1° maggio, Mattarella. “Sono le cronache a intimarci che ciò facciamo non è ancora abbastanza per tutelare la salute di chi lavora”

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AgenPress. Due giorni fa, la Giornata mondiale per la salute e la sicurezza sul lavoro ha riproposto alla attenzione delle opinioni pubbliche una piaga che non accenna a sanarsi. Un richiamo che, in verità, giunge dalle dolenti note di ogni giorno.

Le cronache ci restituiscono, pressoché quotidianamente, notizie di lavoratrici e di lavoratori che perdono la vita o rimangono infortunati, nello svolgimento delle loro attività. La sicurezza sul lavoro resta un impegno, un dovere, che non consente rinunce o distinguo. Tra luoghi di lavoro e in itinere sono oltre mille le vite spezzate ogni anno.

Nel ricordarle, rinnovando la vicinanza alle famiglie delle vittime, ribadiamo che si tratta di un tributo inaccettabile. La lotta alle incurie, all’illegalità, alle imprudenze deve coinvolgere tutti. Imprenditori, lavoratori, istituzioni, società.

Sono le cronache a intimarci che ciò facciamo non è ancora abbastanza per tutelare la salute di chi lavora. Deve migliorare l’organizzazione, il rispetto delle regole, la cultura della sicurezza comune. Le imprese italiane che fanno dell’innovazione e della qualità il cuore del loro impegno sono tante. E costituiscono un traino.

A rafforzare il modello contribuisce la cura degli ambienti e delle relazioni umane, la partecipazione dei lavoratori alla vita delle imprese, la sintonia con le comunità e i territori che fa crescere efficienza e competitività delle aziende.

Le fabbriche, i lavoratori, le organizzazioni sindacali, sono state in primo piano nella costruzione – dopo la guerra – della nuova Italia, nello sviluppo dei diritti, nel welfare, nella civiltà. Un Paese forte, in cui vige l’eguaglianza dei cittadini, vive di coesione sociale.

La coesione sociale richiede che il lavoro e la tutela dei lavoratori siano effettive, contro ogni illegalità e sfruttamento che rappresentano una minaccia alla stessa convivenza. Le parti sociali – sindacati, imprese, associazioni – sono chiamate a contribuirvi con i loro valori. Il dialogo sociale non deve mai interrompersi.

Le fabbriche, con la loro inventiva, con l’orgoglio operaio di prodotti eseguiti alla perfezione, hanno offerto, in questi ottant’anni della vita della Repubblica, una lezione.

Oggi sono – siamo – a confronto con la sfida dell’Intelligenza Artificiale. Ebbene proprio a un territorio e a realtà come queste credo si possa applicare una riflessione di Carlo Cattaneo che, nel cuore della rivoluzione industriale di quel tempo, nel 1845, nel suo “Industria e morale” affermava che le rivelazioni della scienza si vanno collegando per molteplici fila alle fatiche dell’officina, elevandole ad alta dignità.

E fu la cultura politecnica a unire umanesimo e scienza, dando vita a quella che venne definita “civiltà delle macchine”, con la persona al centro di questi processi. È oggi una nuova frontiera con cui dobbiamo misurarci, nella riaffermazione dei valori che ispirano la nostra comunità.

 

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