base statunitense in Giordania, mentre Washington ha avvertito che potrebbe rispondere a ulteriori attacchi.
È in questo contesto che, secondo Axios, il piano per nuovi attacchi limitati potrebbe tornare sul tavolo. L’eventuale operazione avrebbe quindi una finalità essenzialmente preventiva: colpire le capacità militari iraniane prima che possano essere ricostituite e utilizzate nuovamente contro il traffico marittimo.
Lo Stretto di Hormuz rappresenta ormai uno dei principali fronti dello scontro tra Washington e Teheran. La via d’acqua, situata tra Iran e Oman, è strategica per il mercato energetico mondiale e qualsiasi interruzione significativa del traffico può avere conseguenze immediate sui prezzi del petrolio e sulla sicurezza degli approvvigionamenti.
Gli Stati Uniti hanno intensificato nelle ultime settimane le operazioni per garantire il passaggio delle navi commerciali. Secondo Axios, le forze americane hanno anche completato operazioni di bonifica delle principali rotte dello Stretto dalle mine navali.
Washington sostiene inoltre di avere progressivamente ristabilito la libertà di navigazione nell’area, anche se il traffico commerciale rimane al di sotto dei livelli precedenti al conflitto.
Per Trump, l’eventuale autorizzazione di nuovi raid comporterebbe un difficile equilibrio tra l’obiettivo di proteggere la navigazione internazionale e il rischio di una nuova escalation con l’Iran.
Il presidente aveva precedentemente ordinato una pausa nelle operazioni militari, lasciando spazio alla diplomazia e alle pressioni economiche. La situazione, tuttavia, è cambiata nuovamente dopo gli ultimi attacchi e la conseguente risposta iraniana.
La Casa Bianca potrebbe quindi trovarsi davanti a una scelta tra mantenere la pressione militare e cercare di evitare che la nuova spirale di rappresaglie trasformi gli scontri limitati nello Stretto di Hormuz in una nuova campagna militare più ampia.
Per il momento, sottolinea Axios, non risulta che Trump abbia approvato il piano. Ma un’ulteriore escalation da parte iraniana potrebbe spingere il presidente americano ad autorizzare l’operazione.
Il rischio è che Hormuz diventi ancora una volta il punto di innesco di un confronto diretto tra Stati Uniti e Iran, con ripercussioni non soltanto militari ma anche sull’economia globale e sui mercati energetici.
