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Intervento del Presidente Draghi all’Assemblea di Confindustria

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AgenPress. Signora Presidente del Senato, Onorevoli Vice-presidenti del Senato e della Camera,
Presidente Bonomi,

L’Italia vive oggi un periodo di forte ripresa, migliore di quello che avevamo immaginato solo qualche mese fa.
Le previsioni del Governo, che presenteremo tra pochi giorni, stimano una crescita intorno al 6% per quest’anno, a fronte del 4,5% ipotizzato in primavera.
La produzione industriale ha superato a luglio il valore registrato prima dell’inizio della pandemia.
Le esportazioni nel secondo trimestre di quest’anno sono state del 4,8% più alte che nello stesso periodo del 2019, prima della crisi sanitaria.

Al rafforzamento dell’economia si accompagna un miglioramento dell’occupazione.
A luglio il numero di occupati è cresciuto di 440mila unità – come lei stesso ha ricordato, rispetto a un anno prima – e c’erano 170mila disoccupati e 484mila inattivi in meno.
Il mercato del lavoro è ripartito, ma ci sono ancora alcuni aspetti che destano preoccupazione.
Tra i dipendenti, tre quarti dei nuovi occupati hanno ricevuto un contratto a tempo determinato.
Nel 2020, più di due milioni di famiglie erano ancora in condizione di povertà assoluta.

La crescita che abbiamo davanti è in una certa misura un rimbalzo, legato alla forte caduta del prodotto interno lordo registrata l’anno scorso.
Nel 2020, l’economia italiana si è contratta dell’8,9%, una delle recessioni più profonde d’Europa.
Era dunque inevitabile che alla riapertura si accompagnasse una forte accelerazione dell’attività.
La sfida per il Governo – e per tutto il sistema produttivo e per le parti sociali – è fare in modo che questa ripresa sia duratura e sostenibile.
Dobbiamo evitare i rischi congiunturali che si nascondono dietro questo momento positivo; preservare buone relazioni industriali – e su questo tornerò – perché assicurino equità e pace sociale e produzione, naturalmente; e accelerare con il nostro programma di riforme e investimenti, per migliorare il tasso di crescita di lungo periodo dell’economia italiana.

Per assicurare la sostenibilità della ripresa dobbiamo prima di tutto impedire che ci siano altre significative ondate di contagio.
Il Governo sta agendo con la massima determinazione per evitare nuove chiusure.
Voglio quindi ringraziare ancora una volta gli italiani per la convinzione con cui hanno aderito alla campagna vaccinale, e le imprese per l’impegno dimostrato nel cooperare alla sua organizzazione.
A oggi, oltre 41 milioni di italiani hanno completato il ciclo vaccinale, quasi il 77% della popolazione con più di 12 anni.
E per fine settembre contiamo raggiungere l’obiettivo di aver vaccinato l’80% della popolazione italiana. Bisognerà andare oltre, naturalmente, per le varianti.

La “variante Delta” ci obbliga a raggiungere tassi di vaccinazione ancora maggiori ma la strada è aperta e il processo si sta evolvendo bene.
Anche per questo motivo abbiamo prima introdotto e poi allargato e reso sempre più stringente l’uso del “green pass”.
A mio avviso, il “green pass” è uno strumento di libertà, di sicurezza, per difendere i cittadini e i lavoratori e per tenere aperte le attività economiche e le scuole, che lo vogliamo.
Voglio ringraziare Confindustria che ha subito lavorato insieme al Governo e ai sindacati per trovare un accordo sull’estensione del “green pass” ai luoghi di lavoro.
Se riusciremo a tenere sotto controllo la curva del contagio, potremo allentare ulteriormente le restrizioni che sono ancora in vigore – ad esempio nei luoghi di lavoro, nei cinema, nei teatri, negli stadi e in tutti gli altri luoghi di spettacolo, sport e cultura.

L’altra incognita su cui dobbiamo vigilare riguarda l’aumento dei prezzi e la difficoltà nelle forniture in alcuni settori.
L’economia globale attraversa una fase di aumento dei prezzi, che riguarda anche i prodotti alimentari, i noli e tocca tutte le fasi del processo produttivo.
Non sappiamo ancora se questa ripresa dell’inflazione sia temporanea o permanente, strutturale.
Se dovesse rivelarsi duratura, sarà particolarmente importante incrementare il tasso di crescita della produttività, per evitare il rischio di perdita di competitività internazionale.
Per le imprese sono particolarmente importanti i rincari sui materiali da costruzione, sul gas e sull’energia, e i problemi di approvvigionamento dei semiconduttori.
Il Governo è impegnato a trovare soluzioni immediate a questi problemi, e a disegnare strategie di lungo periodo per ridurre le nostre vulnerabilità.

