Televisione. Scandurra. “Andrea? Si “Scanzi” per favore!”

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Andrea Scanzi

Mentre conquista followers a iosa sui social, prendendosela spesso con tutto e tutti: da Flavio Briatore, a Feltri a Sgarbi, passando per Massimo Cacciari

Agenpress – “La notizia è di quelle da far girar la testa? Sì, ma dalla parte opposta. La pagina Facebook di Andrea Scanzi cresce a ritmo virale. Oltre 250mila nuovi ‘Mi piace’ in una settimana, si legge sul web”, esordisce Maurizio Scandurra nella sua opinione quotidiana ad Agenpress.

Per poi riprendere, con una vena di evidente ironia: “Lo scenario è apocalittico, paiono raccontare le cronache. Tra poco il giornalista e scrittore aretino potrebbe eguagliare sui social persino personaggi di più ben nota e chiara fama come Silvio Berlusconi e Matteo Renzi”.

Prosegue Scandurra: “E, si dice in giro, supererà o ha già superato nel mentre, quale fonte d’informazione preferita dagli italiani, manco fosse una cucina Scavolini o Lorella Cuccarini, autorevoli testate quali ‘il Giornale’, ‘L’Espresso’, ‘Huffington Post’, ‘Il Messaggero’, ‘Leggo’ e il ‘The Post Internazionale’. Davvero bravo, nel ‘contagio on line’, a mietere tra gli utenti della rete reiterate stragi di zucche vuote molto più che ad Halloween. Le quali null’altro sembrerebbero aver da fare o cui pensare in questo momento topico per il Paese, se non star dietro a colpi di click ai discorsi di Scanzi”.

Perché a quanto pare, evidenzia il giornalista e saggista cattolico, “vincerebbe pure sulle dirette Facebook, staccando persino Matteo Salvini. Oh, quale dramma sarà mai? Altresì in testa, a livello di followers, a Giuseppe Conte, del quale però non ha affatto la testa. Ma con una sostanziale differenza: esistono mestieri del ‘fare’ e altri del ‘dire’. Fra i primi rientra il Premier, che resta pur sempre un accademico e un avvocato alle prese a modo suo con problemi contingenti e reali per il bene di tutti. Mentre il nostro fa un po’ come Mina: parole, parole parole. E soltanto parole”.

Non di certo, d’amore – osserva Maurizio Scandurra – verso gli ospiti che con lui condividono le poltrone dei salotti televisivi. Che scambia spesso e volentieri per avversari, irresistibilmente votato a quell’homo homini lupus così tanto caro nel ‘500 a Thomas Hobbes, come si conviene al più agguerrito dei ring. Trattandoli tutti con la puzza sotto il naso. Liquidandoli frettolosamente alla svelta come abitualmente fanno le signorine un po’ piccate. Parlando sopra tutto e tutti”.

E ancora: “Bollando – proprio Scanzi, che alcuni anni fa due ceffoni poderosi li presi per davvero per mano del cantante dei Negrita, si apprende da Internet – chiunque nutra opinioni diverse dalla sua alla stregua di un inetto qualsiasi incapace di comprendere l’evidenza delle verità cui crede il buon Andrea, e che si ostina a professare senza neanche essere un professore.

Tutt’al più, a volergli dare un modesto contentino, una sorta di ‘maestrino catodico’ cui sinceramente auguro un giorno di avere la cultura, il carisma e la dialettica di un Alessandro Meluzzi, il coraggio di un Vittorio Sgarbi, l’ironia sottile di un Vittorio Feltri, l’autorevolezza di un Nicola Porro, la competenza di un Gianluigi Paragone, il contegno di un Gianluigi Nuzzi, l’arguzia di un Luca Telese, la simpatia epidermica di un Giampiero Mughini, l’acume di un Mario Giordano, l’esperienza di una Milena Gabanelli, la penna di un Pietrangelo Buttafuoco, il garbo di un Paolo Del Debbio, l’equilibrio e la sintesi di una Maria Giovanna Maglie, i modi e la finezza di un Giovanni Floris, l’eleganza e la stoffa di un Massimo Giletti, il talento imprenditoriale e la concretezza di un Flavio Briatore”.

Per poi chiosare: “Ma, soprattutto, il fair-play di un Marco Travaglio, firma e professionista di ben altro spessore: non proprio simpaticissimo anch’egli, resta comunque un gigante imbattuto del giornalismo, al confronto con il nostro. Più simile, invece, per parte sua a un modestissimo David Parenzo, con cui se la gioca alla pari in tema di urticanti provocazioni”.

Conclude infine Scandurra: “Andrea, per favore, sia gentile. Umile e un po’ più cortese, almeno una volta, La prego. Quantomeno, si sforzi di provarci. Lei resta un uomo intelligente, che certamente sa il fatto il suo. Mi permetta, in amicizia e con cortesia, di dirLe però, quantomeno finchè non tenterà almeno un minimo di mutare atteggiamento: ‘Andrea? Si ‘Scanzi’, per favore!’”.