AgenPress. L’economia italiana ha dimostrato in questi anni di saper reggere l’onda d’urto di uno degli scenari più complessi e incerti di sempre. I dati per primi 6 mesi di quest’anno ci dicono che la crescita per il 2026 può arrivare all’1%, in linea con le principali economie europee, e anche stavolta oltre le previsioni. Perché si sa, noi italiani veniamo spesso sottovalutati. Solo che quando ci sottovaluta l’Unione Europea, beh, ci siamo abituati, ma quando veniamo invece sistematicamente sottovalutati dai nostri stessi organismi un po’ dispiace.
Ma tant’è: quello che voglio dire è che questi risultati devono incoraggiarci. Non è una crescita che ci soddisfa, non potrebbe esserlo, però è un segnale che non va neanche sminuito. È, invece, qualcosa su cui insieme possiamo costruire.
L’Italia si trascina da oltre vent’anni, e ha due cause principali. La prima è l’identità stessa del nostro sistema produttivo, che è fatta soprattutto di piccole e piccolissime imprese, che per certi versi potrebbe essere considerato un limite ma è anche una delle ragioni per cui abbiamo retto nei momenti di crisi. La seconda sono gli investimenti insufficienti che per decenni sono stati dedicati alla ricerca, all’innovazione, al capitale umano. Ed è invece su questo che si può e che si deve intervenire ancora meglio.
