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Carceri. Polizia Penitenziaria. Dopo parole Di Matteo, Conte rifletta su Bonafede e ne tragga conseguenze

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Agenpress – “Mentre siamo in attesa dell’arrivo del nuovo Capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, l’autorevole magistrato antimafia Dino Petralia, non possiamo che restare esterrefatti per quanto dichiarato dal giudice del CSM Nino Di Matteo, che qualora dovesse essere confermato attesterebbe ancora una volta l’inadeguatezza del Ministro Alfonso Bonafede alla guida del Dicastero della Giustizia. Il Premier Conte rifletta e tragga le conseguenze.

E’ quanto si legge in una nota della Segreteria Nazionale dell’Unione Sindacati di Polizia Penitenziaria USPP in merito a quanto emerso durante la trasmissione condotta da Massimo Giletti in onda sul La7 nella serata di ieri.

“Non è nelle corde del sindacato entrare in polemiche tra magistrati e politica” prosegue la nota, “tuttavia ne prendiamo atto ritenendo quanto emerso serio e per questo necessariamente da chiarire, ma che un Ministro della Giustizia dichiari addirittura che materiale delle intercettazioni sia a sua conoscenza non pare affatto corretto nei confronti delle funzioni delegate al Corpo di Polizia Penitenziaria, visto che il N.I.C., nucleo specializzato nelle indagini su delega della magistratura citato dallo stesso, opera a disposizione dell’autorità giudiziaria, ancor più incomprensibile è il fatto che lo stesso Bonafede non abbia chiarito i motivi del suo passo indietro rispetto alla nomina di chi, come da sempre sostenuto,  più di altri era indicato per rinforzare il sistema carceri e con esso la certezza della pena”.

Per la Segreteria Nazionale USPP “il giudizio critico sulla gestione Bonafede/Basentini trae origine da una serie di valutazioni sulla gestione politico-amministrativa delle carceri,  che non può che lasciare il dubbio anche sul fatto che forse si potevano evitare le violente rivolte di inizio marzo, basti pensare che da luglio 2019, giace sul tavolo del ministro una circolare con precise disposizione di contrasto alle aggressioni messe in atto sistematicamente dai detenuti nei confronti del personale di polizia penitenziaria e non solo. Alla luce di quanto accaduto, proprio quella circolare in stand by, a differenza di quella che sembrerebbe aver favorito la scarcerazione di innumerevoli boss mafiosi, forse poteva evitare i disordini gravissimi che hanno determinato evasioni, morti e distruzione nelle carceri con danno per oltre 35 milioni di euro”.

“Se questo non basta” conclude la nota USPP “non possiamo non ricordare il fallimento del Ministro Bonafede rispetto al progetto di dare la giusta autonomia decisionale ed organizzativa al vertice del  Corpo di Polizia Penitenziaria, naufragata per non intaccare suscettibilità di corporazioni interne all’amministrazione penitenziaria da sempre contrarie a far emergere le potenzialità del Corpo e con esse evitare la deriva che sta mettendo a repentaglio sicurezza e legalità nei penitenziari italiani. Motivi per i quali si ribadisce al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, la richiesta di avvicendamento del Ministro della Giustizia, riponendo nel nuovo vertice l’auspicio che si mettano all’indice delle priorità quelle riforme che necessitano per la stabilizzazione del sistema penitenziario ormai allo sbando.”

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