ANCODIS: fare scuola in sicurezza è ancora possibile

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AgenPress. L’atto violento che ha portato all’omicidio di uno studente nella scuola di La Spezia ci pone di fronte ad una riflessione sulla funzione educativa della scuola, sul ruolo degli insegnanti, sugli effetti di tutte le “educazioni alla…” che quotidianamente proponiamo nelle comunità scolastiche, sul ruolo genitoriale oggi certamente messo a dura prova, sull’efficacia delle relazioni tra docenti e alunni e tra alunni e, infine, sul tema certamente non secondario della scuola sicura da ogni punto di vista.

La scuola moderna impone il saper affrontare e gestire la complessità delle relazioni che spesso sono minate da beceri pregiudizi ideologici, ferite da visioni conseguenti a intollerabile qualunquismo, segnate dal decadimento del ruolo sociale della scuola, dal misconoscimento del patto di corresponsabilità educativa scuola-famiglia.

La violenza in territorio scolastico verso persone o beni è diventato ormai da troppo tempo un dato incontrovertibile; la tragedia della scuola di La Spezia rappresenta l’apice di una perdita di consapevolezza della scuola che è il luogo della conoscenza, della condivisione, dell’ascolto, del sostegno, dell’inclusione e dell’integrazione.

Le soluzioni emergenziali quali divieti o di carattere di controllo preventivo non convincono proprio per la loro natura: occorre riflettere e mettere in campo piuttosto azioni pedagogiche capaci di suscitare il confronto dentro e fuori le mura di un’aula, far emergere il disagio spesso relegato a “sono problemi miei”, sostenere ogni forma di fragilità nel tempo e nello spazio.

Prevedere solo norme finalizzate all’azione sanzionatoria o repressiva o al controllo preventivo è fallimentare perché non intervengono sulle cause che – nelle scuole oggi incautamente denominate “a rischio” – sono spesso educative, sociali ed economiche.

Allora si apra un tavolo nazionale per il confronto di esperienze, per la condivisione di strategie consolidate, per l’individuazione di protocolli educativi che innestati nell’autonomia scolastica possano dare alle scuole – che ben conoscono le loro comunità scolastiche – gli strumenti più idonei a riconoscere il disagio e la fragilità, ad affrontarli con risorse professionali interne o in rete o con il supporto degli enti preposti (spesso però distanti o assenti dal territorio della scuola!), a far sentire quelle comunità scolastiche accompagnate in un percorso di prevenzione pedagogica o di recupero educativo capace di non far sentire un alunno o una alunna vittima della propria solitudine.

Come spesso accade, la scuola è capace di trovare le soluzioni. Occorre metterla in condizioni di poterlo fare serenamente con le necessarie risorse umane, professionali ed economiche. E magari in collaborazione con le altre istituzioni locali.

Rosolino Cicero – Presidente ANCODIS

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