Il conflitto in Medio Oriente si allarga: cresce il rischio di una guerra globale. Circa 1.230 persone sono morte solo in Iran

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Aodi: “Il rischio di una terza guerra mondiale non è più un’ipotesi lontana. E’ la peggiore crisi internazionale dal secondo dopoguerra. Occorre fermare l’escalation e proteggere civili, donne e bambini deve diventare la priorità della comunità internazionale”


AgenPress. Il conflitto in Medio Oriente continua ad allargarsi e ad assumere dimensioni sempre più preoccupanti sul piano internazionale. Le ultime settimane hanno registrato una nuova escalation militare con raid aerei, attacchi con droni e bombardamenti che hanno coinvolto diversi Paesi della regione.

Secondo i dati più recenti disponibili, circa 1.230 persone sono morte solo in Iran dall’inizio delle operazioni militari, mentre si registrano, secondo gli ultimi aggiornamenti, 11 vittime in Israele (con decine di feriti, di cui 3 questa mattina) e decine di morti anche negli altri Paesi coinvolti nella crisi regionale.

Il conflitto ha colpito duramente anche il Libano. Nelle ultime operazioni militari e nei bombardamenti registrati nel Paese si contano circa 400 morti, tra cui 83 bambini e 42 donne, oltre a centinaia di feriti e a una crisi umanitaria che ha provocato oltre 500mila sfollati.

La tensione militare ha inoltre superato i confini tradizionali del conflitto quando un drone attribuito a milizie filo-iraniane ha colpito la base militare britannica RAF Akrotiri a Cipro, segnale che dimostra come la guerra stia toccando direttamente anche il Mediterraneo e l’Europa.

L’ORRORE DELLA TRAGEDIA DELLA SCUOLA FEMMINILE DI MINAB PER SEMPRE NEI NOSTRI OCCHI
Tra gli episodi più drammatici della guerra resta l’attacco avvenuto il 28 febbraio 2026 a Minab, nella provincia iraniana di Hormozgan.
Un missile ha colpito la scuola elementare femminile Shajareh Tayyebeh durante l’orario scolastico provocando 165 morti, quasi tutte bambine tra i 7 e i 12 anni, oltre a decine di feriti tra insegnanti e personale scolastico.
Si tratta dell’episodio con il più alto numero di vittime civili dall’inizio della guerra, una tragedia che ha scosso profondamente l’opinione pubblica internazionale e che rappresenta il simbolo più doloroso di un conflitto che continua a colpire soprattutto civili, donne e bambini.
Secondo le indagini dell’UMEM (Unione Medica Euromediterranea), fin ora in Iran sono state colpite ben 20 scuole e 10 ospedali.

ULTIMA ORA, IRAN CONTINUA AD ATTACCARE I PAESI VICINI
32 persone, tra cui bambini, sono rimaste ferite in un attacco condotto dall’Iran con un drone nella zona di Sitra, a sud di Manama, in Bahrein. Lo riporta l’agenzia di stampa ufficiale del Paese del Golfo, citando il locale ministero della Salute. Quattro feriti versano in condizioni critiche e alcuni necessitano di un intervento chirurgico.

LA POSIZIONE DELLA LEGA DEGLI STATI ARABI
La Lega degli Stati Arabi ha espresso una dura presa di posizione sull’escalation militare nella regione, sottolineando che gli attacchi contro Paesi arabi rappresentano una grave minaccia alla sicurezza regionale e alla stabilità internazionale.
Secondo le dichiarazioni diffuse dall’organizzazione, qualsiasi aggressione contro uno Stato membro deve essere considerata un attacco diretto all’insieme dei Paesi arabi, con possibili ripercussioni sull’equilibrio dell’intera area mediorientale.
La Lega Araba ha inoltre evidenziato che le operazioni militari contro infrastrutture civili, aeroporti e risorse strategiche rischiano di compromettere la sicurezza delle rotte marittime e dell’approvvigionamento energetico internazionale, con effetti che potrebbero estendersi ben oltre la regione.
Nella nota diffusa dopo la riunione straordinaria dei ministri degli Esteri, l’organizzazione ha ribadito la condanna degli attacchi attribuiti all’Iran contro diversi Paesi arabi, tra cui Giordania, Emirati Arabi Uniti, Bahrein, Arabia Saudita, Oman, Qatar, Kuwait e Iraq.
La Lega Araba ha inoltre sottolineato che gli Stati membri mantengono il diritto alla difesa della propria sovranità in conformità con la Carta delle Nazioni Unite, esprimendo al tempo stesso solidarietà ai Paesi colpiti e invitando la comunità internazionale ad agire per evitare un’ulteriore escalation.

UNA CRISI INTERNAZIONALE SENZA PRECEDENTI DAL DOPOGUERRA
Secondo la rete associativa composta da AMSI – Associazione Medici di Origine Straniera in Italia, UMEM – Unione Medica Euromediterranea, Co-mai – Comunità del Mondo Arabo in Italia, AISCNEWS – Agenzia Internazionale di Informazione Senza Confini e il Movimento Internazionale Uniti per Unire, la situazione attuale rappresenta una delle crisi internazionali più gravi degli ultimi decenni.
Le associazioni sottolineano che l’attuale escalation militare rischia di diventare la più pericolosa crisi geopolitica dalla Seconda guerra mondiale, con un livello di tensione che supera persino i grandi conflitti regionali degli ultimi decenni, come la guerra Iran-Iraq degli anni Ottanta o la guerra guidata dagli Stati Uniti in Iraq nel 2003.
Il rischio è quello di una spirale militare sempre più ampia che coinvolga nuovi attori regionali e internazionali, trasformando una guerra regionale in un conflitto globale con conseguenze imprevedibili.

