Perché così pochi medici neolaureati in Italia scelgono la Radioterapia Oncologica?

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Troppo pochi medici neolaureati scelgono la Radioterapia come specializzazione, ma quali sono le motivazioni che spingono i giovani medici a operare certe scelte piuttosto che altre e quanto sono realmente conosciute e insegnate nelle diverse scuole di specializzazione? Risponde il Presidente dell’Associazione Italiana di Radioterapia e Oncologia Clinica (AIRO)


AgenPress. Risale a 2 giorni fa la data della prova di esame che circa 15000 laureati in medicina hanno sostenuto per entrare nelle Scuole di Specializzazione di Area Medica. I dati degli ultimi anni indicano chiaramente che alcune Specializzazioni sono super-richieste come Chirurgia Plastica, Dermatologia, Ginecologia e altre vanno quasi deserte come ad esempio Cure Primarie, Microbiologia, Medicina d’urgenza, Medicina Nucleare e Radioterapia.

Lo scenario si è accentuato negli ultimi anni in cui il numero delle borse disponibili è diventato circa equivalente al numero dei partecipanti al test di ammissione, dando l’impressione di poter aspirare ad entrare in qualsiasi specializzazione, ovviamente meglio se interessante e appetibile.

Ma quali sono le motivazioni che spingono i giovani medici a operare certe scelte piuttosto che altre? Quanto è insegnata la Radioterapia nei Corsi di Laurea in Medicina e Chirurgia?

“La risposta è: troppo poco! Una raccolta di informazioni fra le sedi Universitarie dove si svolge anche la formazione specialistica, rileva che non tutti i corsi di Medicina e Chirurgia hanno attivato l’insegnamento della Radioterapia e non in tutte le sedi è presente un’attività di tirocinio professionalizzante, che consente allo studente di meglio comprendere le caratteristiche della disciplina.

Tale dato – spiega Marco Krengli, Presidente dell’Associazione Italiana di Radioterapia e Oncologia Clinica (AIRO) e referente in ambito accademico della Scuola di Specializzazione in Radioterapia – è confermato da un’indagine svolta recentemente fra i medici specializzandi in Radioterapia che riporta che il 30% non aveva posto come prima opzione la Radioterapia per scarsa o nulla conoscenza della disciplina al termine del corso di laurea.

Due le direzioni quindi da intraprendere: rendere più appetibile la disciplina come professione medica e insegnare con risorse adeguate la Radioterapia in tutti i corsi di laurea in Medicina e Chirurgia”.

Questo scenario è riprodotto anche negli altri Paesi? “Sicuramente no. Basti pensare che ad esempio negli Stati Uniti da anni è una delle specializzazioni più richieste dai giovani medici che nella maggioranza dei Paesi Europei non soffre delle criticità presenti in Italia. Penso che tali riflessioni siano importanti al fine di evitare che, nell’arco di alcuni anni, possano arrivare a mancare medici specialistici indispensabili alla cura dei pazienti. Nel caso della Radioterapia – conclude Krengli – si tratta dei pazienti affetti da malattie tumorali, basti pensare che il 60% di coloro che hanno ricevuto una diagnosi di tumore necessita di un trattamento con radioterapia, che spesso è curativo e può pertanto contribuire alla guarigione”.

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