“Molte anomalie nelle indagini su di me. La magistratura è ancora alla ricerca di sé stessa”
AgenPress. Riccardo Fuzio, già Procuratore generale presso la Corte di Cassazione e componente di diritto del Consiglio Superiore della Magistratura negli anni del caso Palamara, torna a parlare pubblicamente in una lunga intervista al programma televisivo “Magistrati” in onda su Canale 122 – Fatti di nera.
Fuzio, definitivamente assolto nel procedimento per rivelazione di segreto d’ufficio nato nell’ambito della vicenda Palamara, ripercorre per la prima volta in maniera organica quegli avvenimenti e muove critiche alle modalità con cui furono condotte le indagini nei suoi confronti.
“La vicenda Palamara e il processo che mi ha coinvolto sono caratterizzati da molte anomalie, molte anomalie nelle indagini, nella tempistica, nel modo con il quale sono state svolte le indagini nei miei confronti”, afferma Fuzio.
L’ex Procuratore generale rivela inoltre di non essere mai stato interrogato dalla Procura della Repubblica di Perugia: “Io non sono mai stato interrogato dalla Procura della Repubblica di Perugia. Non è un problema di rispetto del ruolo che ricoprivo, ma di rispetto dell’imputato. Mentre Palamara era ascoltato ripetutamente, magari su sua richiesta, dalla Procura della Repubblica di Perugia, io ho solo reso, su mia richiesta, spontanee dichiarazioni tre giorni prima del mio collocamento a riposo e abbiamo dovuto combattere perché mi sentissero”.
Fuzio racconta anche un particolare relativo a quelle dichiarazioni: “Mentre io enunciavo il racconto di quei fatti mi hanno fatto alcune domande o osservazioni basandosi non sugli atti bensì sugli articoli di giornale. Io sono stato interrogato così: ‘Perché lei ha detto, come riportato nel giornale X…’, che a sua volta riprendeva il contenuto delle registrazioni. Questo a me pare un modo che non è rispettoso delle garanzie da riconoscere a un indagato o a un sospettato”.
Nell’intervista Fuzio allarga poi la riflessione alla crisi che investì il CSM nel 2019 e alle conseguenze che, a suo giudizio, quella vicenda continua ad avere sulla magistratura italiana.
“Io ho l’impressione che la magistratura sia ancora un po’ disorientata. È alla ricerca di sé stessa. La situazione oggi risente indubbiamente di quegli episodi che hanno riguardato il CSM a metà del 2019. Questo ha comportato degli effetti determinati dalla mancata riflessione”.
Secondo l’ex Procuratore generale, “c’è stata da parte della magistratura una mera reazione, una sorta di rivalsa che è partita all’interno dell’Associazione, tra le correnti e all’interno stesso delle correnti”.
Fuzio rivendica inoltre il proprio operato come titolare dell’azione disciplinare: “Tuttora non c’è stata alcuna evidenziazione del fatto che l’azione disciplinare è stata da me prontamente esercitata nei confronti di tutti, soprattutto del collega Palamara, del quale ho chiesto e ottenuto la sospensione dalle funzioni”.
Particolarmente netto il giudizio sull’impostazione complessiva che, secondo Fuzio, assunse la vicenda nel 2019:“La percezione è stata che in realtà si volesse riscrivere la vita giudiziaria del Consiglio Superiore della Magistratura così come nel ’92 si è riscritta la vita della politica italiana e questo ha fatto perdere un po’ il focus sul quale occorreva svolgere quel tipo di indagine”.
Fuzio ricostruisce anche le ragioni che lo portarono ad anticipare la propria uscita dalla magistratura. La prima decisione prevedeva infatti il collocamento a riposo dal novembre 2019, consentendogli di proseguire nel frattempo l’attività disciplinare. Dopo l’iscrizione nel registro degli indagati, spiega, la situazione cambiò.
“Io non potevo delegare l’attività disciplinare, avrei violato la legge. L’unica maniera era quella che io mi facessi da parte. Questo l’ho fatto per salvaguardare la credibilità e le istituzioni, anteponendo questo interesse generale alla difesa della mia persona. Questa è la vera ragione per cui ho dovuto fare questo tipo di scelta”.
L’ex Procuratore generale affronta infine il tema delle correnti della magistratura e respinge l’idea di essere stato coinvolto nel sistema di condizionamento delle nomine emerso durante il caso Palamara: “Era evidente che io non ero assolutamente coinvolto in quel tipo di mercantificio, per così dire. Non solo: era un qualcosa che ben conoscevo. Per le esperienze che avevo avuto, avevo ben chiaro come si svolgeva l’attività di nomina degli uffici direttivi”.
Fuzio ricorda quindi la propria esperienza al CSM tra il 2010 e il 2014 e le parole con cui l’allora Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano denunciò il peso delle correnti sulle nomine.
