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Fase 2. La rabbia dei Vescovi per stop Messe. Il governo corre ai ripari

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Agenpress – Dal 4 maggio saranno permessi i funerali ma con un massimo di 15 persone con mascherine e distanze, ma ancora non c’è il via libera alle messe.

Sul no alle messe i vescovi hanno espresso le loro forti perplessità. Il decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri “esclude arbitrariamente la possibilità di celebrare la messa con il popolo”. I vescovi italiani “non possono accettare di vedere compromesso l`esercizio della libertà di culto. Dovrebbe essere chiaro a tutti che l`impegno al servizio verso i poveri, così significativo in questa emergenza, nasce da una fede che deve potersi nutrire alle sue sorgenti, in particolare la vita sacramentale”.

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Anche il quotidiano dei vescovi, Avvenire, con un editoriale del direttore Marco Tarquinio che parla di “ferita incomprensibile e ingiustificabile» con il mondo cattolico, al quale sarà «difficile far capire perché, ovviamente in modo saggio e appropriato, si potrà tornare in fabbriche e in un uffici, entrare in negozi piccoli e grandi di ogni tipo, andare nei parchi e giardini invece non si potrà partecipare alla Messa domenicale. Una scelta miope e ingiusta”.

“Nei prossimi giorni saranno elaborati protocolli per le messe”,  ha reso noto Palazzo Chigi, dopo la forte irritazione dei vescovi. Questo protocollo consentirà quanto prima, si legge in una nota, “la partecipazione dei fedeli alle celebrazioni liturgiche in condizioni di massima sicurezza”.

 Criticità ineliminabili” rendono impossibile, secondo i tecnici del Comitato tecnico scientifico, la riapertura delle funzioni religiose.  In particolare il comitato ritiene che “la partecipazione dei fedeli alle funzioni religiose comporta, allo stato attuale alcune criticità ineliminabili che includono lo spostamento di un numero rilevante di persone e i contatti ravvicinati durante l’Eucarestia”.

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A partire dal 4 maggio quindi e “per le successive tre settimane”, “non essendo ancora prevedibile l’impatto che avranno le riaperture parziali e il graduale allentamento delle misure attualmente in vigore sulle dinamiche epidemiche, il Cts reputa prematuro prevedere la partecipazione dei fedeli alle funzioni religiose”.

Un parere che potrà essere rivisto “a partire dal 25 maggio nella direzione di una previsione verso la partecipazione dei fedeli alle funzioni religiose, rispettando rigorosamente le misure di distanziamento sociale sulla base degli andamenti epidemiologici”.

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