Roma. Al Cimitero Flaminio feti sepolti col nome di chi ha abortito. Istruttoria Garante della Privacy

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AgenPress – Al cimitero Flaminio a Roma vengono seppelliti i corpicini e i dati personali di chi ha abortito sono visibili a tutti. Centinaia le croci, divise in più lotti e si riconoscono perché sono bianche, sbilenche, col nome di famiglia, di colei che ha dovuto o voluto interrompere la gravidanza.

Per prima se n’è accorta una donna, M.L. che un paio di giorni fa si è sfogata con un lungo post su Fb. “Non ne sapevo niente, mi sono trovata il mio nome su una tomba”. Poi un’altra, sempre nello stesso cimitero, che dice: “È come se avessero seppellito me, hanno deciso che io sono già morta” e altre donne lo vengono a sapere dai giornali e si stanno facendo avanti in queste ore.

“Mi sono recata al Cimitero Flaminio e ho scoperto che c’è una tomba a mio nome – racconta F. T. – All’ufficio mi hanno stampato un foglio con i dati della salma e la sua ubicazione con tanto di cartina per l’orientamento. Tutto senza il mio consenso e senza che io ne fossi minimamente a conoscenza”. Secondo quanto stabilito dal Regolamento di polizia mortuaria, senza il consenso delle donne non è possibile indicare il nome sui segni funerari disposti ne ‘Il Giardino degli Angeli‘. Eppure, a quanto pare, quello di M.L. non è un caso isolato: e la lista delle donne che hanno abortito e il cui nome è stato reso pubblico contro il loro volere potrebbe allungarsi nei prossimi giorni.

La signora racconta che “nel momento in cui firmai tutti i fogli relativi alla mia interruzione terapeutica di gravidanza, mi chiesero se volevo procedere con esequie e sepoltura. Risposi di no”, racconta la donna. Niente firma, niente autorizzazione dunque. E continua: “Rimasi colpita da quella richiesta e ho iniziato a cercare informazioni”.

Dopo 7 mesi contatta la camera mortuaria dell’ospedale San Camillo dove ha abortito e questa sarebbe stata la risposta ricevuta: “Signora, il fetino sta qui da noi, stia tranquilla anche se non ha dato il consenso, il feto verrà comunque seppellito per beneficenza. Non si preoccupi avrà un suo posto con una sua croce e lo troverà con il suo nome”.

Così scopre che in diversi lotti del cimitero Flaminio si trovano sepolti i non nati con i nomi delle madri. La sepoltura avviene in base a un regolamento di polizia mortuaria del 1990 che si rifà a un decreto regio del 1939. Deve esserci il consenso della donna e M. L. denuncia di non averlo dato.

“La sepoltura del feto della signora è stata effettuata su specifico input dell’ospedale presso il quale è avvenuto l’intervento ed autorizzata dalla Asl territorialmente competente – dichiara Ama – Cimiteri Capitolini in una nota – Come sempre avviene in questi casi, i Cimiteri Capitolini sono semplici esecutori dei regolamenti, cimiteriale e di polizia mortuaria, e sono le autorità competenti che richiedono ed autorizzano il trasporto e l’inumazione del feto”.

Sulla vicenda ha aperto un’istruttoria il Garante della Privacy. L’autorità, si legge in una nota, farà luce su quanto accaduto, e “sulla conformità dei comportamenti, adottati dai soggetti pubblici coinvolti, con la disciplina in materia di privacy”. Sono state presentate anche due interrogazioni, alla Regione Lazio e al presidente del Consiglio Giuseppe Conte.