Stefano Parisi: “Non accettiamo di essere ridotti al silenzio da algoritmi ProPal che ci mettono bavagli digitali e per questo presenteremo esposti all’AgCom”
AgenPress. L’Associazione Setteottobre denuncia l’ennesimo atto di censura subìto sulle piattaforme social. I nostri post sui canali Google e Meta, seguiti da migliaia di cittadini che hanno a cuore la verità e la libertà di informazione, sono finiti sotto tiro di algoritmi piegati alla propaganda antisraeliana.
Prima sono arrivate le sospensioni temporanee, poi la rimozione di singoli contenuti, infine la chiusura completa. YouTube ha cancellato il nostro canale perché abbiamo pubblicato il video dell’ostaggio israeliano Rom Braslavsky, nel frattempo era apparso su tutti i media internazionali. Instagram ha oscurato un post in cui compariva Anas al Sharif abbracciato a Yahya Sinwar il mandante della strage del 7 ottobre. Secondo Meta quella “foto potrebbe attaccare una persona o un gruppo di persone in base alla rispettiva identità”. Un paradosso grottesco: la tutela dell’immagine di due terroristi prevale sul diritto di cronaca.
Questa persecuzione algoritmica selettiva non è un episodio isolato ma un vero e proprio bavaglio digitale imposto a chi osa disturbare la propaganda di Hamas sul conflitto mediorientale.
“Il ripetersi di rimozioni e chiusure per contenuti già noti al pubblico e già diffusi da media mainstream – afferma Stefano Parisi, Presidente dell’Associazione Setteottobre – solleva pesanti dubbi sulla coerenza delle procedure di moderazione e sulla possibilità che il sistema sia vulnerabile a campagne di segnalazioni strumentali. Per questo annunciamo che procederemo con esposti formali ad AgCom chiedendo il rispetto della legge e il ripristino della libera dialettica su tutte le piattaforme. Lo stile con cui operiamo è rispettoso, rigoroso e fondato su fonti verificabili. Non accetteremo di essere ridotti al silenzio da chi manipola la rete per proteggere carnefici e zittire chi difende la verità.”