Per quanto riguarda il prezzo delle materie prime, l’aumento è probabilmente in parte temporaneo perché legato alla forte ripresa dell’economia globale e ad alcune situazioni specifiche nei luoghi di produzione di queste materie prime.
Già quest’estate abbiamo approvato un intervento per arginare i rincari e per aiutare le imprese di costruzione impegnate in opere pubbliche.
Anche l’aumento del prezzo del gas e dell’elettricità è legato anche – spero in gran parte – a fenomeni transitori.
In assenza di un intervento del governo, nel prossimo trimestre il prezzo dell’elettricità potrebbe salire intorno al 40%, e quello del gas del 30%.
Per questo abbiamo deciso di eliminare per l’ultimo trimestre dell’anno gli oneri di sistema del gas per tutti, e quelli dell’elettricità per le famiglie e le piccole imprese.
Discuteremo del provvedimento oggi stesso in Consiglio dei Ministri.
Potenziamo il bonus luce e gas per proteggere soprattutto le fasce meno abbienti.
Si tratta complessivamente di un intervento di oltre 3 miliardi, che fa seguito a quello di 1,2 miliardi avvenuto a giugno.
E che ha una forte valenza sociale, per aiutare in particolare i più poveri e i più fragili.
A queste misure deve seguire però un’azione più strutturale, anche a livello europeo, per diversificare le fonti di energia e rafforzare il potere contrattuale dei Paesi acquirenti.
Questa ipotesi è stata ventilata dalla Presidente della Commissione europea nell’ultimo Vertice di Atene, l’altro ieri, in cui ha detto: “Abbiamo dimostrato di avere un potere come acquirenti nella vicenda dei vaccini. Dopo le incertezze iniziali la cosa è andata molto bene. Perché non pensiamo a fare una cosa di questo tipo sul fronte dell’approvvigionamento del gas naturale, per esempio, o di altre materie prime?”.
È un’idea che trovo molto interessante e che esploreremo con la Commissione.
Dalla fine del 2020, la domanda di semiconduttori supera la capacità produttiva mondiale.
Il Presidente Bonomi ha ricordato come l’importanza dei semiconduttori aumenti con la digitalizzazione e la mobilità elettrica.
Il governo ha in programma importanti investimenti nella filiera microelettronica.
Proprio in questo mese, il Ministero dello Sviluppo Economico ha messo a disposizione fondi alle imprese del settore per oltre 700 milioni, a cui si aggiungono quelli del PNRR.
Siamo impegnati a sostenere la ricerca e ad attrarre investimenti sul settore, perché le innovazioni sui semiconduttori possano provenire anche dall’Italia e dall’Europa.

L’Italia si sta rimettendo in piedi dopo una crisi profonda.
Questa fase richiede una politica di bilancio equilibrata ed efficace.
Le conseguenze dello shock economico causato dalla pandemia, a partire dall’aumento dell’indebitamento privato, richiedono tempo per essere assorbite.
Misure straordinarie come la moratoria sul credito bancario hanno nascosto vulnerabilità del nostro sistema economico e queste vulnerabilità sono destinate a riemergere nel tempo.
La fiducia di famiglie e imprese è molo elevata, come ho detto, ma è fragile.
La priorità deve essere quella di preservare la loro capacità di spesa e la loro volontà di investire.

Se guardiamo oltre l’orizzonte congiunturale, il nostro obiettivo deve essere migliorare in modo significativo il tasso di crescita di lungo periodo dell’Italia.
Nel 2019, il nostro reddito pro capite era fermo al livello di venti anni prima.
Nello stesso periodo, la produttività totale dei fattori è diminuita di più del 4% (nei vent’anni precedenti), mentre in Germania è aumentata di oltre il 10% e in Francia di quasi il 7%.
Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, approvato dalla Commissione Europea a giugno, include le riforme e gli investimenti necessari per colmare questo divario.
Vogliamo favorire l’innovazione, la transizione ambientale e quella digitale.
E portare l’Italia su un percorso di crescita inclusiva, che migliori la mobilità sociale e consenta la piena realizzazione professionale dei giovani e delle donne, soprattutto al Sud.

