AgenPress. Accendiamo i riflettori sulla biopsia liquida, uno degli strumenti diagnostici più rilevanti dell’innovazione oncologica, capace di affiancare il percorso di cura con un approccio meno invasivo e più attento al benessere della persona.
La biopsia liquida è una metodica che, attraverso l’analisi di fluidi biologici come sangue, urine o saliva, consente di individuare frammenti di DNA tumorale circolante rilasciati dalle cellule del tumore. Queste informazioni permettono di osservare l’andamento della malattia nel tempo, valutare se una terapia sta funzionando e, quando necessario, adattare tempestivamente la strategia di cura. Durante una terapia oncologica, il monitoraggio del tumore è importante e la biopsia liquida lo rende più semplice e ripetibile nel tempo.
Nella pratica clinica, la biopsia liquida può affiancare, senza sostituirli, gli esami diagnostici tradizionali come TC o risonanza. Un semplice prelievo può fornire indicazioni utili, ridurre in alcuni casi la frequenza di esami invasivi e rendere i controlli più sostenibili per il paziente, con un impatto positivo anche sul piano psicologico.
In occasione della Giornata Mondiale contro il Cancro 2026 (World Cancer Day), gli IFO Istituti Regina Elena e San Gallicano, colgono l’opportunità di raccontare ai cittadini come la ricerca e l’innovazione possano tradursi in strumenti concreti, efficaci e rispettosi della persona. Perché oggi, da una semplice goccia di fluido biologico, può emergere un mare di informazioni al servizio di cure sempre più personalizzate.
“La biopsia liquida ci permette di cambiare prospettiva – spiega Giovanni Blandino, Direttore Scientifico f.f. dell’Istituto Nazionale Tumori Regina Elena – non solo seguire una malattia già evidente, ma imparare a leggere segnali molecolari molto precoci nei fluidi biologici. È una sfida scientifica e culturale che apre nuove strade nella prevenzione e nella personalizzazione delle cure. Accanto all’impiego clinico, la biopsia liquida è infatti al centro di una intensa attività di ricerca oncologica, orientata allo sviluppo di nuovi biomarcatori e a strategie sempre più mirate.”
“Nel melanoma la biopsia liquida è oggi soprattutto uno strumento di monitoraggio del trattamento e di identificazione precoce delle recidive – evidenzia Maria Concetta Fargnoli, Direttore Scientifico dell’Istituto Dermatologico San Gallicano. – La ricerca in corso mira a superare i limiti metodologici e a individuare biomarcatori sempre più affidabili per personalizzare le terapie.”
“Investire per affinare le tecniche di biopsia liquida significa per la sanità pubblica essere capace di coniugare innovazione e attenzione alla persona, ma rappresenta anche un investimento che potrebbe determinare, se riusciremo ad evolvere la metodica in termini di sensibilità e di specificità, una vera rivoluzione nell’ambito dei percorsi di screening e di follow up – conclude Livio De Angelis, Direttore Generale IFO. – Nei nostri Istituti la ricerca e l’innovazione tecnologica sono orientate a migliorare concretamente i percorsi di cura, rendendoli sempre più personalizzati, sostenibili e rispettosi della qualità di vita dei pazienti.”
