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Coronavirus. Ai domiciliari il boss Pasquale Zagaria, era ristretto al 41 bis

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Agenpress – Il Tribunale di Sorveglianza di Sassari ha disposto la scarcerazione di Pasquale Zagaria, recluso al 41 bis, fratello del superboss Michele Zagaria, in quanto le strutture sanitarie dell’isola non avrebbero potuto garantirgli la prosecuzione dell’iter terapeutico per una grave patologia da cui è affetto.

L’uomo, arrestato nel 2007, era recluso al 41-bis, e recentemente era stato operato di tumore: per l’emergenza sanitaria dovuta alla pandemia da Coronavirus, sono state interrotte le chemioterapie, così Zagaria è stato trasferito nel Nord Italia.

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Considerato dagli inquirenti il cervello economico del clan: era stato lui a portare il cemento – corebusiness dei Casalesi – a Parma, dove la cosca era riuscita a pilotare appalti verso ditte ‘amiche’. Lo scorso anno il magistrato di sorveglianza di Cuneo aveva ridotto di 210 giorni la sua pena (che dovrebbe scontare entro il 2027) accogliendo l’istanza dei suoi difensori per aver subito un trattamento inumano nei periodi di detenzioni trascorsi a Poggioreale, Cuneo, Lecce e Nuoro

Per evitare la scarcerazione di Zagaria, i magistrati hanno anche chiesto il suo trasferimento in un altro istituto, ma “dal Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria – si legge nel provvedimento della Sorveglianza – non è giunta risposta alcuna”. In assenza di alternative, quindi, il Tribunale ha disposto la detenzione domiciliare del boss nel bresciano. Si tratta di una scarcerazione, al pari di altre, su cui il ministero della Giustizia vuole vederci chiaro: per questo il Guardasigilli Alfonso Bonafede ha incaricato gli ispettori di Via Arenula di svolgere accertamenti.

Nei giorni scorsi altri detenuti sono stati scarcerati e questo ha suscitato un gran vespaio, anche politico, con l’opposizione all’attacco e il governo che ha parlato di
“strumentalizzazione” di una circolare del Dap che voleva essere solo un monitoraggio dei reclusi al 41 bis che, per età e condizioni di salute, potrebbero teoricamente godere del differimento della pena. Decisione, è stato ricordato, che spetta comunque al magistrato. Ed oggi dal ministero della Giustizia si apprende che sempre il Dap sta lavorando ad un’altra circolare, destinata ai direttori delle carceri, in base alla quale le istanze alla magistratura di sorveglianza dei detenuti appartenenti al circuito dell’alta sicurezza, o sottoposti al 41 bis, dovranno essere trasmesse alla procura nazionale antimafia e a quella distrettuale.

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