LA DISTRIBUZIONE DEGLI ATTACCHI NELLA REGIONE
Secondo i dati elaborati dal prof. Foad Aodi sull’andamento delle operazioni militari nella regione, l’escalation ha interessato numerosi Paesi del Medio Oriente con centinaia di attacchi registrati nelle ultime settimane.
La distribuzione dei raid e delle operazioni militari risulta la seguente:
-Emirati Arabi Uniti: 42,8% degli attacchi (oltre 1.276 raid)
-Israele: 20,1% (circa 600 raid)
-Kuwait: 16,8% (circa 500 raid)
-Bahrein: 6,6% (circa 198 raid)
-Arabia Saudita: 5,4% (circa 160 raid)
-Giordania: 2,3% (circa 80 raid)
-Qatar: 2% (circa 70 raid)
Per quanto riguarda il Libano, il bilancio aggiornato indica 400 morti e oltre 1.030 feriti dal 4 marzo, a conferma della gravità dell’escalation militare nella regione.
Secondo Aodi, questi dati evidenziano un progressivo allargamento del conflitto a numerosi Paesi del Medio Oriente, con il rischio di una destabilizzazione geopolitica che potrebbe assumere dimensioni internazionali.

AODI: «IL RISCHIO DI UNA GUERRA MONDIALE NON PUÒ ESSERE IGNORATO»
Su questo scenario interviene il Prof. Foad Aodi, medico fisiatra, giornalista e divulgatore scientifico internazionale, esperto in salute globale, membro del Registro Esperti FNOMCEO, docente dell’Università di Tor Vergata.
«Dobbiamo avere il coraggio di dire che il rischio di una terza guerra mondiale non è più soltanto un’ipotesi teorica. Quando un conflitto coinvolge più Paesi, quando droni e missili arrivano fino al Mediterraneo e quando i fronti militari si moltiplicano tra Iran, Libano, Israele e altri Stati della regione, significa che siamo di fronte a una crisi geopolitica di dimensioni globali».
«Non possiamo continuare a parlare soltanto di conflitto regionale. La guerra si sta allargando e il coinvolgimento diretto o indiretto di numerosi Paesi dimostra che il rischio di una crisi internazionale molto più ampia è reale».

L’IMPATTO SANITARIO DELLA GUERRA
Accanto alla dimensione militare e geopolitica, il conflitto sta generando una grave crisi sanitaria nella regione.
Le operazioni militari hanno colpito infrastrutture civili e strutture sanitarie, con ospedali danneggiati, servizi sanitari interrotti e difficoltà nella gestione dei feriti.
In diverse aree del Medio Oriente si registrano:
-attacchi o danneggiamenti a strutture sanitarie
-interruzioni nelle forniture di medicinali e materiali medici
-catene di approvvigionamento sanitario compromesse
-strutture ospedaliere sotto forte pressione per l’aumento dei feriti
A questo si aggiunge il dramma degli sfollati. Centinaia di migliaia di persone costrette a lasciare le proprie case vivono spesso senza accesso adeguato a cure mediche, acqua potabile e servizi sanitari essenziali.
In diversi Paesi della regione inoltre centri sanitari di base e ospedali sono stati costretti a ridurre o sospendere le attività, aggravando ulteriormente la crisi sanitaria.

L’APPELLO DELLA CO-MAI AI PAESI DEL GOLFO
La Co-mai – Comunità del Mondo Arabo in Italia lancia un appello ai Paesi del Golfo affinché si attivi con urgenza una forte iniziativa diplomatica per fermare l’escalation militare che sta destabilizzando l’intera area mediorientale.
Secondo l’associazione, il rischio di un allargamento del conflitto a nuovi attori regionali è concreto e potrebbe avere conseguenze gravissime non solo per il Medio Oriente ma anche per l’equilibrio internazionale.
La Co-mai invita quindi i governi dei Paesi del Golfo, insieme alle principali organizzazioni regionali e alla comunità internazionale, a promuovere un immediato cessate il fuoco e l’apertura di un tavolo diplomatico multilaterale, con l’obiettivo di evitare una spirale militare sempre più ampia.
«È necessario fermare subito l’escalation», sottolinea la Co-mai. «La priorità deve tornare a essere la tutela delle popolazioni civili, la protezione delle infrastrutture sanitarie e la stabilità dell’intera regione».

L’APPELLO ALLA PACE
«Come medico e come esperto di salute globale – afferma Aodi – non posso non pensare prima di tutto alle vittime civili. Le guerre distruggono città, ospedali e sistemi sanitari e interrompono le cure per milioni di persone».
«Abbiamo ancora negli occhi la tragedia della scuola femminile di Minab con 165 bambine uccise. È una ferita che deve scuotere le coscienze della comunità internazionale».
«Per questo oggi più che mai serve una forte iniziativa diplomatica internazionale per fermare l’escalation militare, proteggere civili e strutture sanitarie e rilanciare il dialogo politico».
Le associazioni e i movimenti ribadiscono quindi la necessità di un impegno immediato della comunità internazionale affinché tornino al centro la pace, la tutela delle vite umane e il diritto alla salute.

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