Hacker rivendicano un attacco a Revolut: nel mirino anche i dati delle forze dell’ordine italiane

- Advertisement -
- Advertisement -

AgenPress. Un gruppo di hacker che si fa chiamare “iamnotavillain” ha rivendicato una presunta violazione ai danni di Revolut, la banca digitale britannica, sostenendo di essere entrato in possesso di informazioni riservate relative a quasi 700 clienti.

La rivendicazione è stata raccolta dal Financial Times, che sarebbe entrato in contatto con il gruppo attraverso Telegram. Secondo quanto dichiarato dagli hacker, l’accesso ai dati di Revolut sarebbe stato possibile dopo la compromissione di un sistema di posta elettronica certificata riconducibile al ministero dell’Interno italiano.

Il gruppo sostiene di aver ottenuto informazioni riservate appartenenti a centinaia di clienti della banca. Al momento, tuttavia, si tratta di dichiarazioni provenienti direttamente dagli autori della rivendicazione e non equivale, di per sé, a una conferma indipendente dell’effettiva portata della violazione.

La vicenda assume una dimensione più ampia perché gli stessi hacker affermano di avere accesso a una quantità molto consistente di materiale proveniente dalle forze dell’ordine italiane. Secondo la loro versione, si tratterebbe di circa 147 gigabyte di dati interni.

Se tale affermazione fosse confermata, l’incidente potrebbe avere implicazioni che vanno ben oltre il settore bancario, considerando la possibile presenza di documenti e informazioni appartenenti a strutture delle forze dell’ordine.

Al centro della vicenda ci sarebbe dunque un sistema di PEC, la posta elettronica certificata utilizzata in Italia per le comunicazioni aventi valore legale. La compromissione di un’infrastruttura di questo tipo potrebbe rappresentare un punto di accesso particolarmente delicato, soprattutto qualora attraverso l’account o il sistema interessato fosse stato possibile raggiungere ulteriori servizi o informazioni.

La dinamica descritta dagli hacker dovrà però essere ricostruita attraverso elementi tecnici indipendenti. Non è infatti sufficiente che un gruppo criminale informatico dichiari di aver violato una determinata infrastruttura per stabilire con certezza che l’accesso sia effettivamente avvenuto o che tutti i dati indicati nella rivendicazione siano autentici.

La vicenda mette comunque in evidenza i rischi legati alla compromissione di sistemi utilizzati come punto di collegamento tra organizzazioni pubbliche e private. Un singolo account o servizio compromesso può, in determinate circostanze, diventare il punto di partenza per tentativi di accesso ad altre piattaforme.

Particolarmente rilevante sarà quindi capire quale sistema sia stato effettivamente compromesso, quali credenziali o privilegi siano stati utilizzati e se i dati attribuiti a Revolut e alle forze dell’ordine provengano realmente dall’infrastruttura indicata dagli hacker.

Per ora, le informazioni disponibili devono essere considerate con cautela: la presunta violazione di Revolut, così come il possesso dei 147 gigabyte di dati delle forze dell’ordine italiane, rappresentano affermazioni attribuite al gruppo “iamnotavillain” e necessitano di verifiche indipendenti.

L’eventuale pubblicazione di campioni di dati autentici, le analisi degli incident response team e le comunicazioni ufficiali delle organizzazioni coinvolte potrebbero contribuire a chiarire nelle prossime fasi l’effettiva portata dell’incidente.

- Advertisement -

Potrebbe Interessarti

- Advertisement -

Ultime Notizie

- Advertisement -