Secondo i dati di UN Women, dall’ottobre 2023 quasi 50mila donne e ragazze palestinesi sono state uccise o hanno riportato ferite gravi. Nei primi sei mesi del 2026 gli aborti spontanei sono arrivati a quasi 4mila, il triplo rispetto al semestre precedente. La guerra continua a lasciare segni profondi sulla salute, sulle famiglie e sul futuro della popolazione femminile della Striscia
AgenPress. Quasi 50mila donne e ragazze uccise o gravemente ferite in tre anni di guerra. È il bilancio drammatico diffuso da UN Women, l’agenzia delle Nazioni Unite impegnata nella promozione dei diritti delle donne e dell’uguaglianza di genere. Una cifra che restituisce la dimensione della catastrofe umanitaria nella Striscia di Gaza e mette in evidenza il costo umano del conflitto sulla popolazione femminile palestinese.
Secondo la scheda informativa pubblicata da UN Women nell’ottobre 2026, dall’inizio della guerra, nell’ottobre 2023, oltre 38mila donne e ragazze sono state uccise e circa 11.700 hanno riportato ferite gravi. Nel complesso, quasi una donna o ragazza su 21 a Gaza ha perso la vita oppure vive con disabilità permanenti a causa delle conseguenze delle operazioni militari e dei bombardamenti israeliani.
I numeri raccontano una tragedia che non si è conclusa con l’annuncio del cessate il fuoco nell’ottobre 2025. Secondo UN Women, nell’ultimo anno altre 277 donne e ragazze sono state uccise. La violenza, dunque, continua a incidere sulla vita della popolazione civile, mentre la possibilità di ricostruire un’esistenza sicura resta lontana per migliaia di famiglie.
Tra gli aspetti più allarmanti documentati dall’agenzia delle Nazioni Unite c’è il deterioramento della salute materna e riproduttiva. Nei primi sei mesi del 2026, gli aborti spontanei nella Striscia di Gaza sono arrivati a quasi 4mila, un numero tre volte superiore a quello registrato nei sei mesi precedenti, tra luglio e dicembre 2025.
Dietro questo incremento si inserisce una crisi sanitaria complessa, segnata dalla distruzione delle infrastrutture, dalla carenza di medicinali e attrezzature, dalle difficoltà di accesso alle cure e dalle condizioni di vita estreme in cui sono costrette a vivere le donne incinte. UN Women segnala inoltre che molte donne sono costrette a partorire in ambienti insicuri e privi di adeguate condizioni igieniche, con rischi per la salute delle madri e dei neonati.
La gravidanza, in un contesto di guerra e sfollamento, diventa così un percorso caratterizzato da ostacoli continui: raggiungere una struttura sanitaria, ricevere assistenza qualificata, disporre di acqua pulita e alimenti sufficienti possono trasformarsi in difficoltà quotidiane. La scarsità di servizi essenziali aggrava la vulnerabilità delle donne e compromette la possibilità di affrontare la maternità in condizioni dignitose.
La guerra ha sconvolto anche la vita familiare e sociale. Dall’ottobre 2023, secondo UN Women, sono stati emessi oltre 150 ordini di evacuazione e spostamento nella Striscia, costringendo quasi un milione di donne e ragazze ad abbandonare le proprie abitazioni.
Molte vivono oggi in tende o tra le macerie, in rifugi sovraffollati dove mancano privacy, acqua potabile e servizi igienici adeguati. In queste condizioni, anche le attività più semplici — cucinare, lavarsi, prendersi cura dei figli o assistere un familiare malato — diventano difficili.
Le donne continuano a sostenere una parte fondamentale del lavoro di cura, spesso senza risorse sufficienti e mentre affrontano in prima persona la perdita di familiari, la fame, lo sfollamento e l’incertezza sul futuro. La crisi non riguarda quindi soltanto le vittime dirette dei bombardamenti, ma anche chi deve sopravvivere ogni giorno in un ambiente privo di servizi essenziali.
Un altro dato significativo riguarda il crescente numero di nuclei familiari guidati da donne. Secondo la stima riportata da UN Women, quasi una famiglia su quattro a Gaza — circa 86.290 nuclei familiari — è oggi diretta da una donna. Prima dell’ottobre 2023, il rapporto era di circa una famiglia su nove.
Dietro questo cambiamento ci sono vedovanze, separazioni, perdite e lo sconvolgimento delle strutture familiari. Molte donne si trovano a dover provvedere da sole ai figli e agli altri familiari, cercando cibo, riparo e assistenza in un contesto nel quale le opportunità di lavoro e le risorse economiche sono drasticamente ridotte.
Aumentano anche i rischi sociali e psicologici. Un’indagine di UN Women condotta tra organizzazioni femminili attive a Gaza e nella Cisgiordania occupata segnala un peggioramento dei bisogni legati alla violenza di genere, alla povertà e alla salute mentale. Le organizzazioni interpellate riferiscono inoltre un aumento dei matrimoni precoci e difficoltà crescenti nel rispondere alle richieste di aiuto.
Le cifre diffuse da UN Women sono una misura del costo umano della guerra, ma non esauriscono la portata delle sue conseguenze. Le ferite permanenti, la perdita di familiari, la mancanza di assistenza sanitaria e la precarietà abitativa continuano a incidere sulla vita delle donne anche quando le operazioni militari diminuiscono d’intensità.
L’agenzia avverte inoltre che le organizzazioni impegnate nell’assistenza incontrano difficoltà nel raggiungere tutte le persone che hanno bisogno di sostegno. La carenza di finanziamenti e di risorse limita la possibilità di offrire protezione, assistenza legale, supporto psicologico e aiuti economici alle donne e alle ragazze più vulnerabili.
UN Women chiede che il cessate il fuoco venga pienamente attuato, che il diritto internazionale sia rispettato e che gli aiuti umanitari possano raggiungere la popolazione senza ostacoli. Sottolinea inoltre la necessità di mettere le donne al centro degli interventi di emergenza, della ricostruzione e dei processi decisionali.
Quasi 50mila donne e ragazze uccise o gravemente ferite, migliaia di aborti spontanei, famiglie spezzate e una popolazione costretta a vivere lontano dalle proprie case: sono numeri che descrivono una crisi che va oltre il campo di battaglia. Per le donne di Gaza, la guerra significa anche lottare per la salute, la dignità e la possibilità di garantire un futuro ai propri figli. Una crisi che, anche quando le armi tacciono, continua a produrre conseguenze profonde e durature.
