AgenPress. Il Segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, ha avvertito che la crisi in Medio Oriente, giunta ormai al terzo mese, sta già avendo gravi conseguenze economiche a livello globale, sottolineando che, nonostante un fragile cessate il fuoco, rimane profondamente preoccupato per le restrizioni ai diritti e alle libertà di navigazione nella regione dello Stretto di Hormuz. Queste restrizioni, ha affermato, impediscono il trasporto di petrolio, gas, fertilizzanti e altri beni essenziali, causando interruzioni nei mercati dell’energia, dei trasporti, della produzione industriale e dei prodotti alimentari.
Come ha affermato, anche nello scenario più favorevole, se le restrizioni venissero revocate immediatamente, le catene di approvvigionamento impiegherebbero mesi a riprendersi, il che prolungherebbe il calo delle prestazioni economiche e l’aumento dei prezzi.
In questo caso, la crescita globale scenderebbe dal 3,4% al 3,1%, l’inflazione globale salirebbe dal 3,8% al 4,4%, mentre la crescita del commercio globale di beni si limiterebbe a circa il 2%, in calo rispetto al 4,7% dell’anno scorso, con significative interruzioni delle catene di approvvigionamento.
Se l’interruzione dovesse protrarsi fino a metà anno, la crescita globale scenderebbe al 2,5%, l’inflazione salirebbe al 5,4%, 32 milioni di persone cadrebbero in povertà, si registrerebbero carenze di fertilizzanti e una riduzione dei raccolti agricoli, mentre altri 45 milioni di persone si troverebbero ad affrontare la fame estrema, vanificando da un giorno all’altro anni di progressi in termini di sviluppo.
Nel peggiore dei casi, se le gravi perturbazioni dovessero persistere fino alla fine dell’anno, l’inflazione supererà il 6%, la crescita scenderà al 2% e, come ha avvertito, si prospetta lo spettro di una recessione globale, con conseguenze drammatiche per le persone, l’economia, ma anche per la stabilità politica e sociale, soprattutto nelle società più vulnerabili.
Il Segretario generale delle Nazioni Unite ha sottolineato che queste conseguenze non sono cumulative, bensì esponenziali, osservando che più a lungo questa arteria vitale rimarrà bloccata, più difficile sarà invertire il danno e maggiore sarà il costo per l’umanità.
Secondo lui, i paesi in via di sviluppo in particolare saranno colpiti in modo sproporzionato, poiché il debito soffocante limita la loro capacità di reagire agli impatti, con conseguente perdita di posti di lavoro, aumento della povertà e maggiore fame.
Il Segretario generale ha inviato un messaggio chiaro a tutte le parti, sottolineando che i diritti e le libertà di navigazione devono essere ripristinati immediatamente, in conformità con la risoluzione 2817 del Consiglio di sicurezza, chiedendo di fatto l’apertura degli stretti, il passaggio consentito a tutte le navi e la ripresa dell’economia globale.
Ha inoltre sottolineato che la riapertura non è sufficiente se è solo fisica, ma richiede condizioni di sicurezza, prevedibilità e copertura assicurativa per le spedizioni, invitando al contempo tutte le parti ad evitare azioni che potrebbero compromettere il cessate il fuoco.
In conclusione, ha sottolineato che ora è il momento del dialogo, delle soluzioni che allontanino la regione dall’orlo della crisi e delle misure che possano aprire la strada alla pace, osservando che il mondo intero si aspetta un risultato.
