Inchiesta Open. Oggi in Senato il voto su Renzi. “Farò tremare il Senato!” Pd e M5S divisi. Conte, voteremo contro

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AgenPress – È previsto nel pomeriggio un voto sul conflitto di attribuzione per il caso della Fondazione Open, che vede coinvolto il leader di Italia Viva Matteo Renzi. Nelle scorse settimane la Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari aveva dato il via libera a una relazione della senatrice di Forza Italia, Fiammetta Modena, con cui era stata sollevata la questione dinanzi alla Consulta contro i magistrati di Firenze che avrebbero inserito, nel fascicolo dell’inchiesta, una chat del giugno 2018 quando Renzi era già senatore, e secondo la parlamentare senza chiedere prima una formale autorizzazione al Senato.

La tesi è la seguente: “Ritenendo che il messaggio scritto su Whatsapp rientri pleno iure nel concetto di ‘corrispondenza‘, appare illegittimo il sequestro dello stesso senza una preventiva autorizzazione del Senato”.

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La relazione di Modena era passata con 14 voti favorevoli tra cui quelli della Lega e di Fratelli d’Italia, due voti contrari, quello dell’ex presidente del Senato Pietro Grasso e di Gregorio De Falco entrambi nel Misto e l’astensione appunto di Pd e M5S.

“Voteremo contro, ma non contro Renzi, contro un singolo senatore, ma perché difendiamo valori e principi del M5s. Non ci sono requisiti per chiedere un conflitto di attribuzione”,  ha detto Giuseppe Conte.

Il Partito Democratico voterà a favore della relazione della Giunta per le Immunità sul conflitto di attribuzione contro i Pm fiorentini per il caso della Fondazione Open, che vede coinvolto Renzi, indagato per finanziamento illecito e che oggi interverrà in prima persona. “Sto preparando un intervento dei miei, di quelli che restano. Farò tremare il Senato! Qua mi sa che a tanti non è chiara una cosa. Qualcuno, per esempio, crede che io voglia fuggire dal processo, ma questo non è affatto vero, anzi. Io non vedo l’ora che si celebri, questo processo. E non vedo l’ora di vincerlo, a costo di arrivare in Cassazione. Ma qua il tema è un altro: per calpestare me, si sta calpestando la Costituzione..”

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“E’ il momento di difendere il Parlamento e l’articolo 68 della Costituzione”, scrive sul proprio blog Stefano Ceccanti, capogruppo del Pd in Commissione Affari costituzionali, a proposito del voto. L’invito è a leggere il testo della relatrice “prescindendo dal nome di Renzi e dal concreto caso giudiziario, come se fosse un parlamentare ignoto. A me sembra evidente che sia un’iniziativa del potere giudiziario che sposta palesemente i confini dei rapporti tra poteri violando l’articolo 68 della Costituzione che richiede per questo tipo di iniziative l’autorizzazione della Camera di appartenenza”.

Secondo la relazione della Giunta i messaggi scambiati su Whats App nel 2018, quando Renzi era senatore, vanno considerati come fossero corrispondenza: per questo i magistrati avrebbero dovuto chiedere preventiva autorizzazione prima di acquisirli.

Lo scorso 9 febbraio i pm toscani hanno chiesto di processare l’ex presidente del consiglio e altri dieci indagati (compresi i deputati Maria Elena Boschi, e Luca Lotti, l’ex presidente di Open Alberto Bianchi, l’imprenditore Marco Carrai) per alcuni reati contestati a vario titolo: si va dal finanziamento illecito ai partiti alla corruzione, dal riciclaggio al traffico d’influenze.

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