AgenPress. “Il dato diffuso dall’INAIL, che registra a gennaio 2026 27 denunce di infortunio mortale sul lavoro, 18 in meno rispetto alle 45 dello stesso mese del 2025, rappresenta un segnale di discontinuità. La riduzione, che emerge anche nel confronto con gli anni precedenti, testimonia l’efficacia di alcune misure adottate negli ultimi anni, come il rafforzamento degli organici destinati agli enti ispettivi e l’incremento degli investimenti in materia di sicurezza. L’analisi territoriale mostra inoltre come tra le regioni con i maggiori cali si segnalino Puglia e Umbria (-4 entrambe), Calabria, Piemonte e Lombardia (-3 ciascuna), mentre gli aumenti si registrano soltanto in Sicilia (+2), Lazio, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia e Liguria (+1 ciascuna). Si tratta di dati che confermano l’importanza di mantenere alta l’attenzione su tutto il territorio nazionale, rafforzando le politiche di prevenzione e controllo”.
Lo ha dichiarato Paolo Capone, Segretario Generale dell’UGL, commentando i dati INAIL sugli infortuni mortali sul lavoro relativi a gennaio 2026.
“Nonostante il calo – sottolinea Capone – non è possibile abbassare la guardia di fronte a un fenomeno che resta inaccettabile. Ogni morte sul lavoro rappresenta una sconfitta per l’intera collettività e impone di continuare a rafforzare le politiche di prevenzione e la diffusione di una vera cultura della sicurezza nei luoghi di lavoro. È inoltre fondamentale contrastare con decisione il lavoro sommerso, che troppo spesso si accompagna a condizioni di scarsa tutela per i lavoratori. In questo senso l’introduzione degli Indici sintetici di affidabilità contributiva (Isac) rappresenta un passo concreto e importante nella lotta al lavoro nero e nella costruzione di un sistema più equo e trasparente nel mercato del lavoro.
Accogliamo positivamente l’approvazione del decreto che avvia questo nuovo strumento e l’invio delle prime comunicazioni alle imprese dei settori della vendita alimentare all’ingrosso e alberghiero-ricettivo. Si tratta di un passaggio significativo – conclude Capone – a condizione che il sistema favorisca realmente l’emersione dell’evasione contributiva e garantisca al tempo stesso tutela alle imprese che operano correttamente e che oggi subiscono la concorrenza sleale di chi non rispetta le regole”.