La transizione ecologica non è una scelta, è una necessità.
I cambiamenti climatici hanno già gravi conseguenze sulle nostre vite, il nostro pianeta e le nostre economie.
Se non interveniamo subito, i loro effetti rischiano di peggiorare e di diventare irreversibili.
Dobbiamo prendere misure ambiziose per ridurre le emissioni e contenere l’aumento della temperatura.
Ma dobbiamo tenere conto della capacità di riconversione delle nostre strutture produttive, come ha rilevato anche il Presidente Bonomi prima.
Lo Stato deve fare la sua parte nell’aiutare cittadini e imprese a sostenere i costi di questa trasformazione.
E prestare particolare attenzione alle fasce più deboli della popolazione.
Gli investimenti del PNRR riguardano l’efficienza energetica, la mobilità sostenibile, l’idrogeno.
Investiamo nello sviluppo di capacità industriali, per esempio nei pannelli solari e nelle batterie, per ridurre la dipendenza dai produttori stranieri.
E miglioriamo l’efficienza del nostro sistema di autorizzazioni, che non può impedire la realizzazione degli ambiziosi obiettivi sulle energie rinnovabili.
Questo è un punto molto difficile, che richiede partecipazione di tutti, ma assolutamente imprescindibile se vogliamo praticare una politica di energie rinnovabili certa, efficiente, adeguata.

La transizione digitale è l’altra grande sfida che il nostro Paese ha davanti.
Intendiamo migliorare la vita di cittadini e imprese e dotare soprattutto i giovani delle capacità necessarie per essere pronti per i lavori di domani. Secondo me anche di oggi.
Sul fronte delle infrastrutture, abbiamo concluso la consultazione pubblica sulla banda larga, che ha dato avvio al processo di cablatura del Paese.
Attendiamo di ricevere le prime proposte di partnership per la creazione del Polo Strategico Nazionale, il cloud sicuro per la Pubblica Amministrazione.
In entrambe le iniziative il contributo dei privati sarà essenziale.

Un Sud più forte e meglio connesso con il resto del Paese è nell’interesse dell’Italia e dell’Europa.
Le nostre politiche per il Mezzogiorno intendono superare le disparità che condannano milioni di cittadini a servizi pubblici inadeguati e, soprattutto, li condannano ad avere meno possibilità di crescita e affermazione professionale.
Gli investimenti infrastrutturali del PNRR destinano almeno il 40% delle risorse al Sud.
E particolare attenzione sarà dedicata alla situazione delle aree interne. Gli importanti investimenti nei porti e nello sviluppo dell’economia del mare vogliono riportare di nuovo l’Italia al centro dei traffici marittimi intercontinentali.

Negli scorsi mesi abbiamo preso altri importanti provvedimenti per l’attuazione del PNRR.
Abbiamo creato la struttura per la gestione e il monitoraggio del Piano e approvato importanti semplificazioni del sistema normativo e degli appalti.
Abbiamo migliorato la gestione delle risorse umane della Pubblica Amministrazione e i processi di reclutamento e stabilito nuove regole per la mobilità nella PA. È un elenco un po’ arido ma, a volte, per far funzionare una macchina bisogna fare delle cose così, quasi banali, ma non è che non sono state fatte o sono state fatte male.
Abbiamo portato avanti la riforma della giustizia penale, per accorciare i tempi dei processi, e lo stesso stiamo facendo ora per la giustizia civile.

Nel Consiglio dei Ministri di oggi presenteremo il quadro del monitoraggio degli interventi del PNRR previsti per l’ultimo trimestre del 2021. Così si avrà una rappresentazione, spero chiara, degli interventi e la loro tempistica nei prossimi tre mesi prima di fine anno.  È molto importante anche perché – il dialogo con la Commissione europea è costante – i finanziamenti sono in varie tranche che dipendono proprio dai progressi che noi facciamo con gli investimenti e con le riforme.
Dobbiamo ora mantenere la stessa ambizione e la stessa determinazione che abbiamo avuto negli scorsi mesi, soprattutto per quanto riguarda l’agenda delle riforme.
In particolare, nel mese di ottobre, intendiamo approvare un provvedimento che dia impulso alla concorrenza.
A voi imprese chiedo di appoggiarlo con convinzione.

Il rafforzamento dell’economia passa attraverso l’apertura dei mercati, non la difesa delle rendite.
Intendiamo inoltre attuare nella legge di bilancio la razionalizzazione e il potenziamento degli ammortizzatori sociali.
Vogliamo rafforzare gli strumenti di integrazione salariale per tutelare meglio chi perde il lavoro.
Ma anche – e qui mi riferisco alle parole del Presidente Bonomi – avviare una riforma delle politiche attive del lavoro, per agevolare il reinserimento di chi è disoccupato o cassaintegrato con più efficacia di quanto non avvenga oggi.
Quindi bisogna essere aperti alle proposte, ai suggerimenti che vengono anche al di fuori della sfera pubblica.

Il PNRR rappresenta un progetto decisivo per il futuro del nostro Paese.
Dobbiamo assicurarci che il denaro stanziato per gli investimenti sia speso bene, come ho detto altre volte, con onestà e senza infiltrazioni criminali.
Bisogna evitare i ritardi che hanno spesso rallentato o impedito l’uso dei fondi europei in Italia.
Bisogna cogliere l’opportunità per sciogliere i nodi strutturali che legano da anni il nostro Paese.
Bisogna accompagnare le imprese in questa transizione, attraverso le riforme e gli investimenti.
Ne va del nostro benessere economico, della nostra credibilità di fronte prima di tutto agli italiani, in particolare ai giovani, e di fronte all’Europa.

