Lavitola ha ammesso di essere il mandante dell’attentato nei confronti di Ranucci

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Il legale Arturo Cola in carcere per incontrare il suo assistito in vista dell’udienza del Riesame. La difesa: “Non si tratta di ritrattare, ma di puntualizzare”. E sull’attentato: “La scelta è stata solo sua”


AgenPress. Dal carcere di Rebibbia Valter Lavitola prepara il prossimo capitolo della sua difesa. L’ex imprenditore, detenuto con l’accusa di essere il mandante dell’attentato contro il giornalista e conduttore di Report Sigfrido Ranucci, ha affidato al suo legale Arturo Cola il compito di chiarire alcuni passaggi delle dichiarazioni rese nei giorni scorsi davanti al gip.

Cola è entrato oggi a Rebibbia per incontrare il suo assistito in vista dell’udienza del Tribunale del Riesame, che dovrebbe tenersi la prossima settimana. «Sono qui per verificare se sia necessario integrare la confessione del 12 agosto», ha spiegato il penalista, precisando però che non si tratterebbe di una ritrattazione. L’obiettivo, ha detto, sarebbe piuttosto quello di «puntualizzare e offrire un’interpretazione autentica» di quanto già dichiarato.

Nel nuovo quadro delineato dalla difesa emerge soprattutto il rapporto personale tra Lavitola e Ranucci. Un rapporto che, secondo quanto riferito dal legale, sarebbe stato stretto e di lunga data. Proprio per questo Lavitola sarebbe particolarmente amareggiato per le conseguenze delle sue decisioni sul giornalista.

La vicenda, però, resta giudiziariamente delicata. Lavitola ha ammesso di essere il mandante dell’attentato, sostenendo che l’obiettivo fosse quello di provocare un innalzamento del livello di protezione attorno a Ranucci. La difesa insiste sul fatto che non ci sarebbe stato alcun accordo preventivo con il giornalista.

Uno degli elementi che la difesa intende mettere in evidenza riguarda un incontro avvenuto il 7 settembre 2025, circa un mese e mezzo prima dell’attentato del 16 ottobre.

Secondo il racconto riferito da Arturo Cola, in quell’occasione Lavitola avrebbe parlato direttamente con Ranucci dei rischi che correva, arrivando ad affrontare anche il tema della sicurezza. Per il legale, questo elemento sarebbe importante per ricostruire correttamente la sequenza degli eventi.

La circostanza, naturalmente, dovrà essere verificata dagli investigatori e valutata dall’autorità giudiziaria. Al momento si tratta della ricostruzione fornita dalla difesa.

Un altro punto centrale riguarda la responsabilità della decisione. La difesa sostiene che l’eventuale scelta di organizzare l’azione sarebbe stata esclusivamente di Lavitola, senza un preventivo coinvolgimento di Ranucci.

«A noi interessano i fatti», ha sottolineato Cola, ricordando che nell’interrogatorio di garanzia il suo assistito avrebbe escluso l’esistenza di un accordo preventivo con il giornalista.

La posizione della difesa si inserisce in un’inchiesta ancora aperta, nella quale gli inquirenti stanno cercando di ricostruire movente, responsabilità e rapporti tra le persone coinvolte.

Il prossimo passaggio sarà dunque il Tribunale del Riesame. La difesa punta a utilizzare anche le dichiarazioni spontanee che possono essere rese in quella sede per precisare alcuni aspetti ritenuti decisivi.

Lavitola resta intanto in carcere a Rebibbia. La sua posizione processuale sarà ora al centro del confronto davanti ai giudici del Riesame, mentre gli investigatori continuano a verificare la consistenza delle sue dichiarazioni e i possibili riscontri.

Una storia che, a pochi giorni dall’udienza, presenta ancora numerosi interrogativi: dal perché dell’attentato alla reale portata dei rapporti tra Lavitola e Ranucci, fino al significato di quell’incontro del 7 settembre che la difesa oggi indica come uno dei passaggi chiave della vicenda.

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