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Accordo Ue-Cina? Biden avverte Bruxelles. Fronte comune contro i lavori forzati

AgenPress –  Joe Biden auspica di avviare al più presto delle consultazioni con gli alleati europei per discutere “le comuni preoccupazioni” sulle pratiche portate avanti dalla Cina sul fronte del lavoro forzato.

Così in twitter  il futuro consigliere per la sicurezza nazionale del presidente eletto degli Stati Uniti, Jake Sullivan, svelando una certa preoccupazione per l’accordo che l’Ue potrebbe chiudere a breve con Pechino e facendo appello a fare un fronte comune Usa-Ue.

L’accordo negoziato per sette anni dall’UE e che appare in dirittura d’arrivo, il Comprehensive Agreement on Investment, intende aprire i mercati della Cina e superare comportamenti oggi considerati discriminatori. E’ però finito sotto tiro davanti ai giri di vite di Pechino nella sicurezza e contro il dissenso a Hong e non solo, oltre che per le violazioni dei diritti umani. Riflettori internazionali sull’uso di lavoro forzato sono stati accesi nella provincia di Xinjiang, ai danni in particolare dell’etnia degli Uiguri.

Ex uomo di fiducia di Barack Obama e di Hillary Clinton, Sullivan invita Bruxelles e le principali capitali europee ad avviare al più presto delle consultazioni con Washington per discutere “le comuni preoccupazioni” legate all’economia del Dragone. A partire dal ricorso al lavoro forzato e alla diffusa violazione dei diritti umani. Un punto su cui anche l’amministrazione Trump ha battuto negli ultimi mesi, infliggendo diverse sanzioni a molti responsabili del Partito comunista e a molte aziende del gigante asiatico. Una stretta mirata soprattutto a chi è coinvolto nelle politiche repressive della minoranza musulmana degli uiguri, nella regione dello Xinjiang.

Nei giorni scorsi lo scandalo delle mascherine chirurgiche prodotte in Cina grazie al lavoro forzato degli uiguri sarebbero state vendute a migliaia anche in migliaia di farmacie del Belgio.  In una delle sue fabbriche circa 130 donne uiguri sarebbero state ancora costrette a lavorare fino allo scorso settembre. Queste donne sarebbero state portate con la forza all’inizio dello scorso anno nella fabbrica che si trova nella provincia di Hubei, a più di 3mila chilometri dalle loro case nella provincia dello Xinjiang. Secondo l’inchiesta, come da prassi, il servizio pubblico federale per l’economia ha testato solo la qualità delle maschere di Hubei Haixin, prima di dare il via libera alla loro commercializzazione.

E mentre da Pechino il ministero degli Esteri fa sapere che le accuse sullo Xinjiang, ultimamente stigmatizzate dal Parlamento europeo, sono del tutto prive di fondamento, da Bruxelles assicurano come il destino dell’intesa con la Cina dipenderà proprio da come verrà affrontata la questione della pratica del lavoro forzato.

Infatti, il Parlamento europeo in plenaria ha adottato una risoluzione (con 604 voti favorevoli, 20 contrari e 57 astensioni) in cui condanna fermamente il sistema di lavoro forzato messo in atto dal governo cinese, compreso lo sfruttamento delle minoranze uigura, kazaka e kirghisa e di altre minoranze musulmane nelle fabbriche situate all’interno e all’esterno dei campi di internamento nello Xinjiang.

 

 

 

 
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