Governo. Tensioni nella maggioranza su contante, tasse, partite Iva e affitti

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Agenpress – Scontro nella maggioranza, Italia viva non si arrende sull’abolizione di quota 100 e annuncia emendamenti in Parlamento, si oppone alla sugar tax, contesta l’aumento delle tasse sugli affitti sociali e ritiene inutile l’abbassamento del tetto del contante. Per i 5 stelle bisogna colpire i grandi evasori, sono contrari alla doppia sanzione sui pos per i commercianti e gli artigiani, così come alla stretta su flat tax e partite Iva, e difendono a spada tratta quota 100.

“Quota 100 la manteniamo”, ribadisce il premier Giuseppe Conte, che respinge anche l’accusa di una stangata sulle partite Iva. “Come si fa a dire che sono contro il popolo delle partite Iva. E’ una fesseria. Io sono il premier che ha portato da 30 fino a 65 mila euro l’aliquota al 15% per commercianti, professionisti, per tutti. L’anno scorso quando ho firmato il provvedimento, avevo anch’io la partita Iva e l’ho dovuta chiudere”. Ma il Movimento 5 stelle rincara la dose: “Il regime forfettario non si tocca“.

Luigi Di Maio ieri ha riunito i ministri Cinque Stelle a Palazzo Chigi nel mezzo delle tensioni con il premier, Giuseppe Conte, sulla manovra. Il vertice dei maggiorenti pentastellati servirà a fare il punto sui contenuti della Legge di Bilancio, approvata “salvo intese” all’alba di mercoledì, ma della quale non esiste ancora un testo definitivo da inviare in Parlamento.

Il ministro degli Esteri e leader grillino deve fare i conti con i mal di pancia dei parlamentari M5S verso l’abbassamento a 2.000 euro del tetto per i pagamenti in contati e verso le sanzioni per gli esercenti che non accettano pagamenti con il pos, percepiti come un aggravio per artigiani, commercianti e piccoli imprenditori.

Di Maio – come ricorda La Stampa – solo quattro anni fa sosteneva il contrario. “Portare il tetto al contante a tremila euro favorisce il riciclaggio di soldi sporchi e l’evasione fiscale”. Con lui, era d’accordo anche il futuro ministro della Giustizia Bonafede: «L’aumento del contante favorisce l’autoriciclaggio e il consumo di denaro sporco».

Era stato un durissimo posto pubblicato sul blog dei Cinquestelle a riaccendere le tensioni. “Di fronte alle proposte contenute in manovra, dal tetto al contante alla multa sul Pos, saremmo anche d’accordo. Ma solo se rappresentassero vere misure anti-evasione. L’inserimento di queste misure – si leggeva – non solo non fa recuperare risorse. Ma addirittura rischia di porre questo governo nello stesso atteggiamento di quelli del passato. Quelli che pensavano di fare la lotta all’evasione mettendo nel mirino commercianti, professionisti e imprenditori. Un segnale culturale devastante. Soprattutto mentre si cerca un’intesa su carcere e confisca per i grandi evasori, cioè per coloro che evadono più di 100mila euro”.

Le tensioni sono emerse con forza giovedì 17 ottobre quando Di Maio ha annunciato un nuovo Cdm convocato per lunedì, nel quale, ha detto, ci sarà il via libera alla manovra e al decreto Fisco che contiene parte delle coperture.

Anche perché i punti da chiarire, secondo l’M5S, sono “molti”, compresa l’insistenza sul carcere per gli evasori, contro cui si schiera l’ala renziana del governo, pronta in Parlamento a presentare anche un emendamento per abrogare l’uscita anticipata dal lavoro con Quota 100.

A stretto giro è arrivata la replica di Conte. La riunione servirà a varare un decreto terremoto. Sulla manovra, già approvata, ci potrebbero essere al massimo limature.

Si litiga anche sulla cedolare secca sugli affitti sociali. Il governo ha previsto un aumento dell’aliquota dal 10 al 12,5% (senza intervento sarebbe passata al 15%) ma Italia Viva non è d’accordo. Uno stop all’aumento comporterebbe una perdita di gettito di circa 150 milioni l’anno che andrebbe compensata.