Ora mi avvio alla conclusione

Un governo che cerca di non far danni è già molto, ma non basta purtroppo per affrontare le sfide dei prossimi anni, in primis le tensioni geopolitiche, il protezionismo, ma anche il probabile mutare delle condizioni finanziarie, il graduale affievolirsi degli stimoli di bilancio.
È quando l’intero quadro di riferimento politico, economico e sociale cambia che più occorre essere uniti per non aggiungere incertezza interna a quella esterna.

Le buone relazioni industriali sono il pilastro di questa unità produttiva.
Questa frase viene da un’apparente somiglianza tra la situazione di oggi e la situazione del dopoguerra, come ricordava il Presidente Bonomi prima e il filmato – bellissimo fra l’altro – d’introduzione. C’è stata una catastrofe come allora, c’è una forte ripresa come allora, con dei tassi che credo abbiamo visto soltanto in quegli anni; i tassi di crescita di oggi li abbiamo visti forse negli anni 60, sicuramente negli anni 50.
Quindi mi è venuto spontaneamente di chiedermi: come mai si sono interrotti questi tassi di crescita? Come mai – come mi disse un amico di un altro Paese, all’epoca, nel ‘71, ‘70 –  il giocattolo si è rotto?
Beh, evidentemente le mutazioni del quadro internazionale, l’abbandono del sistema di Bretton Woods, il prezzo del petrolio, due guerre, la fine della guerra in Vietnam, la grande inflazione, sono tutte cose che hanno cambiato il quadro internazionale.
Però questo quadro internazionale così difficile, alcuni Paesi hanno affrontato gli anni 70, chee sono stati anni difficilissimi, con successo.
E una caratteristica che separa questi paesi dall’Italia, è proprio il sistema di relazioni industriali. In questi Paesi le relazioni industriali, pur stimolate, pur stressate da quello che avveniva intorno, sono state relazioni industriali buone. Da noi, col finire degli anni 60, invece si assiste alla totale distruzione delle relazioni industriali.
Quindi per questo insisto, niente è più facile che nel momento in cui tutto il quadro internazionale cambia, le relazioni industriali vadano particolarmente sotto pressione e invece bisogna essere capaci di tenerle.

In questo senso le parole del Presidente Bonomi suggeriscono che effettivamente si possa cominciare a pensare a un patto economico, produttivo, sociale del Paese.
Ci sono tantissime delle misure, che lui e che anche tu Andrea, di cui discutiamo continuamente, che possono effettivamente essere materia di questo patto.
Io cerco di non usare la parola patto, usavo la parola “una prospettiva economica condivisa”.
Il significato è che bisogna mettersi seduti tutti insieme e cominciare a parlare di quello che si fa sui vari capitoli.

Una cosa che voglio ripetere e che credo sia importante riaffermarla in questo momento: il Governo da parte sua non ha intenzione di aumentare le tasse.
In questo momento – come ho detto tante volt – i soldi si danno e non si prendono.

Ho avuto modo di ricordare che riacquistare il “gusto del futuro” è essenziale perché l’Italia torni alla crescita, alla prosperità, al rispetto dell’ambiente visto come opportunità, non come vincolo.
Le nostre imprese, voi, avete raccolto il messaggio e oggi abbiamo uno dei tassi di crescita più elevati dell’UE.
Il nostro compito, il compito del Governo, è far sì che il gusto del futuro continui a restare nelle vostre scelte di imprenditori.

La mia presenza oggi è un ringraziamento a tutte le imprese e ai loro lavoratori.
Per la vostra capacità di reagire e innovare, in anni molto difficili per la nostra società.
Lavoro anche duro, investimenti e spazio ai giovani e alle donne.
Insieme ai vostri dipendenti, avete fatto la vostra parte.
Oggi vi chiedo di fare di più.
Ve lo chiedo pur essendo consapevole che la storia dell’imprenditoria italiana è già ricca di pagine nelle quali la responsabilità nazionale ha prevalso sugli interessi aziendali, familiari e di settore.
E vorrei che la pagina che state scrivendo oggi con il vostro impegno fosse ricordata come un momento storico.
Vorrei che oggi tutti noi condividessimo, quella che ho accennato prima, una prospettiva di sviluppo – o vogliamo chiamarla patto – a beneficio anche dei più deboli e delle prossime generazioni.
Nessuno può chiamarsi fuori.

Sono certo, conoscendo le virtù dell’impresa, che sarà una pagina di cui l’Italia andrà fiera.
Grazie.

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