Golfo, Paolo Giordani (Istituto Diplomatico Internazionale): “La guerra è al bivio”

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AgenPress. “Siamo al ventunesimo giorno del conflitto tra la coalizione Stati Uniti-Israele e l’Iran, e viene alla mente il monito di von Clausewitz, sempre attuale, sulla guerra che, per propria natura, tende a perpetuarsi e “logicamente conduce all’estremo”, se non serve un obiettivo politico realistico.

Anche le Borse e gli indicatori economici, con l’arido linguaggio dei numeri, segnalano che il “duello su vasta scala” nel Golfo Persico è arrivato, o si avvicina, ad un punto di svolta. Migliaia di terribili raid sul territorio iraniano e l’eliminazione “seriale” dei leader della Repubblica islamica hanno fortemente ridotto ma non annullato la capacità iraniana di rispondere né fin qui (per varie ragioni) hanno prodotto la sperata rivolta interna. Al contrario, sembra pagare la strategia dei pasdaran: allargare il conflitto, minare la stabilità delle monarchie del Golfo, tenere in ostaggio i mercati globali bloccando il “collo di bottiglia” di Hormuz e, domani, del mar Rosso, alimentare il dissenso nell’opinione pubblica americana e dare sempre maggior rilievo alla già rilevante differenza tra gli obiettivi del presidente Trump e quelli del premier israeliano Netanyahu.

La sproporzione di mezzi e di tecnologie è evidente, ed è ben possibile che gli iraniani perdano la capacità offensiva molto prima dei loro nemici. Di questo sviluppo, però, al momento  non ci sono sostanziali indizi. Le rappresaglie iraniane si sono fatte più rade ma più mirate ed efficaci, contro Israele, contro i dirimpettai arabi e contro gli americani stessi. Basti pensare ai gravi danni subiti dai potenti radar della regione o dal caso, se sarà confermato, dell’F-35 a stelle e strisce costretto ad un atterraggio d’emergenza dalla contraerea iraniana. Sarebbe la prima volta per il caccia multiruolo più avanzato al mondo, pilastro della difesa NATO.

A questo punto ci si può ragionevolmente chiedere se prevarrà la tendenza verso l’estremo che è connaturata alla guerra o se interverrà il realismo politico che della guerra dovrebbe servirsi come strumento. Nel primo caso nessuna forma di escalation può essere a priori esclusa e l’Europa – al solito, vaso di coccio tra vasi di ferro – dovrà affrontare la più grave crisi della sua storia recente. Nel secondo urge rapidamente un’exit strategy che soddisfi Trump (difficile) e fermi Israele (difficilissimo)”.

Lo afferma Paolo Giordani, presidente dell’Istituto diplomatico internazionale.

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