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Liliana Segre compie 90 anni. “La morte di Willy è stata “una barbarie assoluta”

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AgenPress – Compie oggi 90 anni Liliana Segre, la bambina sopravvissuta ad Auschwitz che ha fatto della testimonianza degli orrori della Shoah e della lotta contro ogni forma di odio una delle sue ragioni di vita.

Nata a Milano nel 1930, subì le leggi razziali per le sue origini ebraiche ancora bambina e venne espulsa da scuola. A 14 anni venne deportata con il padre Alberto verso il campo di concentramento di Auschwitz partendo da quel binario 21 della Stazione Centrale di Milano dove ora sorge il Memoriale della Shoah.

Dopo anni e anni di silenzio in cui non è riuscita a parlare del dolore e delle umiliazioni subite, Segre, rimasta ormai una delle poche sopravvissute all’Olocausto, ha iniziato a raccontare la sua storia in diversi incontri pubblici e in particolare a migliaia di studenti di tutta Italia per mantenere viva la memoria di orrori ed errori che non devono essere dimenticati.

E nel giorno del suo compleanno Liliana Segre parla anche dell’omicidio di Willy, ucciso a Colleferro per aver difeso un suo amico.

“Il pestaggio di quel ragazzino non solo mi ha colpito, ma mi ha suscitato tormenti e ricordi terribili. L’ho trovata una barbarie assoluta. Vorrei fare mie le parole della presidente della nostra comunità, Noemi Di Segni, che ha scritto un messaggio bellissimo, ricordando come questa esaltazione non della vittima ma dei suoi persecutori, e si riferisce a tutto ciò che è stato scritto sui social, alla fine ha ucciso ancora e ancora il povero Willy”. La morte di Willy, prosegue, “è stata come una sconfitta personale, mi ha fatto pensare che tutto ciò che ho provato a fare contro la violenza e l’odio, alla fine è servito a poco. Se ancora ci sono in giro persone che pensano di risolvere le proprie sconfitte personali picchiando il prossimo, siamo ancora in una società lontana dalla civiltà”.

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