AgenPress. L’ex senatore Domenico Scilipoti nel 2010 lasciò Di Pietro per passare in maggioranza vive tra politica e fede. È andato in Kenya per controllare le cartelle cliniche dei malati: «Devo capire. Miglioramenti ce ne sono stati»
Salvare un ammalato sarà anche più prodigioso di salvare un governo. Ma se è vero che il glorioso senatore Domenico Scilipoti, in quell’incandescente dicembre 2010, fece il «miracolo» di trasformare l’opposizione in maggioranza, lasciando Italia dei Valori e, di fatto, riportando in vita il governo Berlusconi, chi più di lui, dopo quasi 15 anni, può scoprire se è credibile che un profeta dei nostri tempi faccia camminare gli infermi, sentire i sordi o vedere i ciechi? Per capire che fine ha fatto Scilipoti bisogna partire da qui. dall’Africa.
La nuova vita del protagonista di quella stagione politica passa da Nairobi. Proprio lì dove pochi giorni fa si sono riunite milioni di persone attorno alla figura di un santone, un profeta. A suo dire. Un uomo «carismatico e controverso» che, giurano in molti, guarisce gli ammalati, prevede terremoti ed epidemie, e soprattutto predica l’avvento prossimo dell’Apocalisse. Lui, Domenico Scilipoti Isgrò da Barcellona Pozzo di Gotto, deputato, senatore, ginecologo, medico legale, presidente di Unione Cristiana, esperto di agopuntura, era lì. In Kenya. Alla ricerca della verità.
«Certo, alcuni prima non camminavano e poi li ho visti andare sulle loro gambe. Però, non è che ci credo eh. Cioè… Io voglio capire, ma da medico. Per questo mi sono preso le cartelle cliniche, per studiare e capire». Scilipoti è cristiano, da anni ormai porta i valori del «pensiero cristiano» nella politica e nel mondo, ma vuole vederci chiaro. E se il profeta Owuor convince i presenti, lui, da medico, usa anche la scienza. «Sì sì, io ascolto il profeta sull’Apocalisse». Uno che assicura di aver previsto tra le altre cose lo Tsunami in Asia nel 2004, l’epidemia di Ebola nel 2014, il terremoto del Centro Italia nel 2016. E anche l’avvento del Covid. «Che devo dire, ci sono delle dichiarazioni sul virus, sono cose che poi sono successe…».
Al congresso in Kenya organizzato dal «Ministero del Ravvedimento e della Santità» Scilipoti racconta di persone «con problemi di udito, alla vista, che non camminavano. Devo verificare il decorso clinico, mi informerò in questi mesi, ma certo dei miglioramenti sul momento ce ne sono stati», racconta il senatore tornato nella sua Sicilia.
Era il dicembre del 2010 quando, allora deputato, fu costretto a prendere «una delle decisioni più difficili» della sua vita. Lasciare Antonio Di Pietro e creare il gruppo dei «Responsabili», garantendo i numeri per la sopravvivenza del governo Berlusconi IV. Una giravolta che gli costò la fama di «voltagabbana», il suo cognome diventò sinonimo di «inaffidabilità» tanto che gli fu concessa la scorta «per proteggere me e la mia famiglia».
«Feci una scelta di responsabilità come dovrebbero fare tutti i cristiani. Mi dissero cose orribili, furono momenti da cui uscii solo grazie alla fede e alla preghiera». Quella stessa fede che oggi illumina una nuova vita alimentata dalla spiritualità. Si occupa ancora di politica, lavora a un «progetto culturale centrista» perché «non si sa mai cosa può riservare Dio per me», ma soprattutto ricerca la verità. «Lei non ci crederà, sto proprio scrivendo un libro su che cos’è la verità». Scrive e legge la Bibbia: «Tutti i giorni. Senza modernizzarla però, perché la Bibbia non è quella del cristianesimo da supermercato, ci vuole cautela». Testi sacri e molto altro. «Sa, io porto nel mondo il pensiero cristiano, che non è la religione. Sono stato a parlare di questo in Burkina Faso, in Asia con i musulmani, con le chiese evangeliche a Miami. Sì, leggo molto, Roger Height, Frank J. Tipler, William Clifford, ma anche Ratzinger e papa Francesco». Si informa.
Ma l’interesse di Scilipoti per il profeta dell’Apocalisse è nato circa due anni fa. «L’ho seguito anche in diverse tappe in Italia. A Nairobi c’erano milioni di persone da tutto il mondo, ci sono state sessioni di preghiera molto intense». Lì si dice che vengono guariti i malati. «L’emozione era forte, ma come sa io sono ginecologo, ora faccio anche il medico legale, per questo ho fatto una copia delle cartelle cliniche di quei pazienti». E come è andata? «Eh, sto cercando di capire. Anche perché sono tutte in inglese, e mi sto facendo aiutare a tradurre». Sì, perché quello della lingua è un problema non da poco per l’ex senatore. «Io mastico un po’ il portoghese, diciamo che mi arrangio, ma l’inglese no. A Nairobi ho chiesto che ci fosse un traduttore italiano tutto per me». Si industria.
Domenico Scilipoti nei prossimi mesi continuerà il suo lavoro: «Sono in contatto con diversi medici, chiederò se quelle persone ora camminano o hanno avuto miglioramenti clinici». Verità e scienza, prima di tutto.
di Paolo Decrestina (Corriere della Sera)