Il presidente della Fondazione dei Commercialisti di Milano richiama la necessità di tutelare la dignità e la reputazione della categoria, denunciando il rischio di discredito sull’intera professione derivante dall’attribuzione impropria del titolo a soggetti non iscritti all’Albo
AgenPress. Un grido di allarme, ma anche un richiamo alla responsabilità e alla corretta informazione.
La vicenda giudiziaria che coinvolge Daniele Moretti, attualmente agli arresti domiciliari per truffa, riporta al centro una questione che investe direttamente la reputazione e la credibilità della professione: l’uso improprio del titolo di commercialista da parte di persone che non risultano iscritte all’Albo.
A intervenire è Marcello Guadalupi, presidente della Fondazione dei Commercialisti di Milano, che raccoglie e rilancia la presa di posizione del Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili, intervenuto per precisare che Moretti non è iscritto all’Albo e non può quindi essere qualificato come appartenente alla categoria.
«Dobbiamo fare chiarezza una volta per tutte – è il messaggio di Guadalupi –. Quando parliamo della professione di commercialista, dobbiamo riferirci esclusivamente a chi è regolarmente iscritto all’Albo, opera nel rispetto delle norme che disciplinano l’attività professionale e osserva il codice deontologico. Non possiamo consentire che persone estranee alla nostra categoria si presentino come professionisti, approfittando anche della scarsa conoscenza che talvolta gli utenti hanno delle differenze tra chi è abilitato e chi non lo è».
Il punto, sottolinea Guadalupi, non è soltanto formale. È by una questione di tutela della professione e di tutti coloro che, attraverso anni di studio, preparazione e aggiornamento, hanno acquisito le competenze necessarie per esercitarla nel rispetto delle regole. L’iscrizione all’Albo non è un dettaglio burocratico, ma un elemento essenziale di riconoscibilità e garanzia, collegato a requisiti professionali, obblighi e regole di comportamento.
«È nostro dovere difendere il lavoro e la reputazione di migliaia di professionisti che ogni giorno svolgono la propria attività con serietà, competenza e senso di responsabilità. Non è giusto che un’intera categoria subisca un danno d’immagine per vicende che riguardano persone che, come precisato dal Consiglio nazionale, non appartengono alla professione».
Da qui l’appello a non fare confusione e a evitare generalizzazioni. Quando una persona coinvolta in un’indagine viene definita commercialista senza che ne sia stata verificata l’effettiva iscrizione all’Albo, il rischio è che la notizia finisca per proiettare un’ombra su un’intera comunità professionale, compromettendo un rapporto di fiducia costruito negli anni.
Guadalupi richiama quindi la responsabilità degli organi di informazione, invitandoli a verificare l’effettiva iscrizione all’Albo prima di attribuire a una persona il titolo di commercialista. Una verifica essenziale per garantire accuratezza nella narrazione dei fatti e rispetto nei confronti di una professione regolamentata.
La questione, infatti, non riguarda soltanto il corretto utilizzo di una qualifica, ma il valore delle regole che distinguono l’esercizio legittimo di una professione da una semplice autoattribuzione del titolo. La precisione del linguaggio giornalistico diventa così uno strumento concreto per evitare generalizzazioni e preservare la credibilità delle istituzioni professionali.
«Chi commette eventuali illeciti deve risponderne nelle sedi competenti, sulla base degli accertamenti e delle responsabilità individuali. Non si può permettere che condotte attribuite a singoli soggetti diventino un giudizio indiscriminato su un’intera categoria. Difendere la professione significa pretendere che i fatti siano raccontati con rigore, senza ambiguità e senza ingiuste sovrapposizioni», conclude Guadalupi.
Una presa di posizione netta, che ribadisce la necessità di distinguere con chiarezza tra chi è legittimato a esercitare la professione e chi non appartiene all’Ordine. Perché la reputazione di una categoria si costruisce nel tempo, attraverso competenza e responsabilità, e non può essere compromessa da un uso improprio del suo nome.
