Raid Usa in Iran: “11 morti”. Trump: “Se l’Iran dovesse reagire agli attacchi di oggi li annienteremo”

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Nuova escalation tra Washington e Teheran. Gli Stati Uniti hanno colpito obiettivi militari iraniani, mentre i Pasdaran rivendicano attacchi con missili e droni contro basi americane in Iraq e Bahrein. Trump avverte: «Se reagiranno, li annienteremo».


AgenPress. È nuovamente alta la tensione tra Stati Uniti e Iran. Dopo la ripresa delle operazioni militari nello Stretto di Hormuz, Washington ha effettuato nuovi raid contro obiettivi iraniani, mentre Teheran ha annunciato una rappresaglia contro le installazioni americane nella regione. Il bilancio delle vittime iraniane, secondo i media statali di Teheran, è salito ad almeno 11 morti.

Secondo quanto riferito dall’agenzia iraniana Irna, sette persone sono morte e otto sono rimaste ferite in un attacco americano contro tre località nella provincia sud-occidentale del Khuzestan. Il dato si aggiunge alle vittime di un precedente raid nella zona di Sirik, dove un attacco durante una festa di nozze aveva provocato morti e numerosi feriti. Le informazioni sul bilancio sono state diffuse dalle autorità iraniane e non risultano tutte verificabili in modo indipendente.

La reazione di Teheran non si è fatta attendere. Le Guardie rivoluzionarie iraniane hanno dichiarato di aver lanciato missili e droni contro basi statunitensi a Erbil, nel Kurdistan iracheno.

Secondo la versione dei Pasdaran, l’attacco avrebbe colpito un centro di manutenzione, alcuni magazzini e il sistema di guida di un pallone di sorveglianza americano. Le autorità statunitensi e irachene non hanno però confermato tutte le rivendicazioni iraniane, in particolare quelle relative alle presunte vittime americane.

Teheran ha inoltre rivendicato un attacco contro la base aerea americana di Sheikh Isa in Bahrein, dove sono state prese di mira, secondo i media iraniani, installazioni radar e aree utilizzate dalle forze statunitensi. In Bahrein erano intanto scattate le sirene antiaeree e le autorità avevano invitato la popolazione a cercare riparo. Il Paese ha riferito di aver intercettato diversi droni iraniani.

Gli attacchi iraniani hanno interessato anche altri Paesi della regione. Washington e fonti locali hanno riferito di lanci verso obiettivi in Giordania e Kuwait; le difese aeree giordane hanno intercettato la maggior parte dei missili entrati nello spazio aereo del Paese.

Il presidente americano Donald Trump ha adottato una linea durissima nei confronti di Teheran. Dopo i nuovi raid, ha avvertito che una nuova reazione iraniana provocherebbe un’offensiva americana ancora più pesante.

«Se l’Iran dovesse reagire agli attacchi americani di oggi verrebbe completamente annientato», è la minaccia attribuita a Trump. Il presidente ha inoltre difeso l’operazione militare americana, sostenendo che gli attacchi sono arrivati in risposta alle azioni iraniane nello Stretto di Hormuz e contro le forze statunitensi nella regione.

La Casa Bianca e il Pentagono, intanto, continuano a presentare le operazioni come azioni mirate contro le capacità militari iraniane, in particolare sistemi radar, difese aeree e infrastrutture legate alla minaccia contro la navigazione nello Stretto di Hormuz.

Al centro della crisi rimane lo Stretto di Hormuz, uno dei passaggi marittimi più importanti per il commercio mondiale di energia. Negli ultimi giorni gli scontri tra Stati Uniti e Iran hanno provocato nuove tensioni sul traffico delle petroliere e una forte reazione dei mercati petroliferi.

Washington accusa Teheran di minacciare la navigazione commerciale e di aver tentato di ostacolare il traffico nello Stretto. L’Iran, dal canto suo, sostiene che non permetterà che il petrolio venga esportato dal Golfo se Teheran non potrà fare altrettanto.

La nuova ondata di combattimenti segna la fine della relativa pausa che aveva caratterizzato il conflitto nelle ultime settimane. I tentativi diplomatici di fermare le ostilità non hanno finora prodotto una soluzione stabile e il rischio è che gli attacchi reciproci si trasformino in un confronto regionale ancora più ampio.

La situazione resta quindi estremamente volatile: da una parte Washington minaccia nuove operazioni contro l’Iran, dall’altra Teheran promette ulteriori ritorsioni contro le forze americane e i loro alleati. E con lo Stretto di Hormuz al centro della contesa, le conseguenze della nuova escalation rischiano di andare ben oltre il Medio Oriente.

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