8 marzo: non solo mimose, ma memoria

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AgenPress. Ogni anno la Giornata internazionale della donna arriva accompagnata da mimose, auguri e celebrazioni. Ma questa data non nasce come una semplice festa. Nasce dalla memoria delle lotte, delle ingiustizie e delle tragedie che hanno segnato la storia delle donne.
Tra gli episodi più ricordati c’è il Triangle Shirtwaist Factory fire, l’incendio avvenuto nel 1911 a New York City, negli Stati Uniti. In quella fabbrica tessile morirono 146 lavoratori, di cui 123 donne, molte italiane ed ebree: soprattutto giovani operaie immigrate. Le porte erano state chiuse per impedire pause e controllare le lavoratrici. Quando scoppiò l’incendio, molte non riuscirono a fuggire. Alcune si gettarono dalle finestre pur di non morire tra le fiamme.
Quella tragedia scosse profondamente l’opinione pubblica e contribuì a cambiare le leggi sulla sicurezza sul lavoro. Ma l’8 marzo è legato anche a un altro momento decisivo della storia.
Nel 1917, nella città di San Pietroburgo, migliaia di donne scesero in strada per protestare contro la guerra, la fame e le condizioni di vita insostenibili. Quella manifestazione femminile diede inizio a un’ondata di proteste che portò alla caduta dello zar e all’inizio della Rivoluzione russa. Da quel momento la data dell’8 marzo divenne simbolo della lotta delle donne per i diritti e per la dignità.
Eppure, più di un secolo dopo, il mondo continua a ricordarci quanto sia fragile la vita delle donne e delle bambine.
Il 28 febbraio 2026, nella città di Minab, nel sud dell’Iran, una scuola elementare femminile è stata colpita da un bombardamento. Tra le macerie sono morte 150 bambine che erano in classe, con i loro quaderni aperti e i sogni ancora da scrivere.
Non erano soldati. Non erano nemici.
Erano studentesse.
Avevano tra i sette e i dodici anni. Avevano nomi, famiglie, giochi nei cortili della scuola. Avevano il diritto più semplice e più importante: crescere.
Quando si parla di diritti delle donne si pensa spesso al lavoro, alla politica o alla parità salariale. Ma prima di tutto esiste un diritto fondamentale: il diritto di vivere e di imparare.
Per questo l’8 marzo non può essere soltanto una giornata di mimose e frasi di circostanza. Deve essere una giornata di memoria e di coscienza.
Ricordare le donne significa ricordare anche le bambine.
Significa difendere il loro diritto alla scuola, alla sicurezza, al futuro.
Perché ogni bambina che muore sotto le macerie di una scuola non è solo una vittima di guerra.
È una storia che il mondo non potrà più ascoltare.
È una promessa di futuro che il mondo ha perso.
Da padre, non posso fare a meno di pensare a quelle bambine come se fossero le nostre figlie.
Ed è proprio da qui che dovrebbe nascere il senso più profondo dell’8 marzo: non solo celebrare i diritti conquistati, ma difendere ogni giorno il diritto alla vita, alla scuola e alla dignità.
Massimo Braccini – Segretario generale FIOM Livorno
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