AgenPress. Sanità, università, industria, energia, inflazione e salari. È su questi fronti che Elly Schlein concentra il nuovo attacco del Partito democratico al governo guidato da Giorgia Meloni, chiedendo alla presidente del Consiglio di indicare quando gli italiani saranno chiamati alle urne.
«Dalla sanità all’università, dalla produzione industriale all’energia, ecco i fallimenti», sostiene la segretaria del Pd, contestando alla maggioranza la rappresentazione dell’andamento economico e sociale del Paese.
Schlein parte dalla sanità pubblica, che a suo giudizio sarebbe «allo stremo», accusando il governo di avere favorito il settore privato attraverso una riduzione delle risorse destinate al servizio pubblico. Un’accusa che la leader dem inserisce in una critica più ampia alla gestione della spesa pubblica.
Nel mirino finisce anche l’università. Secondo Schlein, durante il governo Meloni la spesa in rapporto al Pil sarebbe diminuita: «Se aumenta solo in termini assoluti ma meno dell’inflazione questo significa tagli ai servizi», afferma. La questione del rapporto tra spesa nominale, inflazione e risorse effettivamente disponibili è quindi al centro della sua contestazione.
Sul fronte dell’industria, i dati ufficiali mostrano effettivamente una fase prolungata di debolezza. Secondo l’Istat, nel 2023 la produzione industriale italiana è diminuita del 4%, nel 2024 del 2% e nel 2025 dello 0,3%. Il 2025 ha dunque segnato una nuova contrazione, seppure molto più contenuta rispetto ai due anni precedenti.
Schlein richiama inoltre l’aumento del costo della vita, citando carburanti e prodotti alimentari, e sostiene che gli stipendi italiani siano tra i più bassi dell’Unione europea. Nel suo intervento collega questi elementi alla difficoltà quotidiana di famiglie e lavoratori e contrappone i dati economici alla narrazione positiva del governo.
Altro capitolo è quello dell’energia. La segretaria del Pd contesta il costo dell’energia all’ingrosso in Italia e lo indica come uno dei principali problemi per famiglie e imprese, in un quadro europeo nel quale i prezzi dell’energia rappresentano un fattore determinante per la competitività industriale.
«E questo, Presidente Meloni, non lo dice il Pd, lo dicono i numeri», afferma Schlein, trasformando la lettura degli indicatori economici nel fulcro della sua critica politica.
Ma il punto centrale del suo intervento, spiega la leader dem, non sarebbe soltanto contestare le scelte dell’esecutivo. La richiesta è soprattutto politica: sapere quando si tornerà a votare.
«Potrei proseguire a lungo — sostiene Schlein — ma il punto non è solamente acclarare quant’è falsa la vostra propaganda, anche perché lo sanno già tutti quelli che vivono e lavorano nel nostro Paese».
Poi la richiesta diretta alla presidente del Consiglio: «Il punto è che deve dirci lei quando andremo a votare, perché prima poniamo fine ai suoi fallimenti e meglio è».
La sollecitazione non è nuova. Nei giorni scorsi Schlein aveva già chiesto a Meloni di comunicare al Paese quando si sarebbe votato, dichiarando che il Pd intende essere pronto «in qualunque momento» e con qualunque legge elettorale.
La questione della durata della legislatura si intreccia così con lo scontro sulla legge elettorale e con la preparazione delle prossime elezioni politiche. Il voto anticipato, tuttavia, non dipende da una semplice indicazione della presidente del Consiglio: la Costituzione attribuisce al presidente della Repubblica il potere di sciogliere le Camere, sentiti i loro presidenti.
Nel frattempo, il confronto tra maggioranza e opposizione resta fortemente centrato sulla lettura dei dati economici e sociali. Da una parte il governo rivendica i risultati conseguiti durante la legislatura; dall’altra il Pd utilizza indicatori relativi a produzione industriale, prezzi, salari e servizi pubblici per sostenere che la situazione del Paese sia peggiorata.
È su questa distanza tra le due narrazioni che si prepara uno dei principali terreni dello scontro politico dei prossimi mesi.
